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FAR RIVIVERE ANIMALI ESTINTI. MA…

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Riportare in vita animali estinti? Conservare le informazioni genetiche di un animale a rischio di estinzione? Mediante una tecnica chiamata clonazione si può fare.

La clonazione in biologia è definita come un processo asessuale di riproduzione che porta alla formazione di un clone, cioè di un gruppo di organismi identici al capostipite. Così, ad esempio, si possono duplicare virus, batteri, cellule di organismi superiori ma anche intere piante o animali, senza ricorrere alla riproduzione sessuale; la clonazione mira a creare una copia di un essere vivente esistente.

La prima clonazione di animali ottenuta con successo è stata quella delle rane nel 1951. Il DNA viene rimosso da un uovo e sostituito dal DNA prelevato da un animale adulto facendo così un gemello genetico; successivamente l’uovo fecondato viene piazzato in un utero che permette di sviluppare un nuovo animale identico al primo.

Ma possono insorgere dei problemi? Iniettando il DNA di una specie nell’ovulo di un’altra specie si crea un embrione ibrido che molto spesso non riesce a svilupparsi correttamente.

Charles Darwin affermava che nella lotta per la sopravvivenza sono avvantaggiati gli individui che posseggono casualmente caratteristiche più adatte all’ambiente, mentre quelli che sono meno capaci di sfruttare le risorse ambientali sono destinati a soccombere senza lasciare discendenza. Questo processo viene chiamato da Darwin selezione naturale; in altre parole, la selezione naturale favorisce la sopravvivenza dei più adatti. Ma se una specie si è estinta vuol dire che l’interazione tra quella specie e l’ambiente non è avvenuta, non c’è stato adattamento. Cosa succederebbe se si riportasse in vita oggi? O meglio, è giusto riportare in vita queste specie?

Se alcuni degli animali estinti fossero ancora sulla Terra, per noi umani sarebbero guai. Il Tyrannosaurus Rex, estinto 65 milioni di anni fa, era uno dei carnivori più grandi di tutti i tempi; si stima potesse pesare 7 tonnellate. Oggi il primo Rex che ci viene in mente è un pastore tedesco che aiuta a risolvere i casi ricercando indizi e persone, e naturalmente, salvando vite umane.

Poi c’era Dodo, l’animale simbolo delle specie estinte, un uccello che viveva sull’isola di Mauritius; inetto al volo, si nutriva di frutti e nidificava a terra. Si estinse rapidamente nella seconda metà del XVII secolo in seguito all’arrivo sull’isola di portoghesi ed olandesi che provocarono la distruzione del suo habitat mediante il disboscamento e l’introduzione di specie animali antagoniste come cani, maiali, ratti e scimmie. Oggi Dodo lo si può trovare in Animal Crackers, una striscia originariamente creata da Roger Bollen, realizzata fino al 1994. Il fumetto prende probabilmente spunto da una famosa casa di biscotti americana, la quale nei primi del Novecento ideò e produsse dei cracker a forma di animali (Animal Crackers in inglese); l’ultimo Dodo ancora vivo è egocentrico, impaziente e testardo a tal punto che rifiuta il fatto che un dodo non può volare.

Ma l’uomo è a rischio estinzione? Alcuni studiosi affermano che, se la popolazione mondiale continuerà a crescere, è probabile che tale fenomeno si concluda in modo catastrofico, forse in seguito a una totale estinzione in un «giorno del giudizio» e in un futuro relativamente vicino. Ma allora in futuro si parlerà anche di de-estinzione umana? Meglio non porsi troppe domande…

4 COMMENTS

  1. Ottima osservazione, “è giusto riportare in vita queste specie?”, secondo il mio parare, riporate in vita animali estinti, non è giusto, se è successo è perchè non sono riusciti ad adattarsi. perciò sono contrario alla clonazione in questi caso, anche se in altri casi diventerebbe un aiuto!

  2. io vorrei poter clonizzare il Dodo poichè fu l’uomo ad estinguerlo e non fu il fatto che non riuscì ad adattarsi all’uomo dato che non gli diedero il tempo

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