Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 Guida FSF: Luciano Fabro, i disegni in mostra al Ciac

Guida FSF: Luciano Fabro, i disegni in mostra al Ciac

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Non solo scienza e filosofia. Nei giorni della Festa, sarà possibile visitare la grande mostra Luciano Fabro “Disegno In-Opera”, presso il CIAC Centro Italiano di Arte Contemporanea di Foligno. Realizzata in collaborazione con la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e curata da Bruno Corà Giacinto di Pietrantonio e Italo Tomassoni, in collaborazione con Silvia Fabro e l’Archivio Fabro, la mostra presenta per la prima volta in Italia un ricco nucleo di disegni dell’artista: lavori che godono di un’autonomia e di un grado di libertà particolari anche rispetto la stessa disciplina e che si confermano parte integrante e irrinunciabile del corpus dell’opera di Fabro.
Il CIAC si trova a Foligno in via del Campanile n° 13, in pieno centro storico e a due passi dalle location della Festa di Scienza e Filosofia. Si può visitare la mostra da venerdì 11 a domenica 13 aprile dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00. Info: 0742.357035 e www.centroitalianoartecontemporanea.com. Per conoscere tutti gli altri eventi collaterali della Festa, cliccate QUI.
Pubblichiamo un estratto del Catalogo della mostra, gentilmente concesso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno.

Luciano Fabro. Dal disegno alla finzione dello spazio
Italo Tomassoni

luciano fabro
Luciano Fabro, Macchie di Rorschach, 1976

Abitare lo spazio e smaterializzare la scultura; liberarsi dall'”ingombro dell’oggetto” e dalla “vanità dell’ideologia”; lavorare sulla trasparenza, sul neutro, proprio per togliere neutralità allo spazio; questi sono gli obiettivi sui quali Luciano Gabro si concentra tracciando, fin dagli esordi, itinerari in cui la consistenza fisica dello spazio condiziona il confronto con la forma plastica. Dislocando questo programma sulla dialettica pieno/vuoto, contenitore/contenuto, fisico/immateriale, ponderabile/imponderabile, chiuso/aperto, avanti/dietro, destra/sinistra, Fabro allestisce un registro che trova in alcuni passaggi capitali come Tutto trasparente (1965), In cubo (1866), Contatto. Tautologia (1967-1968), Piedi (1967-1972), L’Italia e L’Italia d’Oro (1971), Attaccapanni (1976), Buco (1963), Foro 0 mm. 8. Tautologia (1967) e in molti altri disegni il paradigma delle sue direttrici assiali. Canoni operativi e non codici di condotta, i valori di questi passaggi si inscrivono su territori nei quali l’artista, destreggiandosi tra meditazione e ironia, parodia e scrittura, licenza e dogma, sorvola un tempo indipendente dalle genealogie della storia dell’arte (monumentalità, tradizione) e dagli “eipisodi mondali” delle correnti in circolazione per legarsi, piuttosto, al flusso di un esistente ambientale che riscatta il “Cimitero Museo”. Alleggerita l’idea plastica del peso della materia e dalla concentrazione delle forze che ne rallentano la circolazione, Luciano Fabro pensa alla scultura senza ignorare il disegno facendo i conti con le funzioni portanti della luce e del neutro.
[…] Così radicalmente concepito, l’atto del disegno porta con sé una ricchezza che non necessita di supporti. Il tempo del suo farsi, comunque coniugato, è sempre un tempo reale che si materializza nell’immagine; come il celebre to pragma autò di fronte al quale Platone proclamava l’inadeguatezza della lingua rispetto alla conoscenza. In questa accezione, il sidegno è la cosa stessa, entità senza mediazione che scavalca un logos incapace di portare espressione piena il rapporto con le cose ed è pittosto farmakon che rivela, e contemporaneamente nasconde, ciò che porta alla luce, senza avventurarsi dove qualunque lingua tace.
Mantenere il disegno dentro il margine di questo specifico, ne da un ago elettroencefalografico che registra la vita restituendone il mistero, palpitante riflesso attraverso un sistema di trascrizioni legato alla prossimità, lungo ventaglio di attitudini e opportunità in cui tratti, contorni, flussi, evoluzioni, intensità, ripetizioni, specificità, mettono a fuoco l’originarietà delle enerdie derminale de segno.
Non si tratta, come è evidente, di intrattenersi con un “piacere del testo” ma di coltivare un modus adatto a uscire dall’arabesco dell’inconscio informale, dall’enfasi geometrica dell’Arte programmata, e perdino dalle suggestioni spaziali messe all’opera da Lucio Fonatana.
Fabro aveva infatti precocemente e da tempo (Attaccapanni) intuito che la deriva lasciata aperta da Marcel Duchamp (“La stupidità sia l’arte per l’arte“) aveva esaurito le energie della prima, della seconda e della terza avanguardia. Aveva capito che l’idea di progresso corrisponde a un’idea di controllo e ha bisogno di una spinta direzionale. Aveva capoto che l’idea di Avanguardia “coincide con la disperazione di fare dopo quarant’anni i bafi alla Gioconda e cancellarli dopo altri quaranta di compiacimento, inflazione e deflazione. Avanguardia è un’arte da droghieri: odore misto di formaggi e detersivi”; e quanto fosse perfettamente inutile continuare a far circolare la linfa dell’avanguardia dentro la direzione bassa e confusa del riflusso della scoietà “liquida” che imedisce una visione centrica e diluisce la spinta “da dentro”. L’unica che, segno dopo segno, designa e arricchisce l’idea del mondo.