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Il racconto della presidente di Emergency tra guerre e migrazioni

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Rossella Miccio, attuale presidente di Emergency. Dopo aver completato la laurea in Scienze Politiche presso l’Università Orientale di Napoli nel 1999, Rossella si specializza in Assistenza Umanitaria nel 2000. Dal 2015 Rossella è membro del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo Internazionale, Consiglio che conta 50 membri rappresentanti le maggiori organizzazioni italiane di cooperazione allo sviluppo.

Nella sua conferenza parla di guerra e migrazioni, qual è la sua opinione in merito?

La guerra è il problema, il vero grande problema che abbiamo, noi la conosciamo ormai da venticinque anni perché ci siamo dentro e ci mettiamo le mani fisicamente in quanto i nostri medici e i nostri chirurghi operano e curano i feriti di guerra che sono le vittime diretti, poi ci sono una serie di vittime indirette tra cui le persone che non hanno più possibilità di accedere al sistema sanitario perché lo stesso sistema viene distrutto dalla guerra ma anche chi è costretto a scappare dalla propria casa e dal proprio paese a causa del conflitto. Purtroppo tantissimi restano nelle zone di guerra e alla fine sono davvero pochi che riescono ad arrivare fino a noi attraverso percorsi devastanti e quindi c’è un legame destramente diretto tra guerra e migrazioni. Noi crediamo che l’unica soluzione sia abolire quest’abominio di disumanità che è la guerra ma nello stesso tempo cercare di garantire a tutti il diritto alla vita e all’accoglienza che dovrebbe contraddistinguere un paese civile come il nostro. 

Anche se la Costituzione Italiana ripudia la guerra, ci ritroviamo a parlare di armi e legittima difesa.

E’ una follia, proprio durante la Festa di Scienza e Filosofia ho avuto l’opportunità di parlare di guerra con i ragazzi delle scuole partendo dall’articolo 11 e devo dire che è un controsenso quello che sta accadendo in Italia. La legittima difesa è l’ultima dei tasselli, se pensiamo che in Italia si spendono 68 milioni di euro al giorno per spese militari. Un paese che ripudia la guerra dovrebbe quanto meno riservare queste risorse all’educazione, alla salute, alla cultura, alla difesa del territorio e proprio per questo la vedo come controsenso: dovremmo quanto meno tornare a praticarla la nostra Costituzione che è tra le più belle al mondo ( ci sono morti centinaia di cittadini per farla approvare) ed anche tra le più chiare. 

L’impegno di Emergency in questi anni è cambiato rispetto a venticinque anni fa?

Si è evoluto tanto, è cambiato e cresciuto ma ha anche trovato tante forme nuove di realizzarsi. Il mandato e la nostra mission sono sempre le stesse, curare le vittime della guerra, delle povertà e delle mine antiuomo e dall’altra quello di promuovere una cultura di pace, di solidarietà soprattutto rispetto ai diritti umani. La realtà positivia è che siamo passati da avere solo ospedali per feriti di guerra dove i nostri chirurghi potevano operare feriti ad avere centri pediatrici, di maternità, centri di cardiochirurgia, ad arrivare a lavorare in Italia con ambulatori in tante regioni del Paese. Curare da una parte (che riteniamo una pratica di pace) e divulgare messaggi di pace per noi sono due facce della stessa medaglia. 

I popoli indigeni della Terra professano un’apertura e rispetto verso il prossimo e la natura ben superiori agli “occidentali” che li reputano selvaggi. Come se lo spiega e qual è la sua riflessione?

Io penso che le ultime generazioni abbiano dato per scontato che quello che era stato raggiunto, parlo di valori e diritti soprattutto dopo il secondo dopoguerra fino agli anni sessanta e settanta, fossero ormai intoccabili quindi ci siamo in qualche modo un po’ distratti. Non ci siamo accorti che mattoncino dopo mattoncino questi diritti venivano intaccati e ci hanno portato ad una specie di disumanizzazione e soprattutto non considerare gli altri e il mondo sul quale viviamo un qualcosa di uguale a noi e che dobbiamo condividere. Sono comunque molto fiduciosa, partendo dal presupposto che sia insostenibile per il pianeta continuare questa strada, credo che ci sta rendendo conto che non è giusto questo atteggiamento, che se ci consideriamo comunque una società civile dobbiamo combattere per i valori che ci uniscono e non quelli che ci separano. Quindi spero che inizi quantomeno una piccola rivoluzione nelle nostro latitudini prendendo anche spunto dai grandi popoli nativi della Terra.

