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I matematici e Risorgimento

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di Umberto Bottazzini

Cosa hanno a che fare i matematici col Risorgimento? Niente, se ci si limita alla storia che viene raccontata nei manuali scolastici, e non solo. Perciò sarà per molti una sorpresa scoprire che in realtà, nell’arco del lungo Risorgimento italiano, gli uomini di scienza, ma soprattutto i matematici, hanno avuto un ruolo di primo piano nella vita politica del nostro paese. Li troviamo alla guida delle istituzioni nelle ‘Repubbliche sorelle’ nate dalle baionette delle armate di Napoleone, nella Repubblica Cisalpina e nella Repubblica napoletana. Combattenti nelle Cinque Giornate e nelle battaglie del Quarantotto. E ancora nel governo della Repubblica Romana del 1849. Insomma, protagonisti della ‘rivoluzione’, come la chiamò Manzoni, che ha portato all’Unità del nostro paese, e poi della vita politica del nuovo Regno. Matematici come Federico Menabrea, esponente di spicco della Destra cattolica e oltranzista nel Parlamento subalpino, deciso oppositore della politica di Cavour in materia di religione e libertà di stampa, e poi più volte primo ministro nello Stato unitario. Ma anche matematici come Francesco Brioschi e Luigi Cremona, fieri anticlericali, impegnati  nel progetto politico e culturale di portare il nuovo Stato al livello delle più avanzate nazioni europee. Segretario generale della Pubblica Istruzione, fondatore nel 1863 dell’Istituto Tecnico Superiore (l’odierno Politecnico) e a lungo punto di riferimento della vita politica ed economica milanese, dopo Porta Pia Brioschi è delegato dal governo a ricostruire il sistema di istruzione lasciato in misere condizioni dallo Stato pontificio. E come lui Cremona che, prima di concludere la sua carriera politica come ministro della Pubblica Istruzione e vice-presidente del Senato, si impegna nella realizzazione di un grande ‘progetto cosmopolita’, come Quintino Sella (anch’egli matematico di formazione) definiva il progetto di fare della nuova capitale la Roma della scienza, dopo quella dei Cesari e dei Papi. Nei primi decenni di vita unitaria, i matematici hanno animato le discussioni in Senato sulle questioni vitali del paese, dal bilancio dello Stato alla politica doganale, la rete ferroviaria, lo sviluppo industriale, la politica universitaria e la formazione di una nuova classe dirigente. Le loro figure sono scomparse dai manuali, ma le vicende di questi “eroi” dimenticati invitano a guardare alla storia del nostro Risorgimento da una prospettiva nuova ed originale, più aderente alla realtà storica e tuttavia finora ignorata dagli storici.