Home News Festa di Scienza e Filosofia 2013 Darwin, darwinisti, darwinismo e… Wallace?

Darwin, darwinisti, darwinismo e… Wallace?

1701
0
SHARE

di Corrado Morici

Charles Darwin (1809-1882) è conosciuto ai più per aver elaborato la teoria “sull’evoluzione” o meglio la teoria di adattamento all’ambiente per selezione naturale. Intanto rispetto ai cosiddetti finalisti o agli altri evoluzionisti del periodo è uno scienziato che lavora sul campo. Storico il suo viaggio intorno al mondo sul Beagle e la successiva verifica delle ipotesi quando volse, ritornato in patria, la sua attenzione agli allevamenti artificiali. Darwin rappresenta lo scienziato che ha anche un duplice valore didattico. Non lavora nel chiuso del laboratorio ma preferisce quello della natura e poi ha la capacità di investigare i fenomeni naturali avvalendosi del contributo di amici esperti in allevamento e avvalendosi degli studi di altri scienziati tra cui il matematico Maltus.

Insomma pratica quella interdisciplinarietà che nelle scuole viene tanto evocata, ma difficilmente applicata. L’altro merito dello scienziato è stato anche quello che, nel mettere in crisi il pensiero finalista, è stato il precursore di quello ecologico. L’esempio classico delle giraffe chiarisce meglio il pensiero. Questi animali allungherebbero il loro collo per migliorare le prestazioni: cioè mangiare le foglie più alte delle acacie. Cresce il collo con il tempo, ma non si capisce perché allora le acacie non dovrebbero migliorare e crescere a loro volta per non essere mangiate dalle giraffe. Dovremo avere giraffe con un collo lunghissimo e le acacie altrettanto alte nel tentativo di sfuggire l’estinzione. Ma fino a dove? È chiaro che arriviamo a un ragionamento non sense. La relazione acacie-farfalle è un circuito che, diremo oggi, si autoregola e rappresenta uno dei presupposti fondanti del pensiero ecologico.
Si tratta di un’importante teoria scientifica, oggi in parte confermata dalla biologia moderna che ne spiega i meccanismi molecolari, non solo per le scienze naturali ma che offre interessanti riflessioni e punti di vista significativi anche nel campo delle scienze sociale e in particolare sullo schiavismo e il razzismo come scrivono Adrian Desmond e James Moore in “La sacra causa di Darwin”, recentemente pubblicato da Raffaello Cortina Editore.

Ma fu vera gloria?
Nello stesso periodo di Darwin visse anche un oscuro e meno noto scienziato Arthur Russell Wallace (1823-1913) che spesso, anche nei testi scolastici, non viene citato o meglio non valorizzato come dovrebbe. Wallace lavorava con il naturalista H. W. Bates intorno all’origine delle specie. Anche lui, come Darwin, intrepido viaggiatore in Nuova Guinea e Amazzonia ha avuto la sfortuna, però, di perdere, nell’affondamento della nave, migliaia di campioni e appunti raccolti nell’avventurosa esperienza. Nel 1855 Wallace intuisce e scrive “la legge di Sarawak”, nella quale afferma, tra l’altro, che le specie hanno un antenato comune e che l’uomo discende dalle grandi scimmie con le quali, sappiamo oggi, condividiamo il 96% del patrimonio genetico. Tali intuizioni sono documentate e lo stesso scienziato le invia a Darwin il quale, sentendosi minacciato, nel 1856 accelera gli scritti intorno alla sua celebra teoria sull’evoluzione.
La storia è lunga e costellata di mancate comunicazioni, disguidi postali, scambi epistolari negati, paternità non riconosciute; la querelle si trascinò per diverso tempo ma alla fine lo stesso Darwin, a una lettera al botanico Hooker, scrisse sulla vicenda un laconico “mi vergogno”. Qualche punto oscuro tuttora persiste, sarà il bisturi della storia a ricollocare le posizioni? È il compito che spetta a J. Moore nella conferenza: “Perché le teorie di Wallace e Darwin sono lontane anni luce?”, che terrà Venerdì 3 maggio alle ore 18 Palazzo Trinci, Sala rossa.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here