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Nella ricerca il nostro futuro

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La ricerca scientifica è un’attività avente lo scopo di individuare nuove teorie utilizzando i metodi scientifici.

Si divide in ricerca di base e ricerca applicata.

La ricerca di base (anche detta ricerca pura o ricerca fondamentale) è realizzata soprattutto dai laboratori pubblici e dalle Università, è guidata dalla curiosità e dall’intuito ed è finalizzata all’aumento delle conoscenze. Esplorando lo sconosciuto produce conoscenza generale e teorica, che sarà la base per ulteriori ricerche con fine applicativo.

La ricerca applicata, invece, viene eseguita prevalentemente in ambiente industriale oppure nelle Università ed è basata su delle precedenti ricerche di base.

Lo scopo del ricercatore teorico è di acquisire nuove conoscenze, verificando o contrastando la sua tesi di partenza e producendo dei modelli, dei metodi e dei prototipi.

La ricerca di base ha sicuramente migliorato la nostra vita, introducendo scoperte ed intuizioni che al giorno d’oggi abbiamo utilizzato come partenza per importanti ricerche scientifiche nonché mediche.

Ricordiamo la scoperta degli enzimi (sostanze capaci di agire come condizionatori o catalizzatori delle reazioni biochimiche che avvengono negli organismi viventi; poiché ogni tipo di enzima agisce in modo specifico, il tipo di enzimi all’interno della cellula determinerà il tipo delle reazioni che si verificheranno) da parte di Louis Pasteur (chimico, biologo e microbiologo francese) nel 1876, che credeva gli enzimi parti integranti delle cellule.

Nel 1926 J. Sumner ottenne il primo enzima in forma cristallina (ureasi) e ne stabilì la struttura proteica; ad oggi, gli enzimi noti superano gli 800, di cui più di 150 in forma cristallina.

Negli anni Settanta sono stati poi individuati degli enzimi di origine batterica, detti enzimi di restrizione.

L’importanza degli enzimi sta nel fatto che consentono il rapido verificarsi di reazioni. In loro assenza, la maggior parte delle trasformazioni chimiche essenziali all’esercizio delle funzioni vitali potrebbe verificarsi in tempi molto lunghi.
Un’altra scoperta molto importante fu quella degli antibiotici, più precisamente della penicillina nel 1929 da parte di Alexander Fleming (medico, biologo e farmacologo britannico) in seguito ad un incidente di laboratorio: l’inquinamento di alcuni batteri da parte di una muffa, chiamata Penicillium notatum; Fleming notò che i batteri non si moltiplicavano accanto a questa muffa. Fu poi isolata una sostanza chimica, prodotta dalla muffa, che bloccava la crescita batterica.

Di estrema importanza fu l’elaborazione nel 1953 di Watson (biologo statunitense e Premio Nobel per la medicina nel 1962) e Crick (scienziato britannico, premio Nobel per la medicina nel 1962) del modello strutturale “a doppia elica” del DNA (o acido desossiribonucleico): due lunghi filamenti di molecole, i nucleotidi, avvolti a spirale.

Questi due scienziati identificarono inoltre in questa molecola la sede delle informazioni genetiche per la produzione di qualunque proteina.

Ciò ha permesso negli anni Settanta il progresso della “tecnologia del DNA ricombinante” o “ingegneria genetica”, che forma una molecola di DNA “ibrida” utilizzando i geni di alcune proteine.

Questa tecnologia utilizza una cellula di un organismo detto “donatore” da cui si estraggono dei frammenti del DNA; tra questi frammenti ci sarà anche quello richiesto per la formazione del nuovo DNA che viene quindi separato e legato ad un vettore (tipo di molecola del DNA capace di entrare nella cellula da cui si vuol far produrre la proteina, detta “cellula ospite”) formando un DNA ibrido, chiamato “DNA ricombinante”. Quando la cellula ospite riceve il DNA acquisisce la capacità di produrre quella determinata proteina.

La ricerca scientifica dunque è indispensabile poiché ci permette di giungere sempre a nuove scoperte che svilupperanno industrie, ci porteranno conoscenza e ci aiuteranno a far fronte a problemi e/o necessità che abbiamo o che avremo in futuro.