Home News Festa di Scienza e Filosofia 2013 Silvio Garattini: il cancro e la ricerca

Silvio Garattini: il cancro e la ricerca

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di Marica Remoli

Tutti sanno che l’oncologia è la branca della medicina riguardante lo studio e la cura dei tumori. Ma non tutti sanno che sui tumori c’è ancora molto da scoprire e quanto sia difficoltoso per la comunità scientifica studiare le numerosissime tipologie di patologia tumorale e trovare le terapie adeguate. Mentre da più parti arrivano notizie contrastanti sul lo stato di avanzamento della ricerca scientifica in materia, il cancro sta subendo, stando ai dati del Ministero della Salute, una preoccupante crescita in Italia, così come in Europa. Un trend che ha visto una progressiva impennata della curva ascendente dal momento in cui, a partire dal secolo scorso, le malattie infettive hanno iniziato a diminuire. Tanto che il cancro oggi, insieme alle malattie cardiovascolari, è una costante nello scenario patologico. La nascita dell’oncologia ha origini antiche, come il male che si prefigge di studiare e sconfiggere. Il primo scritto riguardante un caso di tumore risale alla medicina egizia, e tutt’oggi sono tracciabili le testimonianze sulle terapie messe in atto nel corso dei secoli scorsi per sconfiggere i tumori. Ma fino all’epoca Rinascimentale la ricerca fece ben pochi passi avanti, a causa dell’impossibilità di comprendere, senza un metodo di studio adeguato, le reali origini della patologia. Così, l’unica possibilità terapeutica era legata esclusivamente all’esportazione chirurgica della massa tumorale.

La vera svolta arrivò solo nel corso dell’Ottocento, quando uno dei più grandi ricercatori di tutti i tempi, Rudolf Virchow, capì che poter indagare e scoprire la misteriosa eziopatogenesi del cancro occorre studiare la cellula tumorale dal punto di vista istologico e fisiologico. «Con tutta la sua pratica – afferma nella sua pubblicazione Patologia Cellulare – anche un indaffarato chirurgo, se vuole ottenere quel che i suoi predecessori non hanno ottenuto, non può fare a meno di ricorrere infine all’istologia e al microscopio». Successivamente, tra l’Ottocento e il Novecento,  l’oncologia prese la strada dello sperimentalismo. Da allora, numerosi medici e ricercatori iniziarono a studiare il cancro da prospettive diverse, cercando di dar vita a teorie sulla sua origine e sviluppo. Risale allo stesso periodo la scoperta delle proprietà terapeutiche della radioterapia e della chemioterapia, entrambe basate sul principio di demolizione dell’agente causale della patologia. Nel corso del Novecento avvenne uno dei più importanti eventi nella storia dell’umanità: la svolta epidemiologica, ovvero l’aumento esponenziale delle malattie metabolico–degenerative, quali il cancro, come dicevamo, rispetto alla scomparsa di quelle infettive. Da questo momento rivestiranno grande importanza la genetica, la biologia e la ricerca biomolecolare e soprattutto i cosiddetti fattori di rischio. È in questi ultimi anni che l’oncologia medica ingloba impegno tecnologico, insegnamento e apprendimento, con la comprensione nella sua totalità antropologica e sociale.

Alla III Festa di Scienza e Filosofia, che si occuperà di scienza e società, non poteva mancare un incontro dedicato a un fenomeno sanitario e sociale che, pur nella sua drammaticità, rappresenta un punto d’unione tra la comunità scientifica e i comuni cittadini, che siano o meno pazienti. Sarà un personaggio illustre della medicina e farmacologia ad affrontare il tema: Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, da sempre attivo nella ricerca scientifica nell’ambito delle patologie tumorali. In oltre 50 anni di attività, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, sotto sua la direzione, ha prodotto oltre 13.000 pubblicazioni scientifiche e circa 250 volumi, in cancerologia, chemioterapia e immunologia dei tumori, in neuropsicofarmacologia, in farmacologia cardiovascolare e renale. Inestimabile, dunque, il contributo che ha finora dato alla ricerca cancerologica e non solo. La sua conferenza, in programma per sabato 4 maggio, si intitola “Perché è difficile curare il cancro”.

