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Lettera

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Gentilissimo professor Boncinelli,
mi chiamo Alessia Stoppaccioli e sono una studentessa che frequenta il terzo anno del Liceo Scientico Guglielmo Marconi di Foligno. In relazione alle attività di alternanza scuola lavoro previste dal mio corso di studio ho scelto di occuparmi delle attività di organizzazione e promozione della Festa della Scienza e della Filosofia. Prendendo visione dei numerosi relatori presenti alla manifestazione sono stata colpita dall’ambito di ricerca del quale si occupa, volto ad un impegno prettamente scientifico riguardante il campo della genetica, congiunto però anche ad un ambito umanistico, quindi alla ricerca filosofica. Infatti credo che solo approcciandosi ad entrambi gli ambiti culturali, quello scientifico e quello umanistico si possa provare a definire il legame tra scienza ed etica. In particolare il coinvolgimento all’approfondimento di questo argomento è nato da una mia lettura personale del libro “Non lasciarmi” di Kazou Ishiguro, nel quale viene presentata l’immagine di una società futura che, grazie all’evoluzione negli studi della genetica, è riuscita a creare dei cloni perfetti di altri esseri umani, la cui funzione è quella di fungere da donatori di organi, permettendo così la cura di malattie altrimenti incurabili e l’allungamento della vita. Anche se di carattere fantascientifico, la realtà proposta nel libro pone degli interrogativi sul rapporto tra scienza ed etica il cui fondamento può essere trasposto anche nella realtà attuale: se il progresso scientifico può in alcuni casi entrare in contrasto e in conflitto con l’etica e la morale, dall’altra parte non è controproducente porre dei limiti al progresso scientifico? E poi quale è il confine entro il quale è necessario attenersi all’etica? Esiste un momento oltre il quale si possono scavalcare i principi etici e morali in favore dell’evoluzione scientifica? Sebbene oggi non abbiamo a che fare con dei cloni umani, recenti esperimenti scientifici hanno portato a formulare l’ipotesi di una possibile variazione del Dna allo scopo di prevenire importanti malattie tuttora incurabili. Tuttavia ciò comporta la possibilità di poter scegliere anche alcune caratteristiche fisiche del nascituro come il colore degli occhi o dei capelli, portando così all’inevitabile rischio di creare una società stereotipata ed omologante dove l’eccezione, l’impefezione e l’evoluzione spontanea dell’individuo, e forse anche la sua originale identità futura, non sono previste.
Quindi in che modo è possibile orientarsi tra scienza ed etica? È possibile eliminare il male e la sofferenza dal mondo nel rispetto dell’etica individuale e collettiva, e della natura? Senza dubbio partire dalla domanda “Che cos’è la scienza” è importante per iniziare ad affrontare questi quesiti. In attesa di partecipare alla Sua conferenza che si terrà nella mia città le invio i miei più cordiali saluti. Alessia Stoppaccioli