Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 Florenskij, il filosofo che riunisce spiritualità e scienza

Florenskij, il filosofo che riunisce spiritualità e scienza

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di Silvano Tagliagambe

Pavel Aleksandrovi Florenskij (1882-1937) è il pensatore che incarna, interpreta ed esprime come nessun altro sia la complessità e la varietà della cultura del XX secolo, sia l’anima del popolo russo nei suoi aspetti più profondi e specifici. Filosofo della scienza, matematico, fisico, ingegnere elettronico, teorico dell’arte e di filosofia del linguaggio, studioso di estetica, di simbologia e di semiotica, filosofo della religione e teologo, è veramente una figura la cui esistenza può essere legittimamente considerata emblema degli splendori e delle miserie del Novecento.

La scelta del sacerdozio, nonostante le brillanti prospettive che gli si aprivano nel mondo accademico come allievo prima e poi esponente della prestigiosa scuola di matematica di Mosca, il cui fondatore e capo riconosciuto era Nikolaj Vasil’evi

Bugaev (1837-1903), padre del poeta Andrej Belyj, e che contava tra le sue fila ricercatori come V. Ja. Cinger, P.L. Cebyšev, Ju. Davidov, noti per i loro contributi in particolare alla teoria della probabilità, fu frutto di una convinzione profonda, che emerge in tutta la sua forza da questa testimonianza diretta: “Guardandomi indietro, ringrazio il mio Signore, che mi ha donato la Sua grande misericordia. Non starò qui a parlare della grandezza del dono in quanto tale, forse non lo comprendo ancora neppure in minima parte. Lo dico rispetto alla mia vita. Che cosa avrei fatto, come avrei potuto vivere senza la vocazione sacerdotale? Come mi sarei agitato, quanto sarei stato infelice… quanto avrebbero avuto a soffrire per causa mia Anna e i bambini. Anche ora, non è che tutto vada bene, ma in quel caso saremmo periti tutti. Certo, ho avuto sofferenze, contrasti anche a causa del ministero sacerdotale, ma che cosa sono mai, in confronto al dono della grazia!”[1].

Questa vocazione non gli impedì comunque di continuare a coltivare con passione e competenza la ricerca scientifica nei più svariati campi, in particolare in matematica, fisica e ingegneria elettrotecnica, i cui risultati costituirono anzi per lui una costante fonte di approfondimento per la sua riflessione filosofica.

Dopo la rivoluzione russa, proprio in virtù di queste competenze, in particolare nel campo dei materiali elettrici e isolanti, fu chiamato da Lenin a collaborare alla Glavelektro (Amministrazione centrale per l’elettrificazione della Russia) e al Goelro (Istituto Elettrotecnico di Stato. Ed egli continuò a sviluppare i suoi interessi scientifici persino nelle condizioni più difficili. Quando fu arrestato, condannato a dieci anni di lavoro forzato e poi trasferito nel lager di Skovorodino, nella Siberia occidentale, regione di Amur non rinunciò a coltivare la sua passione per la ricerca e fece studi accurati sul gelo perpetuo, giungendo a importanti scoperte sui liquidi anticongelanti e il permafrost, e su vari settori dell’elettronica. L’anno successivo, allorché venne trasferito nelle isole Solovki, nel mar Bianco, ove al posto dell’antico monastero era stato allestito il primo gulag sovietico, accettò la direzione di un laboratorio di ricerche sull’estrazione dello iodio e dell’agar-agar dalle alghe marine.

Nel panorama della teologia ortodossa, prevalentemente orientata nel senso di una spiritualità talmente accentuata da porre sempre in subordine le istanze della ragione rispetto ai diritti della fede, Florenskij, pur situandosi certamente all’interno di questa tradizione e non essendo indifferente al richiamo e alle suggestioni del pensiero mistico, proprio grazie al rigore della sua formazione matematica e a una competenza scientifica ricca e variegata si impegnò sempre a rivendicare l’importanza delle argomentazioni razionali. Non a caso nell’Epilogo della sua più importante opera teologica, Stolp i utverždenie istiny (La colonna e il fondamento della verità) egli avverte che “la transrazionalità della vita spirituale, di cui parlano gli slavofili e su cui si basa il presente lavoro, non deve essere confusa con l’irrazionalità della vita naturale come fenomeno biologico”[2]. E in una delle parti centrali di questo capolavoro della teologia ortodossa viene ribadito che l’opera, nel suo complesso, va considerata “un tentativo di rispondere alla domanda: COME È POSSIBILE LA RAGIONE?”[3].

Per questo il problema della verità scientifica, del modo in cui può essere affrontato con un approccio rigoroso, superando le numerose difficoltà e insidie che esso presenta, del suo rapporto con la verità rivelata e la fede, costituisce il motivo conduttore costante della riflessione filosofica di Florenskij. Ed egli lo pone in modo originale, presentando la verità come risultato di un percorso all’interno del quale l’intuizione e l’idea della disponibilità e dell’accessibilità del vero si coniugano con l’esigenza di assumere la verità come esito, mai definitivamente raggiunto e raggiungibile, di un discorso basato sull’argomentazione razionale.


[1] P. A. Florenskij, da un appunto del 23 aprile 1916, cit. in Igumeno Andronik, La vocazione di Florenskij, La Nuova Europa 5 (2007), p. 62.
[2] P.A. FLORENSKIJ, La colonna e il fondamento della verità, Rusconi, Milano, 1998, pp. 665-666.
[3] Ibidem, p. 355.