Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia Disuguaglianza economica, disagio umano

Disuguaglianza economica, disagio umano

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La differenza tra ricchi e poveri è sempre stata enorme in proporzione al tempo, alla tecnologia o allo stile di vita. Dagli anni ‘90 il benessere è aumentato e anche la richiesta di produzione ha superato i limiti. Il mondo cambia in fretta e noi siamo i responsabili. La tecnologia è ad un livello elevatissimo e questa velocità di cambiare e di vendere nuovi oggetti di tecnologia più avanzata fa sì che la produzione sia così massiccia, da generare essa stessa dei bisogni. Inoltre dobbiamo considerare un altro fattore: il potere. Ci sono Paesi in cui c’è una vita migliore e c’è più equilibrio tra ricchi e poveri, come Svizzera, Giappone, Canada, Australia, Svezia, Norvegia. Perché proprio questi Paesi? La risposta è semplice: quasi mai partecipano a interventi di guerra, perché questo è ciò che costa di più ad uno Stato, la cifra che investe per gli interventi militari. Un altro motivo può essere la contenuta emigrazione verso l’estero: gli Svizzeri più di chiunque altro, vivono nei loro paesi e lavorano investendo nel proprio territorio; ciò fa sì che l’economia del Paese si autoalimenti. La globalizzazione evidenzia come il divario tra Paesi ricchi e poveri sia cresciuto; la causa è il costo ridotto della manodopera, reclutata in Paesi economicamente disagiati, perciò disposti a lavorare con bassi salari e in qualsiasi condizione. Una volta in mano ai Paesi ricchi, quegli oggetti vengono venduti ad un costo triplicato. Ciò genera disuguaglianza economica: disparità nella distribuzione del patrimonio economico o del reddito tra gli individui di una popolazione. Per migliorare serve un atteggiamento più adeguato verso l’ordine, servono dei principi morali che limitino i desideri di una vita sempre più facile e comoda. Spesso andiamo ad acquistare cose che non sono necessarie, alimentando la ricchezza di pochi. C’è troppo desiderio e curiosità verso la tecnologia e la sua comodità nell’uso, servirebbe invece più consapevolezza e conoscenza, attraverso anche lo studio. Grazie alla scuola si ha accesso al mondo del lavoro. Si dovrebbe investire di più nell’università e nella ricerca, settori nei quali da anni si investe poco. Bisogna dare una sicurezza ai giovani in campo lavorativo, cercando anche di essere più rispettosi del loro guadagno. Serve una garanzia che permetta di vivere in modo più sicuro e onesto.

Maljsore Ramadani