Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia Per un giovane disoccupato sarebbe meglio lavorare gratis o non lavorare affatto?

Per un giovane disoccupato sarebbe meglio lavorare gratis o non lavorare affatto?

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Il punto è che oggi giorno in Italia la situazione lavorativa non è fiorente ne stabile per nessuno soprattutto per “gli ultimi arrivati” ovvero i giovani; la crisi che sta attraversando la nostra penisola ha fatto sì che i soli a poter accedere al mondo del lavoro, siano coloro che già ne avevano uno, e non sempre, poiché in alcuni casi nemmeno questo è bastato dato che molte aziende sono state costrette a chiudere, ed i dipendenti? Licenziati.

Così la disoccupazione dilaga, ed è sempre più difficile trovare una cura a questa “falla” nel sistema, come venirne fuori ancora non è ben chiaro, ma credo fermamente che ci sia un modo, c’è sempre un modo; anche se non ritengo che la soluzione sia il lavoro gratuito, anzi, ritengo che lavorare senza essere pagati rovini la società piuttosto che aiutarla.

Riflettiamo sulla possibilità per le aziende di poter far lavorare persone gratuitamente… Perché dovrebbero assumere dipendenti e pagarli se possono tranquillamente mandare avanti il loro lavoro senza pagare la mano d’opera? Chiunque sceglierebbe la strada più corta e meno costosa se il risultato fosse lo stesso (un esempio è proprio il fenomeno del lavoro a nero, in cui le aziende hanno lo stesso risultato senza però pagare i contributi), e sfortunatamente non è lo stesso, anzi è migliore quello prodotto da chi lavora gratuitamente, e questo accade perché chi si adopera senza essere pagato cerca di fare il possibile per saltare all’occhio del datore di lavoro puntando ad un posto retribuito.

Con ciò non dico che coloro che sono a capo delle aziende debbano assumere persone senza nemmeno aver testato le loro qualità o che i famosi “stage” che si fanno nelle scuole (che fanno parte del lavoro gratuito) siano sbagliati, dico solo che dovrebbe esserci un margine a questo tipo di lavoro gratuito, perché lavorare gratis non è un’ opportunità per nessuno se non per il datore di lavoro.

Escluderei qualsiasi tipo di lavoro non stipendiato a parte gli stage, anche se andrebbero fatti fare con parsimonia : 80 ore totali negli ultimi 3 anni di scuola basterebbero, perché  servono a far comprendere agli studenti cosa significhi il mondo del lavoro; per il resto eliminerei tutto perché se chi sta a capo delle aziende vuole assumere un dipendente ma è incerto sul suo operato, può “provarlo” tramite il contratto a chiamata che non impone vincoli temporali in cui il dipendente deve rimanere legato all’azienda; e lo farei per non svalutare l’operato delle persone, perché è vero che il lavoro gratuito come quello retribuito fa crescere in senso sociale, che ci innalza a livello di soddisfazione personale, ma non ci fa andare avanti nelle vita, ci blocca, non ci permette di vivere come vorremmo, perché in un mondo così non si può vivere senza denaro.

Come faranno i giovani a costruirsi una famiglia, a comprarsi una casa se il tempo che hanno a disposizione lo impiegheranno lavorando senza essere ricompensati, cosa daremo da mangiare ai nostri figli se l’unica forma di lavoro che prenderà piede da qui ed in poi sarà il lavoro gratuito?

Non credo ci sia futuro a questa prospettiva, ed è per questo che dico NO al lavoro gratuito, credo sia meglio per noi giovani non lavorare piuttosto che farlo gratis perché la nostra voglia di entrare nel mondo dei grandi non deve renderci ciechi sulla strada per farlo, non dobbiamo accettare di essere sfruttati per la voglia di crearci una vita come quella dei nostri genitori, non dobbiamo lavorare gratis per acquistare visibilità o perché fa curriculum; dobbiamo ragionare quando ci vengono proposte un certo tipo di opportunità , dobbiamo farlo per il nostro futuro, perché lavorare gratis significherebbe anche non avere una pensione oltre che “rovinare” il futuro del mondo del lavoro dei nostri figli; dobbiamo valorizzare il nostro operato, non svalutarlo.

Le persone contano, le qualità costano, le competenze si pagano.