Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 Eternità e tempo

Eternità e tempo

4186
0
SHARE

di Sergio Rostagno

Difficile definire che cosa sia il tempo, perché vi siamo completamente immersi e non abbiamo accesso a un balcone da cui contemplare il tempo così come ammiriamo un paesaggio da un poggio non troppo distante. Questa distanza nello spazio, nel tempo non c’è. Chi parla di eternità vorrebbe offrire questo balcone panoramico, ma il filosofo facilmente obbietta che questo punto di osservazione potrebbe essere illusorio e appartenere anch’esso al tempo. Le immagini di Escher ci illustrano fin nei dettagli questi giochi dell’intelletto. Ma saranno soltanto giochi?

Se il tempo è difficile da definire dall’esterno, possiamo però avvantaggiarci delle sue dimensioni, che sono normalmente tre. Non c’è solo passato, presente e futuro, come sapevano gli antichi, c’è anche un tempo interno soggettivo, per ognuno di noi (la y); c’è il tempo storico, nel quale ci troviamo (la x), e c’è infine il tempo del desiderio o della speranza (la diagonale). Siamo una funzione del tempo.

Inoltre possiamo trattare l’eternità come uno stagno immobile, il tempo come una corrente di un fiume che scorre, infine l’attimo come una sorgente che zampilla e non si sa da dove viene. Quest’ultima immagine è quella che ci ha regalato il pensiero antico come soluzione del dilemma tra ciò che sta incrollabilmente fisso e ciò che inesorabilmente scorre. Tra eternità e tempo c’è un solo rapporto: dall’eternità il tempo zampilla come una sorgente sempre nuova.

Ma allora non ci sarebbe nell’eternità stessa il tempo come zampillare perenne? Non sarebbe questa la vera immagine del tempo, che ci libera sia dal divenire senza senso, sia dalla soggezione al fato?

Per venire più vicino a noi: ci siamo molto fidati del progresso; ci pareva che il progresso fosse dominabile e portasse in sé un potenziale inesauribile. Il futuro sembrava definito dal progresso. Simbolo, anzi realtà di questo concetto era la capacità di organizzare il futuro per mezzo dell’assicurazione contro la malattia e la vecchiaia (le pensioni). Finché questi due tendenze sono andate avanti parallelamente, tutto è andato bene (malgrado molte difficoltà). Ora che l’economia ha preso un andamento cieco e imprevedibile, e contemporaneamente la vita umana media nei nostri paesi s’è allungata, questa visione diventa impossibile. Inutilmente si fa del moralismo su di essa. Dobbiamo riprendere a riflettere sul tempo, che è parte di noi stessi.

Dobbiamo allora considerare un altro aspetto: quali sono i criteri del progresso? Stanno essi del tutto dentro il progresso stesso? Stanno dentro di me, dentro la storia del mondo, o fuori, ma fuori dove? I filosofi hanno talvolta distinto l’autentico dall’inautentico e sperato nell’avvento futuro dell’autentico. I teologi parlano del Regno di Dio che viene, anche qui come futuro. Ma dentro il tempo o nell’eternità?

Così come non possiamo autogiustificarci con le nostre azioni (altrimenti saremmo come Eichmann al processo), così non possiamo tracciare dei criteri assoluti da imporre al tempo. Il tempo è anche dentro i nostri criteri, perché è ovunque. Ma dentro i nostri criteri ci possiamo infine stare se contemporaneamente ci possiamo separare da essi e questa distanza tra noi e noi stessi introduce una nuova forma di tempo, che noi possiamo chiamare “parola”, più che eternità, ma che con l’eternità forse ha una certa, indefinibile, parentela. Essa ci libera dagli «empi legami» del tempo, ma contemporaneamente ci ingaggia per un libero rapporto degli esseri umani tra di loro.