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Gene-razioni

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di Roberto Defez

Roberto Defez
Roberto Defez

Centocinquanta anni fa Gregorio Mendel delineava i fondamenti della Genetica ed apriva una disciplina che, a partire dalla scoperta della doppia elica del DNA nel 1953, è diventata una delle frontiere della conoscenza che più hanno caratterizzato lo scorso secolo. Il ventesimo secolo era iniziato con quasi due miliardi di abitanti sul pianeta dopo che la rivoluzione industriale aveva consentito un record nella velocità nella riproduzione della popolazione planetaria che era raddoppiata nel volgere di un solo secolo. Ossia un miliardo in più di esseri umani tra il 1800 ed il 1900, ma dal 1950 si aggiunge alla popolazione mondiale circa un miliardo di nuovi individui ogni 13 anni. Appare chiaro che i progressi scientifici, tecnologici ed anche culturali sono stati talmente clamorosi da consentire agli esseri umani un progresso impensabile non solo del numero degli abitanti, ma anche delle aspettative di vita di buona parte dei suoi abitanti. Le profezie malthusiane o quelle che prevedevano l’esaurimento catastrofico delle riserve del pianeta non hanno trovato riscontro nella realtà. Il progresso scientifico ha ridisegnato continuamente il pianeta e consentito di superare le differenti crisi che abbiamo dovuto affrontare.
Ma sul tema dell’innovazione in agricoltura l’Europa sta facendo una scelta, tecnologica, ma soprattutto politica e culturale, dettata da paure, nostalgie e mancanza di visione strategica. Questa scelta rigetta integralmente le biotecnologie vegetali e l’opzione del miglioramento genetico che utilizza l’ingegneria genetica, ossia rifiuta di coltivare piante Ogm. Ma al tempo stesso importa ed usa milioni di tonnellate di Ogm fatti all’estero. L’Italia è forse il Paese più fondamentalista in Europa sulla linea che si oppone ossessivamente agli Ogm, ma importa e consuma diecimila tonnellate al giorno della sola soia geneticamente modificata, a cui si aggiungono poi tutti gli altri Ogm.
Alla cronica dipendenza dall’estero per la produzione delle fonti energetiche, ora l’Europa sta ulteriormente aggravando la sua dipendenza dall’estero per le produzioni alimentari senza elaborare strategie alternative credibili. Già oggi l’Europa fa coltivare oltre trenta milioni di ettari fuori dal continente per nutrire i suoi cittadini. Difficilmente ci saranno crisi alimentari immediate in Europa, ma questa scelta di retroguardia sull’agricoltura poco efficiente in Europa causerà forse il rinnovarsi di crisi alimentari e sollevazioni popolari nei Paesi meno sviluppati come quelle che hanno attraversato il pianeta nel 2008 quando in pochi mesi il prezzo delle principali derrate è raddoppiato. Ma prima o poi il cibo diventerà merce di pressione politica e di ricatto per una Europa tanto indolente e tanto dipendente dalle importazioni di derrate. Questo deficit culturale diventa un deficit economico e tecnologico ed è una eredità amara che stiamo lasciando alle “gene-razioni” future.