Home News Festa di Scienza e Filosofia 2013 Telmo Pievani. Scienza e intuizione.

Telmo Pievani. Scienza e intuizione.

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Ipotesi vere e certezze false. Il tormentato rapporto tra senso comune e scienza

di Marica Remoli

Con quali occhi l’essere umano, la società guarda e valuta il mondo circostante? Attraverso la lente di ciò che in filosofia si definisce “senso comune”, ovvero ciò che tutti sanno e pensano spontaneamente riguardo alla realtà del mondo. In altre parole, il senso comune è l’insieme di conoscenze e convenzioni accumulate nel tempo frutto della capacità, propriamente umana, di formulare giudizi immediati e universali, dettati dall’evidenza della realtà sensibileda un lato e dall’altro dalle comuni credenze. Come dire, l’uomo nel corso dei secoli ha raccolto, mediante la sua esperienza diretta con il mondo circostante, un “pacchetto” di saperi che costituisce le basi cognitive della società. Una sorta di enciclopedia “installata” nella nostra mente, ereditata dai nostri predecessori e soggetta a continue mutazioni prodotte dall’avvicendamento degli eventi del mondo.

Ma il senso comune spesso differisce dalla realtà scientificamente descritta. Ne è un esempio il conflitto tra teoria geocentrica ed eliocentrica: l’uomo per secoli ha creduto che fosse il sole a ruotare attorno alla Terra, perché è questa la percezione che ogni soggetto ha, vedendo il sole sorgere al mattino e tramontare alla sera. Per questo l’eliocentrismo, teorizzato già prima di Copernico in età ellenica, trovò forti resistenze molto a lungo. Perché risultava, e risulta, anti intuitiva, ovvero al di là della comune percezione umana delle cose. Un esempio intramontabile della dicotomia tra senso comune e realtà scientifica di può rintracciare nei disegni dei bambini. È comune a tutti i bambini l’impressione che il cielo sia una cupola che ricopre la terra come un tetto, tanto che tutti i bambini, almeno in età prescolare, raffigurano il cielo come una striscia azzurra che svetta sopra alla nostra testa, completamente staccata dal suolo. E poi, tra i banchi di scuola, si finisce per scoprire con enorme stupore che il cielo è scientificamente chiamato atmosfera, e che non si trova sopra alle nostre teste ma tutt’attorno a noi.

Insomma, il bello della scienza è che sino ad oggi è stata quasi sempre capace di contraddire le credenze acquisite dall’uomo tramite la sua osservazione del mondo priva di intenti indagatori, ma solo di “constatazione” dello stato delle cose. Il carattere pre-scientifico del senso comune, tuttavia, non lo rende irrazionale. Al contrario, la sua razionalità è eminente e assoluta, in quanto inizio comune a ogni cammino della ragione umana e della successiva indagine secondo metodi scientifici.

Alla Festa di Scienza e Filosofia non può mancare un incontro dedicato al rapporto tra scienza e intuizione umana, uno dei tanti punti di unione e di divergenze tra Scienza e Società, che è, lo ricordiamo, il tema dell’anno. Sarà il filosofo della scienza Telmo Pievani a spiegarci “Perché le spiegazioni scientifiche ci spiazzano”, nell’omonima conferenza, in programma per il 4 maggio a Foligno. Titolare dell’unica cattedra italiana di Filosofia delle scienze biologiche (Università di Padova), è uno dei maggiori divulgatori di scienza e filosofia dei tempi nostri.

Pievani dal 1989, ancora adolescente, ad oggi ha dedicato le sue ricerche alla teoria dell’evoluzione e all’analisi dei diversi pensieri filosofici, di matrice scientifica o religiosa, che da essa si sono originati. Da sostenitore del concetto di contingenza, la sua attività di ricerca e divulgazione è tesa a dimostrare il fatto che nella storia una singola innovazione, un singolo evento ha il potere di cambiare davvero le cose, come è accaduto nel processo evolutivo di ogni forma di vita terrestre. Particolare attenzione è rivolta all’evoluzione della specie umana che, secondo Plevani, si configura come un percorso svincolato da fini o direzioni preordinate, smentendo, quindi, le teorie filosofiche e teologiche che vedrebbero l’uomo all’apice evolutivo di un disegno soprannaturale predeterminato. Errori, rileva Pievani, non attribuibili solamente all’uomo medio, ma anche alla comunità scientifica che, fino a qualche decina di anni fa, accettava l’idea che il progresso umano fosse predeterminato e finito con l’homo sapiens.

