Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia Il nodo Borromeo e l’equilibrio tra le parti

Il nodo Borromeo e l’equilibrio tra le parti

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Il filosofo Cartesio definiva l’uomo una macchina «incomparabilmente meglio ordinata di […] qualsiasi altra tra quelle che gli uomini possono inventare ». Oggi dopo robot e computer possiamo ancora vantarci di essere, considerando la somma di tutte le funzioni del nostro organismo, la macchina più potente di tutte, la cui potenza non può però essere vista come una semplice somma delle parti, ma come un’unità/totalità.

Questa visione olistica del corpo umano può essere metaforicamente identificata con il nodo Borromeo, una particolare figura costituita da tre anelli scollegati tra loro a due a due, ma collegati a tre, in cui basta toglierne uno per sciogliere il nodo.

Questo collegamento è quello che esiste tra psiche, corpo e mente; togliendo solo una delle componenti risulteremmo incompleti e incapaci di “funzionare” sfruttando al meglio le nostre potenzialità.

Per psiche si intende lo scambio di informazioni tra noi e un’intelligenza collettiva, portatrice di un ampio patrimonio culturale, a cui tutti possono collegarsi, attingendo ed aggiungendo informazioni, come spiega il professor Silvano Tagliagambe.

Il nostro cervello non è più solo in contatto con la nostra mente, latrice della nostra intelligenza, delle nostre emozioni e del nostro carattere, ma con qualcosa di più ampio, la psiche, che si fa portavoce di una coscienza e conoscenza collettiva.

Se non ci fosse stata questa interazione non ci sarebbe stato il progresso, non ci sarebbe stata cultura, l’uomo non si sarebbe mai evoluto, non avrebbe acceso il fuoco e più tardi non avrebbe mai imparato a volare.

La nostra società oggi è tale grazie al patrimonio culturale che la molteplicità ha condiviso con il singolo, e che esso a sua volta ha condiviso con la molteplicità.

Mente e soma, emozioni e percezioni, non sono realtà a sé stanti ma condividono costantemente informazioni le une con le altre, dal punto di vista fisiologico, infatti, il corpo umano funziona grazie a degli scambi tra cellule e al rapporto che esse intrattengono con l’ambiente che le circonda.

Si pensi ai principali sistemi dell’organismo, quello nervoso, quello endocrino e quello immunitario, si tratta strutturalmente di tre sistemi separati ma che comunicano tra loro grazie a particolari molecole, i ligandi, prodotti dalle cellule stesse.

Va dunque superato il dualismo psicofisico, secondo cui mente e corpo sono due “mondi” distinti per dare spazio a una visione d’insieme, particolari strutture cellulari come per esempio i neuroni, tipici del sistema nervoso, non operano solo in esso ma anche nel sistema immunitario e in regioni neurali adibite al controllo delle emozioni.

Nelle situazioni di stress, per esempio, vengono liberati ormoni come adrenalina, noradrenalina e oppiacei naturali, che il corpo utilizza per far fronte ad una situazione di crisi. L’emergenza non resta dunque solo a livello mentale ma si manifesta anche a livello fisico, facendo sì che il corpo acquisisca una maggiore resistenza al dolore.

Questi ormoni d’altra parte attaccano le cellule immunitarie rendendo l’organismo momentaneamente più debole, concentrando tutte le risorse su un’unica emergenza primaria.

Un individuo che vive situazioni di tensione, stress, ansia e che non è nuovo a sentimenti di rabbia e ostilità, che si identifica con particolari situazioni di disagio sociale è soggetto, con probabilità più alte del normale, a soffrire di patologie come asma, cardiopatie ed emicrania.

In caso contrario una condizione mentale sana e propositiva sembra abbassare l’ingerenza di queste patologie.

Il neuroscienziato americano David Felton grazie ad uno studio sulle emozioni, ha potuto studiare lo stretto collegamento che vi è tra sistema nervoso ed emotività, traendo la conclusione che molte cellule immunitarie vengono aggredite da messaggi nervosi.

Si tende a pensare che sia la manifestazione fisica di una determinata patologia a portare un disagio psichico, ma in molti casi avviene il fenomeno opposto. Uno stress prolungato dovuto ad uno specifico disagio sociale, può essere causa di disfunzioni organiche responsabili del manifestarsi di svariate patologie.

In molti casi, anche se a nostra insaputa, si verifica una distonia tra mente e corpo, una situazione in cui queste due strutture invece di lavorare in armonia iniziano a operare l’una contro l’altra.

Immaginiamo per esempio, di voler correre una lunga maratona non avendo però una buona preparazione atletica; da un lato il cervello ci “garantisce” che possiamo farlo, ma il nostro corpo, non abbastanza allenato per affrontare l’enorme sforzo, ci impedisce di compiere questa azione.

Ciò accade perché il corpo ha maggiore influenza sull’organismo nella sua totalità rispetto a quella che ha la mente, ecco perché in molti casi si tende a pensare che sia un male fisico a portare ad un male psicologico e non il caso contrario.

Le prime filosofie a dare importanza all’equilibrio tra queste tre dimensioni che interagiscono nella vita umana furono quelle orientali, qui nacque la meditazione e la necessità del raggiungimento di una pace prima interiore e poi esteriore, una pace tra corpo e mente ma anche tra mente e psiche.

«Se l’umanità deve sopravvivere, la felicità e l’equilibrio interiore sono di importanza fondamentale; altrimenti è molto probabile che le vite dei nostri figli e dei loro figli siano infelici, disperate e brevi » Tenzin Gyatso0404