Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia Filosofia e Scienza: un dialogo (quasi) continuo

Filosofia e Scienza: un dialogo (quasi) continuo

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La scienza e la filosofia nel corso della storia hanno subito cambiamenti nel loro rapporto.

Nell’età classica la filosofia, ritenuta una ricerca razionale e dialogica rivolta alla comprensione della totalità del reale non era distinta dalla scienza, che tende per natura alla verità.

Un sapere metafisico che voleva condurre l’uomo alla verità, sfuggire all’ignoranza lo avrebbe portato a raggiungere la gioia, la condizione di ogni essere vivente di realizzare ai massimi livelli la propria natura.

Secondo Platone la scienza era la conoscenza dell’universale e la filosofia scienza delle idee.

Riteneva inoltre la matematica e la geometria materie propedeutiche alla filosofia poiché permettevano all’uomo di ragionare in modo astratto.

Condannava le scienze empiriche come la fisica e l’arte, in quanto si occupavano dello studio delle copie imperfette dell’idee.

Dopo la conquista della Grecia da parte della Macedonia la condizione dell’uomo greco cambiò da cittadino a suddito. In questo periodo Aristotele, alunno di Platone, sviluppò un altro pensiero: credeva che la scienza fosse una conoscenza razionale delle cause e del perché delle cose.

Inoltre classificò le scienze secondo un criterio oggetto-scopo. Come Platone credeva che metafisica e matematica fossero scienze ma rivalutava il ruolo della fisica, affermando che quest’ultima studiasse le cause degli enti naturali soggetti a cambiamenti.

Con l’avvento dell’età moderna il rapporto tra scienza e filosofia subì un ulteriore cambiamento: la filosofia venne ritenuta insignificante e inutile e la scienza una ricerca basata sull’esperienza con metodo matematico-sperimentale.

Francesco Bacone, filosofo inglese del 1600, sosteneva  che l’obiettivo dell’uomo era conoscere la natura per dominarla. Egli riteneva infatti che la scienza dovesse essere al servizio dell’uomo. Rivolgeva le sue critiche al sapere aristotelico, ritenuto superficiale e improduttivo, e alla superstizione.

Auguste Comte, importante esponente del positivismo e sociologo francese del XIX sec, classificò le scienze secondo un criterio di decrescente generalità e di crescente complessità: matematica, astronomia, fisica, chimica, biologia, sociologia.

La scienza corrispondeva per Comte ad un sapere positivo dei fenomeni e delle loro relazioni o leggi, senza addentrarsi tra le cause più profonda.

La forma perfetta di sapere, quello positivo, si raggiungeva tramite un processo che implicava il superamento della conoscenza teologica e metafisica in tre stadi: nel primo, di tipo teologico, si approcciava la natura intima degli esseri, qualora prodotti da essenze soprannaturali; il secondo, di tipo metafisico, con la sostituzione di agente soprannaturali con vere forze astratte dei fenomeni; il terzo, quello positivo, con il raggiungimento di una conoscenza dei fenomeni e delle loro leggi.

Nell’età contemporanea la scienza e la filosofia tendono ad essere ricollegate anche se considerate diverse.

Karl Popper, filosofo austriaco della scienza del 1900, elaborò il criterio della falsificabilità, affermando che una teoria, per essere scientifica, dovesse essere falsificabile e che nell’assenza di tale criterio fosse impossibile considerarla valida.

Le affermazioni metafisiche comunque avevano per Popper perfettamente significato. La scienza stessa, si fonda su paradigmi metafisici, storicamente succedutisi.

Per descrivere il suo approccio filosofico alla scienza ha coniato l’espressione razionalismo critico che implicava il rifiuto dell’empirismo logico.

Adorno e Horkheimer scrissero la Dialettica dell’Illuminismo nel 1947, in cui manifestavano tutto il disgusto per la malattia della contemporaneità.

Gli eventi della II Guerra Mondiale, come Auschwitz e la bomba atomica, avevano quasi condotto l’uomo alla distruzione e la filosofia, considerata inutile nell’età moderna, avrebbe dovuto ricondurre la scienza ad occuparsi della felicità dell’uomo senza essere neutrale nei confronti dei suoi problemi.

Albert Einstein nel 1955 con il Manifesto degli Scienziati affermava che la filosofia fosse la maestra della scienza e quest’ultima, come Adorno e Horkheimer, dovesse occuparsi della felicità dell’uomo e della tutela della natura, senza puntare al potere.

Inoltre per Einstein la conoscenza era l’insieme alchemico di osservazione empirica e ragionamento.

I filosofi hanno mantenuto attorno a se stessi…una certa aura di magia. La filosofia è considerata come qualcosa di strano e di assurdo, che si occupa di quei misteri di cui si occupa la religione, ma non in modo tale da poter essere “rivelata ai bambini” o alla gente comune.