Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 L’universo visto da Planck: verso l’alba del tempo

L’universo visto da Planck: verso l’alba del tempo

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di Marco Bersanelli, Dipartimento di Fisica, Università degli Studi di Milano

E’ possibile viaggiare indietro nel tempo? Certo non possiamo – a meno di trovarci in un film di fantascienza – ritornare a quando eravamo neonati, e nemmeno vedere noi stessi com’eravamo ieri o un anno fa. Ma possiamo vedere in diretta com’era l’universo quando era giovanissimo, a un’età appena dello 0,003% di quella attuale. In proporzione, è come vedere un adulto di 50 anni quando era nel suo primo giorno di vita. E’ quello che ha fatto il telescopio spaziale Planck dell’Agenzia Spaziale Europea, lanciato nel 2009, il quale ha recentemente prodotto l’immagine più accurata mai ottenuta dell’universo neonato. Dalla sua orbita a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, per 4 anni ininterrottamente Planck ha raccolto la “prima luce” dell’universo, la quale ha viaggiato per quasi 14 miliardi di anni portando con sé l’immagine del cosmo primordiale. Fra i più sofisticati satelliti mai costruiti e con un fondamentale contributo italiano, Planck ospita rivelatori raffreddati a temperature prossime allo zero assoluto, capaci di misurare la luce cosmica con sensibilità del milionesimo di grado e di separarla da quella proveniente dalla nostra galassia e da sorgenti extragalattiche.

La mappa cosmica prodotta da Planck rivela con grande dettaglio le lievi disomogeneità iniziali a partire dalle quali hanno preso forma le galassie, le stelle, i pianeti, e tutte le strutture che osserviamo nell’universo attuale. Quei piccoli “embrioni gravitazionali”, con ampiezza di appena una parte su centomila, sono cruciali per la storia dell’universo e al tempo stesso contengono informazioni preziosissime per i cosmologi. Studiando la statistica con la quale essi sono distribuiti nel cielo, gli scienziati della Collaborazione Planck hanno misurato con grande precisione i parametri che governano la storia e la struttura dell’universo nel suo insieme, come l’abbondanza delle forme di materia e di energia che lo costituiscono, la curvatura dello spazio, il ritmo dell’espansione. I risultati di Planck ci danno una conferma spettacolare del cosiddetto “modello cosmologico standard”, secondo il quale sono sufficienti sei parametri per descrivere le proprietà globali del nostro universo. Il cosmo primordiale era semplicissimo. Ma il mistero è ancora più fitto: ben il 95% del contenuto di materia e di energia dell’universo è sotto forme ancora ignote. E c’è di più: dalle misure di Planck affiorano alcuni dati imprevisti, lievi anomalie che aprono nuove domande su quanto porrebbe essere accaduto nelle primissime frazioni di secondo dopo l’inizio del tempo.