Home News Festa di Scienza e Filosofia 2014 Un tempo ad arte

Un tempo ad arte

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di Enrico Sciamanna

Gli artisti pensano alla “durata”. La loro opera ha senso in quanto testimonianza di essi in proiezione futura, eterna, almeno nelle speranze. Tutti gli artisti, di qualsiasi genere. I musicisti, gli scrittori, i teatranti hanno a disposizione, come elemento implicito del loro agire, il tempo, analogico al proprio lavoro.

L’arte figurativa è apparentemente (in realtà anche) sostanzialmente incompatibile con la rappresentazione del tempo come continuità, ma non così tanto da impedire il tentativo di infrangere la barriera imposta dalle leggi fisiche che regolano i comportamenti dei mezzi a disposizione. Una tavola con i colori, il marmo, il bronzo, l’intonaco dipinto sono ospitati dal tempo, immagine1ma non lo riproducono, non sono in grado di dare l’impressione del suo scorrere, soprattutto il senso. Quindi, volendo illustrare il modo di descrivere il tempo nell’arte, non si avrebbe, almeno fino ad un certo punto, niente di più che una nutrita rassegna di testimonianze in cui lo spazio, quindi l’affiancarsi e il distendersi di oggetti, è elemento imprescindibile. Perché spazio e tempo non sono mai stati concepiti, dall’uomo e dall’artista, separati. Altro elemento costitutivo è il gesto, la suggestione dell’azione: il braccio alzato, le gambe tra loro discoste, i piedi che sembrano calpestarsi, come nei mosaici di S. Vitale.

Escamotages, che non perseguono nell’intenzione del creatore il fine di misurare o rendere plausibile lo scorrere dei momenti, ma che implicitamente lo propongono. Perché la difficoltà che l’artista incontra è generata sì dai limiti insiti nello specifico della sua competenza, ma ancora di più dal rapporto problematico tra l’ente tempo e la definizione dello stesso nella storia del pensiero. In verità il tempo è spesso considerato una costruzione fatta proprio dalla mente umana per venire a capo della complessità della natura. A leggere alcuni capisaldi se ne ha un riscontro.

La civiltà degli egizi lo considera ininfluente e la raffigurazione del mondo è strettamente legata all’immutabilità.

 

immagine2immagine3Gli etruschi, tanto per ampliare lo sguardo su un passato che ci riguarda, ne considerano il ruolo e tentano di circoscriverne le caratteristiche in relazione agli accadimenti umani. Ne traiamo una prova grazie alla splendida  lastra tombale del British, dove l’auleta col suono del diaulos prova ad annientarne il procedere.

immagine4Con un salto “temporale” dovuto a varie indisponibilità, rivolgiamo l’attenzione al rinascimento, dove troviamo Leonardo, ardito ed efficace, che con lo “sfumato” induce alla percezione del trascorrere del tempo, imprimendo nell’osservatore un’idea dei “moti dell’animo”: non un tempo scandito forzatamente, soltanto accennato, ma con la chiara affermazione di un’esigenza.

 

Michelangelo aveva steso sul fondo verticale del “Giudizio” nella Cappella Sistina, a indicazione del termine ultimo della parabola della creazione, un firmamento azzurro come barriera delicata e impenetrabile: la fine dello spazio, la fine del tempo, del tempo dell’uomo.

immagine5Con l’arte barocca si frantuma il diaframma e si tenta di dare una risposta con l’ingresso in scena dell’eternità. Il cielo, inteso come Paradiso, regno di Dio che viene in contatto con la terra e trasforma la storia in escatologia: la confluenza in un ambito in cui tutto si sublima e i dati terreni, tempo compreso, svaniscono.

segue un’epoca in cui le emergenze in questione si individuano a difficoltà, in quanto eredità dei precedenti secoli, o mancanza di interesse specifico. Ineludibile però, in quanto topos perenne, il Saturno/Cronos che divora i propri figli di F. Goya.

immagine6Gli impressionisti le assumono come atmosfera.

I cubisti lo introducono favorendo la visione mentale dell’oggetto e i futuristi, mutuando da H. Bergson la distinzione tra tempo e durata, ne fanno il protagonista assoluto dei propri lavori, ma sempre in maniera descrittiva, non concettuale, perché il concetto di tempo continua a fare resistenza agli assalti del pensiero.

Permane difficile il rapporto con una delle cosiddette variabili indipendenti, oggi ormai depotenziate della loro assolutezza, ma inseguito, ricercato.

immagine7Se l’artista tentasse la visione della traduzione della possibile relazionalità: (materia = energia) = (spazio = tempo), dovrebbe ricorrere a procedimenti indisponibili. Quando lo fa (se lo fa o se crede di farlo) lascia allo spettatore il compito di tradurre il senso, fino al punto di comprensibilità.

 

Banale l’intuizione di S. Dalì (volgare quasi, almeno nella giustificazione che li fa scaturire dalla visione del Camembert) degli orologi molli della Persistenza della memoria, suggeriti da una casualità “paranoica”, ospitati in uno spazio che traduce l’orizzonte onirico, zona in cui la temporalità non segue le regole della razionalità e ancor meno quelle della scienza sperimentale. Il surrealismo con i suoi déplacement, gli slittamenti, non solo altera i rapporti tra gli oggetti, ma scombina lo scenario in cui la rappresentazione si manifesta, ponendo nuove questioni di senso.

 

La performance, la land art, o altre simili proposizioni indicano intrinsecamente la volontà di risolvere o, quanto meno di affrontare il problema.

Intanto irrompe un nuovo sistema: il cinema che grazie al movimento dota l’arte dell’immagine di una risorsa affatto nuova per penetrare all’interno del problema, in quanto c’è assoluta congruenza tra azione e tempo. I. Bergman in Scene da un matrimonio immette, per enfatizzare la dissolvenza, lo sgocciolio del rubinetto tra le sequenze.

immagine8Anche se nel frattempo le domande sono cambiate, la fisica moderna stabilisce nuovi canoni e ciò che era valido per la fisica classica viene messo in discussione, falsificato. E, mentre si adegua, l’arte vede disponibili altri strumenti, nuove sollecitazioni per addentrarsi in regioni fino ad allora impraticabili perché “inesistenti”.