Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 La bellezza della città

La bellezza della città

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di Marco Romano

L’estetica della città è una disciplina tra le altre della critica d’arte e, come nelle arti figurative, la critica d’arte è andata consolidando progressivamente il rigore della sua metodologia a partire dalla metà dell’Ottocento, con Giovan Battista Cavalcaselle e con Giovanni Morelli. Ma l’estetica della città ha preso il suo corpo nell’ultimo trentennio: corpo scientifico, osiamo dire in questa sede dedicata alla filosofia e alla scienza, perché tutti sono in grado di giudicarne l’attendibilità riscontrandone la verità in una città nota, falsificarla insomma da soli.

Il presupposto dell’estetica della città è che la città – la città europea – sia un’opera d’arte, sia cioè un manufatto esito di una consapevole volontà estetica, e la nostra esperienza comune ci conferma de visu che le facciate delle case e dei palazzi incorporano appunto una simile volontà, e la mia conferenza intende sottolineare la ratio cui questa volontà risponde.

La nostra esperienza ci dice poi che nelle città vediamo  non soltanto case ma anche numerosi edifici monumentali che anch’essi mostrano clamorosamente a loro volta una consimile volontà estetica, sottolineata del resto dalle guide turistiche e dai dépliant con le bellezze cittadine: ma anche di questi dobbiamo chiarire con quali intenzioni estetiche siano stati costruiti, non beninteso la loro qualità stilistica – messa in luce appunto dalla critica dell’architettura – ma  il loro “perché” nella sfera simbolica. .

Case e temi collettivi sono  dunque l’esito di una volontà estetica, ma esito di una volontà estetica è soprattutto la loro connessione in vere e proprie sequenze con le piazze e le strade che le connettono, sequenze che sono a loro volta l’esito di una volontà estetica. Per i miei ascoltatori questa sarà una vera novità, perché appunto le guide turistiche ci conducono a vistare edifici monumentali ma tacciono di queste sequenze, la cui intenzione estetica era notissima fino a cinquant’anni fa, quando  l’irrompere dell’urbanistica moderna ha cancellato la loro percezione.

E invece mi propongo di mettere i miei ascoltatori nella condizione di apprezzare finalmente un’intenzione estetica che la nostra generazione ha perduto la capacità di apprezzare.

Infine dovremo sottolineare che queste intenzioni estetiche corrispondono anche a un progetto implicito di carattere sociale, ché la sfera estetica è anche dominata nella sfera sociale e politica di molte clamorose intenzioni spesso dimenticate: del resto anche nella critica d’arte più consueta ci vengono  spesso ricordati i motivi che hanno indotto a commissionare un quadro o una statua, il tema che costituisce lo sfondo della storia sociale dell’arte.

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