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Enhancement cognitivo: un’idea affascinante e pericolosa

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di Paolo Benanti

Paolo Benanti
Paolo Benanti

Per poter comprendere cosa sia il concetto di miglioramento – enhancement– cognitivo dobbiamo partire dallo sfuggente concetto di salute e malattia mentale.
In linea generale, pur non potendo dare una definizione conclusiva del concetto di salute, potremmo dire che essa è sicuramente legata, ad esempio, al fatto di avere un atteggiamento creativo e produttivo verso la vita, coltivare interessi, avere fiducia in se stessi, essere indipendenti ed autonomi, saper mantenere la propria autenticità ed essere in grado di superare i momenti difficili. Di contro, la malattia mentale viene invece comunemente definita come uno stato di sofferenza psichica, prolungato nel tempo, che incide sul vivere quotidiano dell’individuo. Si è introdotta ormai una dimensione diagnostica basata sulla statistica che ha aperto il campo a uno shift di paradigma: al concetto di salute inteso come una pienezza si è sostituito il concetto di normalità inteso come una larga zona di funzionamento mentale delle persone entro la quale non è ravvisabile nessun tipo di patologia. La normalità si caratterizza quindi come una zona dell’esistenza definita dall’assenza di patologie. La possibilità di intervenire sulla cosiddetta normalità per ottenere l’enhancement si fonda sulla convinzione, almeno implicita, che se la pienezza (salute) è divenuta ormai solo normalità, l’uomo necessita di strumenti esterni per raggiungere una pienezza di felicità e realizzazione che da sola non può garantire. Il miglioramento cognitivo è quindi un tentativo di conquistare questa pienezza di vita perduta nel vivere dei nostri contemporanei.
Due sistemi cognitivi principali sono stati presi di mira dagli scienziati, negli ultimi anni, per ottenere il miglioramento farmacologico: l’attenzione e la memoria. Per fare qualche esempio basti pensare che farmaci stimolanti come il metilfenidato (MPH), commercialmente conosciuto come Ritalin, e le anfetamine, commercializzate in composti con le destroanfetamine con il nome di Adderall, sono capaci di migliorare l’attenzione delle persone con sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) ma possono anche migliorare l’attenzione in persone sane.
Inoltre ultimamente viene rivolto un enorme sforzo di ricerca per lo sviluppo di farmaci per stimolare la memoria. I farmaci in oggetto hanno come obiettivo svariati stadi all’interno di quella cascata molecolare che sottende, nel cervello, alla formazione della memoria, compresa l’induzione iniziale di un potenziamento a lungo termine e le fasi successive di consolidamento della memoria. Di contro la possibilità di indebolire i ricordi indesiderati è un altro tipo di trattamento della memoria, in fase di sviluppo, per una serie di sindromi come il disordine post-traumatico da stress (PTSD) che possono contribuire all’enhancement in individui sani: teoricamente potrebbe essere usato come prevenzione psicologica, per esempio, per permettere ai soldati di andare in battaglia o ai soccorritori di operare in una situazione di emergenza senza effetti collaterali sul loro sistema nervoso.
Le possibilità che si aprono sono molteplici ma gli effetti sociali e culturali dell’enhancement possono portare rischi maggiori rispetto ai benefici che promettono. Affronteremo tanto la nascita quanto le attuali tecniche di enhancement per confrontarci poi con le valutazioni etiche e politiche per poter governare questa frontiera dell’innovazione.