Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 Misurare la coscienza: dalla teoria alla pratica

Misurare la coscienza: dalla teoria alla pratica

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di Marcello Massimini

Siamo arrivati a vedere stelle lontanissime, ma non abbiamo ancora un metodo affidabile per vedere dove brilla la luce della coscienza nel mondo intorno a noi. Perché la coscienza sparisce quando ci addormentiamo per poi ricomparire nel buio della notte, più vivida che mai, durante un sogno? È cosciente un uomo che esce dal coma, ma rimane immobile e muto per mesi o anni? Lo è un pappagallo che parla? O un delfino che gioca? Questi quesiti, così concreti e così urgenti, rimangono ancora irrisolti ed evidenziano un problema generale che ha implicazioni esistenziali e filosofiche: nonostante gli straordinari successi delle neuroscienze, non abbiamo ancora idea di quale sia l’ingrediente misterioso che fa la differenza tra la materia incosciente e quella cosciente.

Possiamo certamente scegliere di non affrontare il problema, e possiamo addirittura assumere che il problema sia in principio irrisolvibile, una posizione spesso assunta dai filosofi. Dobbiamo però essere consapevoli che un tale scetticismo, bel lungi dal rappresentare un atteggiamento prudente, è molto rischioso. Infatti, in assenza di una comprensione scientifica del rapporto cervello coscienza e in assenza di una misura oggettiva, siamo costretti a valutare il livello di coscienza di altri individui in modo molto superficiale,  basandoci sulla loro capacità di interagire con l’ambiente circostante. Per questa ragione può capitare che pazienti che si risvegliano dal coma pienamente coscienti ma completamente paralizzati non vengano riconosciuti come tali, per mesi o anni. Infatti, sappiamo bene che la coscienza può essere interamente generata all’interno del cervello, in assenza di qualsiasi comunicazione con il modo esterno; ciò accade, quasi ogni notte, quando sogniamo.

Nell’affrontare questo problema ci siamo lasciati guidare da una teoria (la teoria dell’informazione integrata) che suggerisce che dentro il cervello cosciente c’è davvero qualcosa di speciale, qualcosa che è molto difficile trovare altrove: un miracoloso bilancio tra diversità e unità. Così, negli anni, abbiamo messo a punto una specie di cannocchiale: una sonda magnetica che invia impulsi nel cervello per misurare i riflessi di questo improbabile equilibrio. Un metodo un po’ rozzo, ma efficace che ci consente di vedere meglio la luce della coscienza nel buio dei reparti di terapia intensiva e che un giorno potrebbe aiutarci a capire meglio quanto sia prezioso e unico il cervello e la coscienza di ogni uomo.