Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia «Ego cogito, ergo sum, sive existo»

«Ego cogito, ergo sum, sive existo»

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Da cosa siamo formati? Probabilmente non ci siamo mai veramente soffermati su tale domanda.

Ebbene in noi essere umani sono compresenti tre distinti livelli interconnessi: il corpo, σῶμα, ossia la dimensione fisica che può essere vista e toccata, in quanto parte materiale, la mente, πνεῦμα, per mezzo della quale ragioniamo, elaboriamo pensieri e discorsi, ma di cui ci serviamo anche per decidere quale atteggiamento e comportamento sia meglio assumere, ed infine l’anima, ψυχή, il terzo ed ultimo livello, convenzionalmente utilizzato per indicare il complesso delle funzioni celebrali, emotive, affettive e razionali (cosiddette “psichiche”) che sono distaccate dalla dimensione corporea e materiale.

Il rapporto che lega queste tre dimensioni viene paragonato metaforicamente dal professore Silvano Tagliagambe al nodo Borromeo, nel quale tre anelli, sciolti due a due, restano connessi in quanto legati a tre, ma in cui appena uno viene tagliato, tutti si sciolgono.

Nel corso della storia il dualismo mente-corpo, concezione metafisica secondo cui la realtà è costituita da due sostanze fondamentali, ontologicamente separate e prive di un rapporto causale che le leghi, è stato a lungo dibattuto.

Qualora però mente e corpo siano distaccate, come è possibile spiegare i tanti fenomeni quotidiani che dimostrano il contrario? Ad esempio il fatto che subito dopo che ci feriamo è la mente a percepire il dolore e ad essere sempre cosciente del nostro stesso corpo.

René Descartes, noto con il nome di Cartesio, riteneva che l’uomo avesse coscienza di sé in qualità di essere pensante, come afferma nella celebre citazione: «Ego cogito, ergo sum, sive existo» («Io penso, dunque sono, ossia esisto»), più frequentemente conosciuta mediante la semplificazione “cogito ergo sum” e aveva individuato nell’uomo due sostanze: una res cogitans, il pensiero in esteso, l’ambito concernente la psiche, e una res extensa, ossia l’insieme di ciò che è materiale e che possiede dunque dimensioni quantitative e misurabili.

Egli sosteneva che, essendo tutti i corpi, pure quelli degli uomini e degli animali, delle macchine, anima e corpo fossero semplicemente collegate, meccanicamente appunto, da una ghiandola pineale.

Prima di Cartesio, Platone ed Aristotele avevano sostenuto tesi tra loro discordanti.

Il primo era un intransigente sostenitore del dualismo, della distinzione e dell’indipendenza tra anima e corpo, il secondo rifiutava questa concezione dualistica, ritenendo che l’anima non potesse essere separata dal corpo, ma al contrario identificata con le capacità che consentivano ad esso di vivere.

Nel Medioevo e nel Rinascimento si passa invece da un dibattito tra religione e filosofia ad un’estensione della nozione di “anima” alla natura.

Ancora oggi tale dualismo tra anima-corpo e mente-corpo rappresenta una questione decisamente dibattuta ed irrisolta, strettamente connessa al benessere dell’uomo; quest’ultimo tuttavia mette in evidenza una forte correlazione mente-corpo. Difatti capita quotidianamente di percepire e capire cosa momentaneamente proviamo in base a reazioni e sensazioni fisiche.

Ciò implica non solo un legame mente-corpo, ma anche una grandissima incidenza e risonanza del benessere fisico sugli stati d’animo e una determinante influenza esercitata dalle emozioni sul corpo e sul suo stesso star bene, con la conseguente formazione di un’unità somato-psichica.

Pertanto la metafora adottata dal professore Tagliagambe per identificare e definire il rapporto corpo, mente, psiche è assolutamente efficace nella spiegazione di una relazione tra quelle che sono dimensioni separate in assenza anche solamente di una, ma unite nel momento in cui tutte e tre siano presenti simultaneamente.