Secondo la teoria darwiniana, sottoscritta da Pievani, l’evoluzione non lascia spazio né alla casualità tout-court, né alle regole stringenti o vincoli che solcano un percorso che condurrà a una meta, un risultato univoco. È senz’altro un fenomeno dominato da alcune “costanti variabili”. Un ossimoro per spiegare il carattere mutevole di quei fattori permanenti e incontrollabili, come le condizioni ecologico-ambientali, l’adattamento, variazione e selezione naturale, e tutto l’insieme di avvenimenti che hanno prodotto come risultato il mondo e l’uomo come li conosciamo oggi. Insomma, l’andamento del processo evolutivo non si può calcolare con un algoritmo a priori, si può solo spiegare attraverso la teoria della contingenza, che «è il potere causale del singolo evento», come stigmatizzava Stephen Jay Gould, scienziato di cui Pievani è stato allievo. Insomma, Pievani smentisce l’assunto secondo cui l’evoluzione dell’uomo fosse protesa verso l’esito che si è di fatto prodotto: «questo concetto non è mai esistito perché non è mai esistita una sola specie umana per volta, ma c’è stata convivenza tra diverse specie». L’immagine metaforica atta a raffigurare il fenomeno evolutivo, quindi, «non è una scala ma, un albero ramificato», perché «fino a 30-40mila anni fa c’erano 4-5 forme umane “diversamente sapiens”». E sono molti, ancora i dubbi da sciogliere in merito: l’homo sapiens è frutto di una fusione tra varie specie? Quali sono i fattori contingenti che hanno portato alla sopravvivenza di questa specie a scapito di altre? E così via.

Un dibattito, quello sull’evoluzione, sempre aperto e in costante fermento, sebbene sulle teorie darwiniane gli scienziati non abbiano ormai dubbi ma, semmai, inesauribili spunti di ricerca per acquisire nuove consapevolezze sul tema. Se la questione dell’evoluzione è fonte di spaccature tra scienza e società – o senso comune – è essenzialmente per la presunta validità dell’idea che l’uomo costituisce l’unica forma di vita del suo genere. Insomma, a giudicare i fatti secondo schemi mentali intuitivi, verrebbe facile pensare che “era destino che fosse così”. Ma questo, per gli scienziati, non è altro che un tentativo di dare una risposta immediata e non verificata ai grandi quesiti dell’universo. Al di là del senso comune, del comune sentire le cose così come ci appaiono in prima istanza, c’è bisogno di evidenze scientifiche per spiegare veramente le dinamiche del mondo e dell’esistenza umana. E negli ultimi due secoli, per effetto del potenziamento dell’attività scientifica e del conseguente incremento delle scoperte scientifiche, il rapporto tra senso comune e scienza si è andato complicando, tanto che c’è chi escluderebbe qualunque relazione tra i due. Questo, perché la scienza, come dicevamo, con le sue conquiste, modifica continuamente ciò che l’uomo crede di sapere sul mondo.

Insomma, la ragione ha sempre spinto l’uomo a interrogarsi su tutto ciò che lo circonda, e nei secoli si è passati dalle semplici “speculazioni” filosofiche alle ricerche empiriche, affinate poi nel tempo e tutt’ora perfezionabili. Ma se le risposte scientifiche riescono ad appagare in maniera certa e completa le curiosità dell’uomo, perché, allora, l’uomo sembra preferire talvolta un’ipotesi accettata come valida rispetto a una verità scientifica? Perché le civiltà pregresse e quelle odierne hanno bisogno di mettere alla base della convivenza dei valori e delle conoscenze condivise? E perché, spesso, fa così paura doversi ricredere? Domande che esulano probabilmente dall’ambito scientifico e deviano verso la socio-antropologia e la psicologia. Domande a cui, auspicabilmente, Telmo Pievani darà la sua risposta alla Festa di Scienza e Filosofia.

 

1 COMMENT

  1. In tutte queste disquisizioni si ignora la cosa piu’ importante che e’ quella di spiegare da dove sono “saltate fuori” le leggi naturali. Sono proprio le leggi naturali che hanno indubbiamente condizionato enormemente ogni cosa, certamente molto di piu’ della contingenza che secondo Telmo Pievani sarebbe l’unica che ha condizionato l’evoluzione pur nella sua imprevedibilita’.
    In altre parole o si dice da dove vengono le leggi naturali e perche’ sono fatte cosi e non in un altro modo, oppure e’ meglio stare zitti.

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