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Scoperta

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Caro Prof. Defez, che cosa significa per lei la parola scoperta? Il verbo scoprire fa riferimento ad un concetto molto ampio e ricco di significati diversi. La storia di tutta l’umanità è basata sulle scoperte, a partire da quelle apparentemente meno significative a quelle che hanno cambiato il mondo.Come sarebbe stata la nostra vita senza le scoperte fatte fino ad oggi? Le scoperte riguardano diversi ambiti da quello geografico a quello scientifico, da quello storico a quello matematico. Numerose sono state le scoperte che hanno migliorato in qualche modo la vita di tutti noi, come per esempio la scoperta della penicillina senza la quale non avremmo potuto curare numerose malattie. Le numerose scoperte derivano spesso però da una ricerca, che può essere di diverso tipo. Nel suo libro “Scoperta. Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia”, parla infatti della ricerca scientifica sostenendo che possa migliorare il nostro Paese, ma in quale modo può farlo? Attraverso la ricerca scientifica il nostro Stato potrà realmente migliorare? La storia dell’uomo e la sua evoluzione sono in gran parte legate alle invenzioni e innovazioni tecnologiche e appunto anche alle scoperte scientifiche. Ma se molte di queste conquiste sono frutto del lavoro svolto nei centri di ricerca istituzionali, tante altre sono risultati ottenuti per vie diverse o influssi non proprio scientifici. Queste scoperte fatte per vie “involontarie” vanno considerate meno valide perché non sono frutto di una ricerca scientifica? Molto probabilmente il racconto su Isaac Newton che mentre stava riposando sotto un albero di mele formulò la legge di gravità è solo una storiella cresciuta a dismisura dalla citazione che ne fece Voltaire nelle “Lettere inglesi”, ma che fosse un profondo conoscitore ed estimatore dell’alchimia è oramai ben noto. Sicuramente le ricerche scientifiche potranno aiutare e migliore il nostro Stato in molti ambiti, ma a volte perfino il caso può portare ad una nuova scoperta.

Carolina Cernicchi

 

RISPOSTA:

Il titolo del libro, Scoperta, ha una doppia lettura e in realtà era pensato per avere un altro sottotitolo. Quello pubblicato è: Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia, ma inizialmente serviva proprio a spiegare perchè “Scoperta”: La ricerca scientifica senza coperte, senza piagnistei, senza protezioni, senza alterigia, senza connivenze, senza più nulla da perdere, ma anche senza paura di confrontarsi sapendo di dover pretendere e di poter dare molto di più. Quindi si tratta di levare la coperta e mettere a nudo le carenze e i meriti della ricerca scientifica, le potenzialità e le sue miserie, anche osservando quali sono i grandi problemi del Paese. Non sono mai nati così pochi bambini in Italia come nel 2016: appena 474mila, non succedeva da cinque secoli, quando però eravamo poco più di dieci milioni. Cosa succede? Tante cose. Anche che i giovani più intraprendenti, colti, liberi, coscienti del loro merito e valore fuggono all’estero. Non solo perché non c’è lavoro, non solo perché gli stipendi sono un insulto, non solo perché hanno una elevata professionalità che non viene percepita e valutata in patria. Scappano anche perché la nostra è una società che trucca le carte, che trucca i bandi, che non isola o non punisce chi mente, chi froda e tutela solo chi fa parte di un clan o di una corporazione. Il merito non conta, contano le conoscenze, conta la conservazione dei privilegi, conta il posto fisso, anche se chi lo ha non lavora, conta la cultura locale, antica, nostalgica, accartocciata su se stessa, che diffida delle idee nuove, che teme di competere.

Questa è una cultura che forma giovani già sconfitti, che non sanno superare le vecchie generazioni, che fanno delle persone mature o degli idoli o dei fastidi inutili, che non sanno guidare il Paese verso nuovi modi di fare lavoro, impresa, cultura, accedere a nuove conoscenze e visioni nuove del mondo e del futuro. Questo testo parla di ricerca scientifica, di bufale scientifiche, di dilettantismi e delle nostre credenze, di finanziamenti e inganni della politica o delle amministrazioni, per arrivare a formulare una proposta un po’ folle un po’ assurda, certamente fuori dagli schemi, per proporre una nuova via, per immaginare un Paese che si ricongiunga ai suoi tanti figli che ha espulso ed esiliato. In realtà questo testo avrebbe fallito se fosse inteso come ristretto al tema della ricerca scientifica e alla comunità degli scienziati. Vorrebbe illustrare una via per migliorare il Paese in tutti i suoi ambiti ed in tutte le discipline. Per cambiare la modalità in cui vengono fatte le scelte, il modo in cui si organizzano i dati per poi poter decidere quali sono le priorità del paese, quali sono gli investimenti produttivi e quali i contributi di solidarietà, quali i costi insostenibili e quali quelli strategici. Vorrebbe essere la proposta per offrire la modalità di procedere di una specifica categoria, che può essere imitata da tantissime altre. Gli scienziati non sono migliori del resto dei cittadini italiani e questo testo è un lungo ed impietoso elenco di critiche dall’interno agli scienziati. Ma la comunità scientifica è uno strano agglomerato di individualità, innamorato del lavoro che fa e selezionato ferocemente come poche categorie in Italia. Sono persone che hanno l’abitudine a guardare al mondo intero e non al rione o al quartiere dove abitano. Possono essere uno strumento per guardare la realtà in maniera impietosa e farne una valutazione che prescinda da amicizie, parentele o dialetti. Questa vorrebbe essere un’analisi che ci aiuti a leggere quello già si vede al di là dei lustrini della pubblicità e degli illusionismi. Prima che sia davvero troppo tardi.

ROBERTO DEFEZ

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