Le difficoltà più grandi per un’organizzazione come Emergency?

Sono tantissime difficoltà e di vario tipo. Quelle operative nei contesti nei quali lavoriamo, adesso per esempio sono vari anni che ci troviamo in Sudan e in questi giorni è in atto una crisi politica con la dissociazione del presidente quindi non possiamo sapere che impatto potrebbe avere per la nostra missione. Un’altra problematica è la ricerca del personale da mandare in missione perché ovviamente non è così semplice trovare dei professionisti che sposano per così tanto tempo una causa di questo tipo. I fondi rappresentano un’altra criticità, non sono così facili da trovare soprattutto negli ultimi tre o quattro anni nei quali il mondo delle Ong è stato criminalizzato, sta ponendo veramente dei problemi seri crinando il rapporto con cittadini e istituzioni che prima invece ci supportavano senza nessun problema. 

Che pensa del clima che si è creato attorno alle Ong che salvano i profughi del Mediterraneo? Perché c’è questa disinformazione?

Perché c’è la volontà di disinformare. Io credo che questa sia stata una scelta consapevole, non solo di quest’ultimo governo, la guerra alle Ong è iniziata molto prima, noi ci siamo trovati dall’oggi al domani dall’essere gli eroi che salvavano le vite umane ai criminali che erano in combutta con i trafficanti, quelli che abusavano del traffico dei migranti. Questo è stato un colpo molto pesante, immotivato e senza sostanza perché basterebbe approfondire un po’, però questo non si fa e credo che sia una grande responsabilità non solo da parte dei politici ma anche da parte dei media che non danno visibilità a quella che è la realtà. Si sta in questo modo minando uno dei grandi cardini del nostro paese che è la sussidiarietà e dell’Occidente in generale, quindi si dovrebbe stare veramente molto più attenti perché non si sta colpendo solo una Ong ma un principio etico. 

Quali sono i grandi impegni di Emergency nel futuro prossimo?

Ne abbiamo fortunatamente tanti. Abbiamo un nuovo ospedale in Uganda, un centro di chirurgia pediatrica regalatoci il progetto dallo studio di Renzo Piano e sarà un centro di eccellenza sia da parte medico che architettonico. Stiamo iniziando un nuovo progetto nello Yemen, a Mosul dopo la liberazione della città e sempre più ci dovremmo impegnare nel nostro territorio sia per quanto riguarda le nostre attività cliniche che di divulgazione cercando di coinvolgere più possibile i nostri giovani. 

Sembra che le Ong, le associazioni di volontariato in qualche modo siano l’unica soluzione per salvare il nostro pianeta. Perché secondo lei gli Stati non se ne accorgono?

Io ho un enorme rispetto per la politica, credo veramente che la politica con la P maiuscola sia un’arte. L’arte di coniugare le differenze e di creare comunità, quindi non so se le Ong o le associazioni da solo possono salvare il mondo, credo però allo stesso tempo che la società civile abbia delle forti responsabilità perché non possiamo aspettarci nulla dall’alto, dobbiamo ritrovare noi il senso di responsabilità delle nostre azioni quotidiane, cominciare a far sentire la nostra voce, cominciare a chieder conto a chi si è preso la responsabilità di rappresentarci e di decidere per noi. Questa disaffezione verso la politica, comprensibilissima perché negli ultimi anni ne abbiamo visto tante, forse troppe, deve essere capovolta e tornare ad essere partecipata nella base nella società civile, nelle associazioni, nelle scuole perché dobbiamo farci sentire e così forse una speranza ci potrebbe essere.

Dato che Festa di Scienza e Filosofia è un evento di divulgazione, qual è il messaggio di Rossella Miccio da divulgare per Emergency?

Sicuramente quello che ognuno di noi può fare il proprio pezzettino per cambiare il mondo, non ci dobbiamo arrendere, crederci ed essere determinati dagli studenti agli insegnanti a chiunque, ci dobbiamo credere assolutamente per cercare di cambiare il nostro mondo. 

Alessio Vissani per “Chiaroscuro”