Lo studio sulle caratteristiche delle diverse patologie tumorali è aperto e attivo a tutto campo, così come la ricerca delle terapie adeguate per ogni tipologia patologica. Ma gli scienziati si imbattono costantemente in molti ostacoli, in quanto il cancro, specialmente alcune sue manifestazioni, sono particolarmente complesse e aggressive. Senza contare che ogni caso fa quasi storia a sé. Nonostante l’intensa attività di studio e ricerca cancerologica, gli scienziati non sono in grado di  prevedere l’evoluzione di ogni singolo caso tumorale. Ciò che è stato finora acclarato è che tutti i tumori hanno origine da una cellula. Nei tessuti normali le cellule si riproducono dividendosi, in modo da sopperire alle varie necessità dell’organismo. Nei tumori questo delicato equilibrio, governato dai messaggi chimici inviati da una cellula all’altra e dai geni che si trovano nel loro DNA, è compromesso. La cellula continua a riprodursi senza freni e anche i processi di morte programmata vengono meno. All’origine di tutti questi fenomeni ci sono alterazioni genetiche cellulari che, sommandosi l’una all’altra, fanno saltare i meccanismi di controllo. Non basta, infatti, che sia difettoso un solo meccanismo, ma occorre che gli errori si accumulino su diversi fronti perché il tumore possa cominciare a svilupparsi. Ma il danno genetico subito dalla cellula implica un’ampia tipologia di alterazioni differenti, ovvero, lo stesso tipo di cancro in soggetti diversi è causato da alterazioni diverse. Motivo  per cui risulta difficile trovare quei principi attivi in grado di agire su un determinato tipo di cancro. Alcune di queste mutazioni sono ereditarie, mentre altre sono provocate da fattori esterni.

Quindi, il cancro non può essere classificato esclusivamente rispetto agli organi, ai tessuti, in cui si genera, come ad esempio seno, prostata, polmoni, sangue e così via. Ancora oggi, la scienza è all’opera per classificare e studiare le varie patologie. In base al grado di compromissione delle funzioni della cellula, ad esempio, i tumori posso manifestarsi in forme più o meno aggressive, dove l’ultimo stadio è l’annientamento totale degli attributi delle cellule. Ci si trova di fronte a gravi forme tumorali in presenza di metastasi, ovvero, quando le cellule malate, dopo essersi moltiplicate nell’organo di origine, arrivano ad espandersi ad altri tessuti dell’organismo. Ciò non avviene in tutti i casi patologici, come ad esempio per il tumore all’utero o all’ipofisi, dove i tumori restano confinati all’organo di origine. Tuttavia, questa condizione non dà affatto garanzie di guarigione al  paziente, dato che, a prescindere dalla presenza o meno di un processo di metastasi, il tumore può comunque ampliarsi in maniera tale da risultare aggressivo e difficoltoso da contenere e contrastare.

Concetti difficili per i non addetti ai lavori, tanto che la gente comune, per scarsa conoscenza dell’incredibilie complessità dei meccanismi tumorali, solitamente rischia di approcciarsi alla malattia in maniera riduttiva e semplicistica, parlando, ad esempio, di tumore benigno e tumore maligno, quando le varietà patologiche sono, purtroppo, numerosissime.

Gli scienziati sanno che urge trovare un “farmaco target specifico”, ossia, un principio attivo capace di agire in maniera mirata e localizzata sui punti deboli della cellula. Come già detto, tuttavia, ogni varietà tumorale presenta determinate mutazioni genetiche cellulari, così che riuscire a scoprire il farmaco più adatto per ogni caso non risulta semplicemente un processo interminabile, ma anche molto dispendioso. Cure come la radioterapia o la chemioterapia, ancora oggi, infatti, non rappresentano la soluzione terapeutica per i tumori, tanto che, ove possibile, si tenta di intervenire chirurgicamente per asportare il tumore – fatta eccezione della leucemia che, sviluppandosi nel sangue, non può essere asportata ma solo curata farmacologicamente. Allo stesso tempo, però, sottoporsi a delle sedute di chemio o radio terapia talvolta può essere utile per pretrattare la patologia prima dell’intervento chirurgico, o per ridurre i rischi di metastasi o di recidiva. Alcuni tipi di tumore, infatti, sembra rispondano molto bene a queste cure che hanno la capacità di ridurre l’area di espansione delle cellule malate, facilitando la successiva asportazione della massa tumorale. Anche in questo ambito, le posizioni di medici e scienziati sono diverse. In Italia c’è tutta una storia di farmaci vietati dal Governo nella cura dei tumori perché inefficaci, farmaci reintrodotti, farmaci snobbati da alcuni medici e altri farmaci osannati da altri. Insomma, gli studi sono ancora acerbi per poter affermare con certezza quali terapie siano efficaci al 100% e quali no. E le varietà patologiche troppo complesse perché si trovino soluzioni terapeutiche definitive in tempi brevi.

Ciò che più di tutto gioca a sfavore del paziente, e che rende molto difficile trattare il cancro, sono i tempi di diagnosi. Solitamente, i sintomi della patologia si rivelano quando la malattia è già in stadio avanzato. A questo punto, la prevenzione attraverso uno stile di vita sano, lontano dai fattori di rischio, e ripetuti controlli – ora consigliati e offerti gratuitamente dalla sanità pubblica a uomini e donne – diventa davvero un fattore essenziale.

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