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Realismo e verità nella ricerca scientifica e nel pensiero filosofico

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di Valerio Meattini

Valerio Meattini
Valerio Meattini

Di là dalle forzature della tesi neopositivistica, in cui la normatività della metodologia scientifica esclude la rilevanza della storiografia e di quella anarchica, secondo la quale la storiografia scientifica esclude la possibilità della metodologia, il realismo nella scienza assume come costitutivo l’attrito e la re-azione di ciò che c’è. Per quanto sofisticato, tecnicamente e teoricamente, il nostro rapporto con la realtà non annulla il momento di relativa passività in cui dobbiamo registrare la risposta della natura. Infatti: se quello che cerco c’è o non c’è, non dipende dagli strumenti teorici e pratici utilizzati nel corso delle indagini e tantomeno dalle “credenze” di una certa comunità o dalle sue convinzioni di fondo.

Nella pratica comune della scienza ci sono postulati, come sosteneva Francesco Barone, che non possono essere ignorati pena l’abolizione di quell’attività umana che storicamente e teoricamente si connota appunto come scienza. Postulati come: (a) una teoria scientifica è tale quando accetta di confrontarsi con quelli che ingenuamente chiamiamo “fatti” e che secondo una certa epistemologia possiamo chiamare “problemi empirici comuni”; (b) il confronto con i “fatti” o “problemi empirici comuni” implica che l’attività di ricerca scientifica sia guidata da un’idea regolativa che possiamo esprimere così: l’attività scientifica pretende di cogliere come le cose effettivamente stanno, in altre parole l’idea regolativa della ricerca scientifica è quella di verità. Il concetto di verità, infatti, è ineliminabile per chi ritiene che la ricerca non esaurisca l’oggetto della ricerca, è dunque la realtà delle cose (per quanto complesso e non ingenuo debba essere per noi questo concetto di realtà).

Quali tipologie di ‘oggetti’ s’incontrino, e si debbano accettare come esistenti, è però nella ricerca scientifica una questione molto dibattuta. L’antirealismo contemporaneo, in una sua versione, non nega l’esistenza di una realtà altra da sé, ma nega che si possa attribuire il carattere teorico della realtà agli enti teorici di cui abbondano le teorie scientifiche (gli elettroni, le particelle elementari…). Sorgono, dunque, delle questioni che per alcuni sono originate da un eccesso di empirismo e che possono trovare risposta relativizzando il concetto di verità rispetto al suo ambito di riferimento. Questione e risposta che ne comporta un’altra: ci sono nella realtà tipologie d’esistenza che il metodo oggettivante della scienza non può cogliere, oppure tutto ciò che esiste deve ricadere sotto il dominio della scienza?

Sembra, dunque, che non si possa parlare dell’essere, e perciò della realtà, se non dalla prospettiva che ne ho, ma ciò non comporta che l’essere, la realtà, si riduca alla prospettiva che io o noi ne abbiamo.