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Maurizio Ferraris a FSF 2013

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Nuovo Realismo: scienza protagonista del processo di ridefinizione della verità

di Marica Remoli

A partire dal 2011, in Italia si è aperto un interessante dibattito riguardante un nuovo pensiero filosofico denominato Nuovo Realismo, promosso da alcuni nomi illustri del panorama filosofico nazionale e internazionale, tra cui John Searle e Hilary Putnam.

Il Nuovo Realismo ha come punto chiave l’idea di superare il pensiero post-modernista sviluppatosi a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta e, per brevità, potremmo dire che ha diffuso nel mondo occidentale un sentimento di disaffezione verso la verità, uno dei grandi temi della ricerca filosofica. Il post-modernismo, che trova in Lyotard, Focault e Derrida i suoi fondatori, si basa su un assunto nichilistico secondo cui la realtà è socialmente costruita: sono le convenzioni comunemente condivise a generare la realtà che ci circonda, celebrando, così, un mondo di relazioni tra le persone e il mondo in costante mutazione che manifesta scetticismo vero la verità assoluta. Una linea di pensiero considerata, da alcuni filosofici, non  come un argomento puramente astratto o logico, ma come un’occorrenza storica. Tale è stata la sua propagazione che negli ultimi 40 anni si sono viste applicazioni del post-modernismo anche nel campo della produzione artistica, letteraria, influenzando anche la ricerca linguistica e la semiotica.

Alla III edizione di Festa di Scienza e Filosofia scopriremo perché l’attuale condizione storica dell’Occidente genera la necessità di prendere le distanze dal modello post-modernista. A condurci in questa scoperta, sarà Maurizio Ferraris, ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Torino, divulgatore e collaboratore per gli inserti culturali dei maggiori quotidiani italiani. Nella sua conferenza, dal titolo “Che cosa sanno gli scienziati?” darà conto dell’importanza della ricerca scientifica quale strumento capace, entro certi limiti, di ridefinire la realtà secondo l’ottica filosofica del Nuovo Realismo. Proprio Ferraris, insieme a Mario De Caro, ha pubblicato nell’agosto del 2011 il “Manifesto del Nuovo Realismo” e ha raccolto nei mesi successivi numerosi contributi di intellettuali internazionali, tra cui Umberto Eco, che mostrano come la posizione realista possa avere oggi più di una sfumatura. Come dicevamo, da quando le teoria di rottura con il post-modernismo sono state rese note, si è innescato un entusiasmante dibattito sul piano storico-filosofico che proseguirà anche alla Festa di Scienza e darà modo al pubblico di approfondire la conoscenza di quelle questioni filosofiche che oggi sono al centro dell’attenzione in Italia, come in altri Paesi occidentali.

Ferraris, nelle sue opere di divulgazione filosofica degli ultimi anni, ha stigmatizzato il pensiero post-moderno citando Nietzsche: “non ci sono fatti, solo interpretazioni”. Il post-modernismo, quindi, si emancipa dai riferimenti di ultima istanza alla verità, privilegiando il relativismo della verità (ciò che è vero per me non lo è per te, e viceversa), rigettando l’oggettività e qualunque tipo di dogma. Secondo Ferraris, giunti a questo momento storico, i valori post-modernisti non sarebbero in grado di rispondere alla necessità della società di ristabilire la verità e la falsità dei fatti. Il problema di fondo – sostengono Ferraris e De Caro – è che il pensiero post-modernista ha avuto una effettiva “realizzazione perversa” sui Paesi occidentali, come testimonia la deriva della nostra civiltà. Insomma, il cambiamento di pensiero e di rotta teorizzato da Ferraris, oggi più che mai, sembrerebbe riflettere il desiderio della società di cercare la verità laddove sembra essere stata oscurata o, quanto meno, di individuare fatti e posizioni false. È questo il fulcro del Nuovo Realismo di Ferraris.

Una partita che non si gioca esclusivamente sul campo filosofico, ma cerca il sostegno della scienza. Il Nuovo Realismo, secondo una parte della comunità filosofica italiana, si distingue dalla tradizione filosofica precedente per il metodo con cui l’esperienza viene ancorata alle discipline scientifiche che la elaborano. Lo scopo principale di questa corrente sta, infatti, nell’individuare la realtà scientifico-naturale dalla realtà del senso comune, o costruita, come direbbero i post-modernisti. Per rintracciare quel “nucleo inemendabile”, come lo definisce Ferraris, di fatti e oggetti che nessuna opera di interpretazione o decostruzione potrà mai scalfire e che esiste indipendentemente dalla mediazione del pensiero, occorre richiamare la critica e la ragione.

Da qui comincia, nell’ottica del Nuovo Realismo, la “missione” della scienza, che è in grado di svolgere questa attività di indagine indispensabile per l’uomo e la società odierna. Stando alle posizioni del filosofo e matematico Hilary Putnam, prese a modello da Ferraris, la scienza deve necessariamente confrontare le proprie ipotesi con il mondo per ridefinire rigorosamente la realtà. E la scienza, parafrasando ancora Putnam, è in grado di farlo – entro certi limiti – perché dispone di un metodo di analisi capace di fornire una descrizione approssimativamente corretta del mondo.

Per scoprire “Che cosa sanno gli scienziati?”, dunque, non resta che aspettare la conferenza di Maurizio Ferraris, che si terrà a Foligno tra il 2 e il  5 maggio nell’ambito della Festa di Scienza e Filosofia.

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