Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 Scienza tra narrazione e complessità

Scienza tra narrazione e complessità

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di Pierluigi Brustenghi, Neurologo USL Umbria 2

I processi che sottendono l’intuizione, l’ acquisizione e consolidazione della conoscenza sono profondamente cambiati nel tempo. Le leggi della natura furono le prime ad essere intuite ed indagate, esse soggiacevano e sopivano indisturbate da millenni in attesa di un buon intuitore che le sapesse portare alla luce. Che la natura, di per sé, fosse portata a nascondersi fu ben presto percepito, Eraclito coniò appunto tutto ciò nella sua celeberrima quanto attuale frase: “La natura ama nascondersi”. L’uomo si convinse che al posto del destino decretato dagli Dei esistessero leggi perscrutabili, indagabili e riproponibili. La sicurezza del viaggio si tradusse in formule matematiche a testimonianza della veridicità e confrontabilità del metodo usato: la mela di Newton cadeva secondo le stesse leggi gravitazionali sia a Woolsthorphe Manor (abitazione di Isaac) che in ogni altra parte del mondo. La scienza diventò universale e visse, per un po’, nell’ebbrezza conferitale dal suo crescente e inebriante potere. Ben presto si comprese che tutto il lavoro scientifico non poteva essere così essenziale e lineare perché a rendere più ardue le cose arrivò la complessità: cum plexum (intrecciato con nodi) da non confondere con il complicato : cum plica (ripiegato su se stesso).

L’approccio riduzionista fu allora paragonabile al sogno di una notte. Nacque così l’incertezza, il dubbio e la probabilità, un fenomeno poteva verificarsi in base a certe condizioni prestabilite ma con variabili imprevedibili, specie se riferite ad un sistema complesso. Il killer che ha attentato alla sicurezza del determinismo scientifico è rappresentato dalla complessità, fenomeno ormai endemico e universale. La dicotomia concettuale e filosofica propria delle due scienze, naturali e sociali, si è sempre andata più accentuando come a sostenere l’assoluta incomunicabilità tra i due mondi. I sistemi complessi sorprendono per la loro imprevedibile dinamica evolutiva essendo di fatto non lineari, non matematici, non computabili; alita in loro un vento impercettibile quanto costantemente vivo e bizzarro. C’è un’invisibile energia che dà corpo e vita ad un insieme di elementi tra loro connessi e interdipendenti, dotati di numerose connessioni il cui prodotto finale è la mutevolezza e dinamicità del contesto. Come gestire una simile e talora caotica rappresentazione della realtà? Si intuisce che solo affidandosi ad un approccio olistico, ove il tutto è superiore alla somma delle singole componenti, sia possibile dominare un mondo così tetragono al controllo.

L’uomo ha sempre temuto la contraddizione, l’ambiguità e l’incertezza ed ha imparato a narrare al mondo i suoi dubbi, nella speranza che la comunicazione fosse la giusta strada per ridurne la portata e gli effetti. Chi narra usa diversi linguaggi, verbali e non e percepisce il livello di compiutezza del gesto, associandolo alla parola. Non sempre le parole aiutano, talora interviene il corpo: “se sapessi dirlo non avrei bisogno di danzarlo”, Isadora Duncan , ballerina statunitense. Gli spettatori delle nostre narrazioni sono al contempo soggetti ed oggetti del nostro comunicare, l’alterità è il mezzo per non decomporsi e perdersi nelle nebbie della fragilità decisionale, i linguaggi della narrazione nel loro estendersi diventano più significativi del rigido algoritmo della scienza pura. Scienza e letteratura sono i due remi della barca che permettono di avanzare nel mezzo delle tempeste del mare: la rotta per non affondare, per non naufragare si conquista a fatica uniformando i derivati che da ognuna delle due forme di sapere derivano. Usare un solo remo ci porterebbe a un moto circolare inutile, unire le due forze all’unisono ci garantisce un movimento verso la meta: comprendere noi stessi e il mondo che abitiamo, come a dire: allo scienziato più letteratura, al letterato più scienza per sfidare al meglio la complessità della vita.

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