Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia Scienza e Filosofia: Unione o divisione?

Scienza e Filosofia: Unione o divisione?

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Sin dal principio tra scienza e filosofia vi sono stati rapporti diversi, ora di corrispondenza, ora di contrapposizione o addirittura netta separazione.

E’ necessario però, al fine di maturare una maggiore consapevolezza del legame che le unisce o le divide, ripercorrere le varie interpretazioni che, nel corso della storia, sono state ad esse attribuite.

Nell’età classica, con filosofi come Socrate, Platone e Aristotele, tra le due vigeva un legame di affinità ed equivalenza, là dove la filosofia, in quanto metafisica e teologia, era scienza.

L’obiettivo di entrambe era quello di raggiungere una verità relativa ai valori universali, al vero, al giusto, al bene, la cui essenza secondo Platone non era altro che lo strumento per agire bene per la comunità.

La filosofia classica infatti considerava l’uomo un essere dotato di ragione oggettiva, che si occupava dell’idea del sommo bene, della determinazione umana e della realizzazione di obiettivi supremi.

Nel momento in cui però, nell’età moderna, la scienza, in quanto insieme di conoscenze ricavate dall’esperienza e per essa valide, inizia ad indagare il campo della natura mediante strumenti matematici  e avvalendosi di un metodo matematico sperimentale e non più di quello matematico-deduttivo dell’età classica, secondo cui invece era possibile pervenire all’essenza della realtà indagata mediante un’intuizione intellettuale, la filosofia, in quanto metafisica e teologia, si separa dalla scienza.

Tuttavia non si tratta di una semplice separazione, ma di una vera e propria svalutazione della filosofia in quanto metafisica, considerata da Comte, teorico del positivismo sociale francese, inutile, poiché l’unica filosofia “positiva” era quella della scienza.

In età contemporanea però, con la prima e la seconda guerra mondiale, avviene un radicale cambiamento; difatti nel 1947 con la “Dialettica dell’illuminismo”, opera filosofica di Max Horkheimer e Theodor Adorno, la separazione tra filosofia e scienza viene ritenuta la causa della malattia della stessa età moderna, la cagione, la scaturigine di Auschwitz, della bomba atomica e anche del disastro ambientale. Il filosofo ed epistemologo austriaco naturalizzato britannico, Karl Popper, non parla più di corrispondenza o contrapposizione, ma di unione (Scienza + Filosofia); egli, dicendo « Non penso più come un tempo che ci sia una differenza fra scienza e metafisica, e ritengo che una teoria scientifica sia simile a una metafisica; […] nella misura in cui una teoria metafisica può essere razionalmente criticata sarei disposto a prendere sul serio la sua rivendicazione ad essere considerata vera. »  ritiene dunque che la medesima scienza, priva di un carattere totalizzante, sia basata su criteri metafisici.

Certo, ci dice Popper, la filosofia non può essere considerata una scienza, non essendo falsificabile, ma non per questo essa è priva di senso, anzi egli parla addirittura di una funzione propulsiva esercitata dalla metafisica sulla scienza.

Quest’ultima quindi deve ricollegarsi alla filosofia poiché solamente da essa può trarre insegnamento su quello che è lo scopo e il fine della ricerca.

Tale concetto viene affermato anche dallo stesso Einstein, il quale riteneva che la felicità dell’uomo corrispondesse al benessere dell’umanità e alla tutela dell’ambiente naturale. Pertanto nell’età contemporanea assistiamo anche ad un oblio della riflessione filosofica, che conduce, nel periodo successivo alle due guerre mondiali, ad una conseguente rivalutazione della stessa propria di Platone ed Aristotele, la quale implica a sua volta un collegamento tra scienza e filosofia, e che contribuisca sia all’uomo che alla natura.

E’ possibile dunque notare come il punto di arrivo sembri ritornare al punto di partenza, con una rivalutazione della ragione filosofica e dei grandi sistemi classici.
Tuttavia cosa dovremmo trarre da questi travagliati cambiamenti di pensiero?

La risposta è certamente soggettiva, ma qualsiasi essa sia, deve sempre partire dal presupposto che esista un’interazione, di qualsivoglia natura, tra scienza e filosofia.