Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia Il nodo Borromeo: “Mens sana in Corpore sano”

Il nodo Borromeo: “Mens sana in Corpore sano”

2818
0
SHARE

Il «nodo borromeo» è costituito da tre anelli che hanno una proprietà importante: sono legati fra loro, benché non lo siano a coppie. Più precisamente, rimuovendo uno qualsiasi dei tre anelli, i due anelli rimanenti risultano sciolti, benché i tre insieme non lo siano.

Il nodo Borromeo è stato reinterpretato in chiave psicanalitica da Lacan, in uno dei suoi passi meno oscuri, in cui lo presenta con l’interrelazione tipica tra realtà e immaginazione mediata dal mondo dell’inconscio, nel territorio dell’inconscio, dove l’inconscio fa da elemento di saldatura tra due ambiti, quello della realtà e quello dell’immaginazione che altrimenti sarebbero destinati a rimanere irrelati.

Questo nodo è stato ripreso dal prof. Silvano Tagliagambe per studiare il rapporto tra corpo, mente e psiche.

Analizzeremo come il corpo e la mente non hanno vita propria e necessitano di compenetrarsi per consentire un benessere globale della persona.

Parlando di unità somato-psichica dell’uomo, si fa riferimento ad una unità che implica una profonda ripercussione del benessere fisico sugli stati d’animo e viceversa una profonda influenza delle emozioni sul corpo e sul suo benessere. Corpo e mente non sono due mondi separati, ma due parti, in continua influenza reciproca, di un tutto unitario, tanto da richiedere che qualsiasi malattia fisica venga indagata non solo da un punto di vista medico e psicologico, ma anche considerando l’aspetto emotivo che l’accompagna.

Nel corso dei secoli si è assistito ad un ampio dibattito intorno a tali questioni e non solo per le diverse posizioni assunte dagli studiosi nel tentativo di dare una risposta al problema, ma anche per il modo in cui di volta in volta veniva posta la questione e per il significato attribuito nei vari periodi storici.

Occorre puntualizzare che durante una prima fase, più che di rapporto mente-corpo occorre parlare di rapporto anima-corpo dove per anima si intende il principio di vita, mentre per corpo si intende la materia inanimata.

Platone è il primo netto sostenitore di una posizione dualistica: anima e corpo sono due sostanze distinte, irriducibili l’una all’altra, indipendenti. In particolare l’anima è immortale e non solo continua a vivere dopo la morte del corpo, ma è esistita anche prima del corpo al quale è stata incatenata. L’anima è il centro della vita intellettiva ed etica dell’uomo, è l’essenza dell’uomo ed è concepita come immateriale.

Mentre Aristotele rifiuta il dualismo platonico: pur concentrandosi sul significato di anima come vita, ritiene che essa non possa essere separata dal corpo, ma anzi identifica l’anima con capacità specifiche del corpo, e cioè con quelle capacità che consentono all’organismo di vivere.

Durante il Medioevo il rapporto anima-corpo viene dibattuto tra religione e filosofia nel tentativo di costruire una filosofia cristiana che conciliasse l’idea dell’immortalità dell’anima e della mortalità del corpo, con quella dell’uomo inteso come totalità di anima e corpo.

Anche nel Rinascimento continua ad essere dibattuta non solo la questione del rapporto mente-anima come l’avevano impostata Platone da un lato e Aristotele dall’altro, ma anche l’accezione fondamentale che la nozione di anima aveva avuto per tutta la sua storia, cioè quella del suo rapporto essenziale con la vita.

Da questo punto di vista il concetto di anima viene esteso a tutta la natura.

Nel corso del Seicento le nozioni di anima di origine platonica o aristotelica non hanno più alcun valore.

La concezione di una natura tutta animata lascerà il posto ad una concezione portata avanti dalla scienza moderna che proporrà un’immagine della natura inanimata, fatta di corpi che si muovono seguendo leggi puramente meccaniche.

L’anima è privata delle funzioni vitali e ridotta a pensiero, a ragione ad autocoscienza, il problema mente-corpo diventa il problema del rapporto tra processi fisico-fisiologici e processi psichici.

Il corpo comincia ad essere considerato un meccanismo perfetto, paragonabile ad una macchina idraulica, al cui funzionamento viene data un’interpretazione meccanicistica. Al contrario la mente viene concepita come la sede delle idee che possono derivare dai sensi, dalla memoria o dall’immaginazione costituendo così il legame tra mente e oggetti, oppure possono essere innate sorgendo direttamente dalla mente come principi assolutamente basilari che devono essere scoperti dall’uomo a partire dall’esperienza.

Da questo momento in poi si aprono due diverse strade agli studiosi.

Gli empiristi inglesi come Locke, Hume e Kant pur non negando l’esistenza dell’anima, e la liceità di un’indagine metafisica sulla sua essenza, distinguono tra i prodotti dell’anima, in termini di processi ed effetti, e sostanza che la compone; primi possono essere studiati scientificamente, i secondi solo attraverso la metafisica.

Al contrario, gli ideologi francesi considerano il corpo come macchina autosufficiente in grado di funzionare, sul piano del comportamento, indipendentemente dalla mente, per poi giungere a riconsiderare l’uomo come totalità animata.

La mente non è altro che una proprietà della materia; ciò che distingue la materia vivente da quella non vivente è che la prima è organizzata e tale organizzazione le fornisce un principio motore interno.

E’ ormai provato da tempo che il corpo  e le emozioni non sono entità separate, ma interconnesse tra loro e che queste ultime hanno un potente effetto sul sistema nervoso autonomo.

Del resto già gli antichi latini erano soliti pensare che ci fosse una reciproca influenza tra benessere fisico e benessere psicologico, riassumendo tale concezione nella celebre massima “mens sana in corpore sano”.