Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 Il tempo della fisica, il tempo del senso comune

Il tempo della fisica, il tempo del senso comune

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di Pietro Greco

Il tempo presenta, da sempre, diverse facce. Talvolta nette e precise. Talaltra sfumate e soffuse. Facce diverse, eppure tanto interpenetrate che ventisette secoli di indagine filosofica e quattro di indagine scientifica non sono riusciti a risolverle. E così c’è il tempo, creativo, della biologia. E c’è quello, imperativo, della teologia. C’è il tempo statico e quello dinamico. C’è il tempo profondo e l’attimo fuggente. C’è un tempo tragico: la grande mano crudele che porta degrado, distruzione, morte e dissoluzione, come lamentava il poeta inglese John Donne. E c’è un tempo epico: quello della grande mano ordinatrice che porta armonia, creazione, vita e storia.  E ancora: c’è un tempo scolpito nella materia e c’è un tempo carpito dalla coscienza. C’è un tempo reale e un tempo immaginario. Un tempo soggettivo e (forse) il tempo universale.  C’è il tempo e, infine, c’è l’eternità.

Cos’è dunque il tempo?

«Se non me lo chiedi, lo so. Ma se me lo chiedi – dobbiamo ammettere con Agostino – allora non lo so più».

Sono davvero troppe, e talvolta troppo sfuggenti, le sue tante facce per poterle vedere, toccare, indagare. Per poter dare una definizione soddisfacente del tempo. Limitiamoci dunque a scrutarne solo due di quei tanti volti (salvo, poi, scoprire che come in un ologramma, l’ologramma del tempo, ciascuno si scompone in mille altri): il tempo della fisica e il tempo del senso comune. Due volti che, come in un Giano schizofrenico, usano guardarsi in cagnesco. Due volti che, come un pomo della discordia lanciato sul tavolo degli idei della conoscenza, fanno guardare in cagnesco.

L’uno, il tempo del senso comune, fa leva sull’intuizione e sull’esperienza più intima dell’uomo. Quelle, per dirla con il filosofo Henri Bergson «della nostra evoluzione e dell’evoluzione di tutte le cose nella durata pura». È il tempo, irreversibile e universale, dei fenomeni naturali che percepiamo, che sperimentiamo sulla nostra pelle di creature che nascono, crescono e muoiono.

L’altro, il volto del tempo della fisica, poggia su rigorose fondamenta matematiche. E nega, per dirla con Albert Einstein: «qualsiasi valore oggettivo … al tempo soggettivo». È il tempo, reversibile e relativistico, dei fenomeni che indaghiamo con la sola potenza della ragione e di quella che Galileo definiva la «lingua matematica». L’unica che, se posseduta, ci mette in grado di leggere correttamente il libro della natura. Senza la quale indagare il mondo che ci circonda «è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto».

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