Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia Lettera a... Caro Isaac Newton…

Caro Isaac Newton…

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[box type=”warning” size=”medium”] Questa è una lettera di esempio… per saperne di più vai qui[/box]

Vorrei parlarti di una questione che a me sta molto a cuore.

Una montagna di pregiudizi grava sulle scienze e pure sulla loro utilità. “La società non ne ha bisogno” è il pensiero, o il succo del discorso di molte persone; “tutto ciò che si poteva prendere da essi, tutto ciò che si poteva scoprire di utile, è stato già scoperto. Ora immagina, come potremmo vedere i colori sullo schermo della televisione se gli scienziati che hanno inventato la televisione in bianco e nero avessero pensato, come la gente comune, che non si potesse fare di meglio? Quando sarebbero stati inventati i computers portatili se l’oppinione vincente avesse voluto il PC come capolinea della tecnologia? Come potremmo usare cellulari se qualcuno non avesse cominciato gli studi sull’elettromagnetismo, proprio quando tutti erano contenti ed eccitati per le recenti linee telegrafiche? Con quali calcoli avremmo potuto mandare l’uomo sulla luna, o prevedere la pioggia a distanza di tre giorni se i matematici avessero pensato che l’addizione, la sottrazione, la moltiplicazione e la divisione fossero sufficienti per la nostra vita? Se dovessi coprire un tavolo rotondo con un pezzo di stoffa ed il prezzo fosse dato in metri quadri, come calcoleresti la superficie del cerchio? Se avessi bisogno di sapere se un grosso numero è primo, per creare una combinazione resistente alla decifratura, come faresti a scoprire se un numero come 13539294748502625485903473548950373537 ha divisori interi?

I matematici non producono nulla e apparentemente non rendono alcun servizio. I soli matematici che la gente comunemente incontra sono gli insegnanti delle scuole primarie e secondarie. Tutti, invece, hanno a che fare con i dottori non appena ne hanno bisogno, sicuramente più volte in un anno, che con un matematico in tutta la vita, per questo riconoscono immediatamente, ed istintivamente, la loro importanza sociale. Anch’io penso che i medici siano molto importanti, per valutare l’indice di sviluppo di uno Stato si deve prendere a parametro il numero dei medici ogni 1000 abitanti. Ma sarebbe una vergogna, o uno sputo su 25 secoli di storia, dire che i matematici non sono buoni a niente, o sono buoni fino ad un certo punto, come per dire che solo gli studenti di secondo livello dovrebbero dedicarvisi, non potendo “socialmente riuscire” già in partenza.

Non solo la presenza di professionisti altamente qualificati è fondamentale in ogni parte della società, ma un cospicuo numero delle rivoluzioni e dei progressi delle medicina sono stati portati dal di fuori di questa disciplina. Sono forse stati i dottori ad inventare il motore che muove le ambulanze? Hanno studiato i dottori i virus e i batteri? Erano i dottori coloro che hanno studiato le particelle subatomiche costituenti l’universo e con cui oggi si diagnosticano e si vogliono curare i tumori? Chi può modellizzare una situazione e fare una predizione quantitativa, non solo qualitativa, della prognosi di una malattia?

In conclusione, credo che tu possa capire ora che argomentazioni come i salari alti e la posizione sociale non sono tra le mie priorità ma, trovandomi di fronte ad una scelta importante, vorrei prendere la giusta decisione per il mio futuro.

E’ vero quindi che la scienza è ora un vicolo cieco??

2 COMMENTS

  1. preoccupa spesso anche me questo attaccamento della gente all’utile, ma pensandoci bene, non potrebbe che essere così! in fondo, tutte le scoperte che hai menzionato nella lettera sono divenute di pubblica utilità, e gli stessi scienziati sono riusciti a progredire perchè avevano un obiettivo. per quanto riguarda la matematica, credo sia più difficile entrare in questo meccanismo perchè essa è un ragionamento totalmente astratto, che non ha bisogno di controprove empiriche e che può procedere da sola, totalmente. però, se pensiamo a come la matematica è nata, ci accorgiamo che non è proprio così, e che anzi è stata proprio la necessità di misurare ciò che è reale a renderla di così grande interesse. in conclusione, la mia personale idea è che sia l’utile a muovere il progresso, ma anche che servano menti brillanti capaci di scorgere possibilità di sviluppo per ciò che ai più sembra già perfetto.

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