Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 Galileo, l’artista toscano

Galileo, l’artista toscano

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di Pietro Greco

Sono passati 450 anni dalla nascita di Galileo, l’artista toscano. Era il 15 febbraio 1564, infatti, quando a Pisa, Giulia Ammannati e Vincenzio Galilei annunciarono la nascita del loro primo figlio, cui diedero nome Galileo per rendere omaggio a un illustre avo. Tre giorni dopo a Roma moriva Michelangelo Buonarroti. E la coincidenza sarà interpretata da alcuni – compreso Vincenzo Viviani, il primo biografo di Galileo Galilei, che brigò per far coincidere le due date – come un passaggio di testimone. Non solo tra due titani, figli della Toscana. Ma tra due epoche storiche. L’ultimo uomo del Rinascimento che consegnava il testimone della modernità a quello che lo storico canadese Stillman Drake ha definito il pioniere della nuova scienza.

Da quattro secoli e mezzo, dunque, possiamo dividere la storia dell’uomo in prima e dopo Galileo. Non c’è dubbio alcuno che  Galileo – con la sua straordinaria attività scientifica di studioso del moto, di astronomo che col suo cannocchiale ha visto letteralmente “cose mai viste prima”, di scienziato che ha saputo intrecciare con rigore metodologico le «certe dimostrazioni» (la teoria) e le «sensate esperienze » (i fatti empirici, frutto di osservazioni e/o di sperimentazioni) – sia stato il tedoforo di una nuova epoca.

Non è semplice anche solo riassumere le molteplici attività che lo hanno portato a inaugurare a quella che sarà definita «la rivoluzione scientifica» meritandosi la definizione di «padre della scienza moderna».

Ci sono almeno due ragioni strettamente scientifiche: gli studi sul moto e le osservazioni del cielo. La grande ambizione di Galileo è stata quella di elaborare una nuova teoria del movimento, superando quella fondata sulla fisica di Aristotele. In questa sua ricerca ha colto risultati di enorme rilievo: come la definizione del principio di inerzia o la spiegazione e il calcolo dell’accelerazione di gravità. Nel raggiungere questi risultati, accanto alle «certe dimostrazioni», Galileo ha sempre utilizzato le «sensate esperienze», mettendo a punto esperimenti di straordinaria precisione.

Forse meno ricercata, ma molto più dirompente è stata l’attività di astronomo del fisico toscano. Che inizia e non termina col già citato Sidereus. Con cui ha proposto al mondo un’idea dei cieli affatto diversa rispetto a quella di Aristotele e di Tolomeo. Un’idea che è in buona sostanza la nostra idea dell’universo.

Già, a proposito dell’universo. Nel Saggiatore, uno dei suoi libri più fortunati, Galileo scrive una proposizione destinata a diventare, a sua volta, celeberrima: «La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto». Basterebbe questo brano per dimostrare come Galileo non sia stato solo un grande fisico, ma anche un grande filosofo della natura ed epistemologo.

[…] E tuttavia c’è di più. In tutta la sua vita, Galileo ha teorizzato e praticato la necessità di abbattere quello che lo storico delle idee Paolo Rossi ha definito il «paradigma della segretezza»: comunicare tutto a tutti. Inventando non solo, come nota Andrea Battistini, un nuovo genere letterario: il report scientifico. Ma inaugurando anche la stagione dei rapporti, trasparenti e necessari, tra scienza e società. E dei rapporti non facili tra scienza e potere, politico e religioso.

Per tutto questo e altro ancora, a 450 anni dalla nascita, Galileo Galilei, l’artista toscano, è più che mai attuale. È più che mai vivo.

Estratto di uno scritto di Pietro Greco