Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia L’atomismo nei secoli

L’atomismo nei secoli

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Democrito di Abdera ( ca. 460 – 370 a.C. )fu uno dei massimi filosofi greci e fu il primo a teorizzare l’esistenza degli atomi. Il sapere di Democrito aveva un carattere enciclopedico e spaziava dalla cosmologia alla medicina, alla matematica ed alla geografia. La sua opera più importante ” Il piccolo ordinamento dell’universo ” approfondì l’opera del maestro. Per Democrito gli atomi hanno solo due qualità: la grandezza e la forma geometrica; ogni aggregato di atomi può disporsi secondo un ordine diverso, dando luogo a composti diversi. Questi aggregati di atomi producono in noi delle percezioni sensibili quando vengono a contatto con i nostri sensi: ad esempio, noi vediamo un oggetto quando uno sciame di atomi originato dall’oggetto stesso  colpisce il nostro occhio. Gli atomi sono dotati di un moto proprio dovuto da una forza naturale interna agli stessi; tale moto determina la massa degli atomi, in quanto essa dipende dalla velocità che acquistano gli atomi stessi urtando altri atomi. Dal moto degli atomi hanno origine i corpi materiali. Gli atomi erano immutabili ed ogni mutamento della realtà era dovuto ad un continuo aggregarsi e disaggregarsi degli stessi. Democrito dava per scontato il moto degli atomi ma non lo giustificava. Più tardi un altro filosofo greco, Epicuro da Samo ( 341 – 270 a. C. ) ne diede ragione attribuendo agli atomi il ” peso “. Le teorie epicuree furono esposte nel I secolo a. C. dal poeta latino Tito Lucrezio Caro, nella sua opera ” De rerum natura “. Per dare una spiegazione dell’incontro tra gli atomi e, quindi, delle loro aggregazioni è introdotta la teoria del ” clinamen ” ( deviazione ): nel loro moto di caduta verticale e quindi parallela, gli atomi subiscono una deviazione che li farebbe urtare; questi urti porterebbero all’aggregazione dei corpi materiali.

Le teorie atomistiche furono avversate da un grande filosofo greco, Aristotele di Stagira ( 384 – 322 a. C. ) nella sua opera ” Fisica “; l’idea di Aristotele è quella di due mondi distinti: quello celeste e quello terrestre. Il mondo celeste è incorruttibile ed inalterabile, è costituito da sfere concentriche, ognuna delle quali sostiene un pianeta, limitato dalla sfera delle stelle fisse. I moti delle sfere sono impressi da un motore primo immobile e sono eterni. Il mondo terrestre si trova al centro dell’universo ed è corruttibile ed alterabile; è un miscuglio dei vari elementi che si trovano nelle sfere concentriche della terra, dell’acqua, dell’aria e del fuoco. Questa visione non poteva, di certo, accettare il concetto di atomo. Il pensiero aristotelico fu accettato pienamente dalla Chiesa ed, anzi, reso dogma; essa, infatti, considerava estremamente pericolose le teorie atomistiche e, quindi, materialistiche di Democrito ed Epicuro al punto di considerare eretico chi le professava. Oltre l’ipotesi aristotelica sulla struttura della materia la Chiesa sposò anche la teoria geocentrica della meccanica celeste. Tali gravi errori durarono per moltissimi anni e furono corretti, solo a partire dal XVI secolo, dai grandi scienziati moderni quali Copernico, Galilei, Newton.

Per le teorie atomiche è necessario aspettare ancora due secoli circa; infatti il primo scienziato a proporre una teoria atomica moderna, basata sull’indagine scientifica e non solo sulla speculazione filosofica, fu l’inglese John Dalton ( 1766 – 1844 ).

Studiando le sostanze gassose Dalton fu condotto a tentare di dimostrare le antiche teorie atomistiche. Con una geniale interpretazione della legge delle proporzioni definite di Proust e con le sue sperimentazioni, fu in grado di enunciare nel 1803 la legge delle proporzioni multiple. Da ciò Dalton trovò fondamento per convalidare la teoria atomica della materia.

Davide Maio