Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia Dopo 500 anni si apre la via per la pacificazione

Dopo 500 anni si apre la via per la pacificazione

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La Riforma fu un vasto movimento religioso, che ebbe origine in Germania e che poi si diffuse ampiamente in Europa.
Tra le sue numerose cause, la prima e la più importante fu la decadenza religiosa e morale del clero che suscitava vivo malcontento nei fedeli.
Già nel XV secolo papa Pio II riconosceva la gravità della situazione e per uscire da un simile stato di cose e riacquistare la fiducia dei fedeli, suggerì senza successo agli ecclesiastici temperanza, castità, zelo per la fede e disprezzo per la vita terrena.
In secondo luogo è poi da tener presente il risveglio del sentimento nazionale, specialmente in Germania, che spingeva a vedere la Chiesa romana come una rivale e una sfruttatrice del mondo tedesco.
La causa occasionale del movimento della Riforma ebbe origine dalla questione delle indulgenze che la Chiesa, per consuetudine antica, concedeva a coloro i quali avessero fatto delle offerte in favore di opere pie.
In questo clima di tensione emerse la figura di Martin Lutero (1483-1546), il quale, nella notte del 31 ottobre del 1517, espose al pubblico 95 tesi affisse sulla porta della cattedrale di Wittemberg con cui si scagliò contro la Chiesa cattolica.
Prontamente il papa reagì scomunicandolo e Lutero rispose bruciando sulla pubblica piazza la Bolla pontificia dichiarando così ormai aperta la ribellione.
“Riformare” significa tornare alla forma originaria; ebbene, Lutero non riformò ma distrusse tutto: dopo l’affissione delle 95 tesi, iniziò ad affermare che il Vescovo di Roma era un “anticristo”, indipendentemente dal comportamento, degno o indegno che fosse, abolì: il sacerdozio ministeriale, il primato di Pietro, il potere temporale, affermò la salvezza solo attraverso la Fede, la libera interpretazione delle Scritture, negò l’esistenza del Purgatorio e ridusse i sacramenti da sette a due.
Le sue motivazioni possono essere riassunte in base a tre ambiti: culturale, filosofico e psicologico.
Il motivo culturale ci fa capire che Lutero era figlio dei suoi tempi, tempi di successo dell’umanesimo e del filologismo come “segni” di un evidente antiautoritarismo.
Passando al motivo filosofico è da tener presente come i tempi di Lutero segnavano il trionfo del cosiddetto nominalismo (negazione del valore degli universali) che fu un’estremizzazione della ragione per cui i fatti e le idee erano messi sullo stesso piano.
Il razionalismo che venne fuori dal nominalismo facilitò l’insorgere del soggettivismo e la reazione allo scetticismo del razionalismo nominalistico condusse facilmente alla fiducia nella sola fede, cioè al fideismo.
E infine il motivo psicologico: Lutero, in realtà, non aveva la vocazione né alla vita monastica né al sacerdozio ma entrò nel monastero degli agostiniani solo per sfuggire alla giustizia, lui stesso dice «Mi sono fatto monaco perché non mi potessero prendere. Se non lo avessi fatto, sarei stato arrestato. Ma così fu impossibile, visto che l’ordine agostiniano mi proteggeva» e fu ciò a renderlo nevrotico e infelice.
Prescindendo dalle basi teologiche e storiche la Riforma protestante ebbe importantissime implicazioni anche pedagogiche, che segnarono profonde differenze nella diffusione della cultura tra paesi protestanti e paesi cattolici.
Cardine del pensiero protestante è che il fondamento della verità non sta nell’insegnamento della Chiesa, ma nelle Sacre Scritture, che tutti i fedeli devono conoscere e interpretare secondo coscienza.
Uno dei più interessanti aspetti collegati a questa visione è la diffusione della scuola pubblica, gestita o dallo Stato o dalla Chiesa che portò con sé l’obbligatorietà dell’istruzione, considerata fondamentale dai protestanti in quanto essi, insistendo sul rifiuto del principio di autorità e sottolineando l’importanza dell’individualità promuovevano la libera lettura e il commento autonomo dei testi sacri, dovevano fornire le basi teoriche minime indispensabili per permettere ai fedeli di accostarsi a tale lettura.
D’altro canto però la Riforma con la sua idea dell’individuo come totalmente guidato nel suo cammino dal volere di Dio arriva a impoverire le idee pedagogiche promosse dall’umanesimo, promuovendo una formazione dove l’educazione religiosa viene anteposta a ogni altro tipo di studi.
La Controriforma, volta a rispondere al movimento protestante attraverso una riorganizzazione delle proprie dottrine e delle proprie istituzioni, operò su due piani: da una parte mirò a confermare i punti dottrinali messi in dubbio dal movimento protestante, dall’altra su un piano più vasto cercò di depurare la Chiesa dal malcostume e di introdurre provvedimenti per arginare la dilagante immoralità e l’ignoranza del clero.
Vennero pertanto istituiti nuovi seminari per formare in maniera rigorosa i futuri sacerdoti sia dal punto di vista culturale che morale, in modo che loro potessero poi trasmettere le conoscenze in maniera semplice ma precisa ai loro parrocchiani.
Si vide poi la nascita in questi anni come strumento forte contro le eresie protestanti la nascita di numerosi movimenti religiosi, primo fra tutti quello gesuita.
Oggi le relazioni tra le Chiese luterana e cattolica sembrano aver raggiunto un punto di svolta epocale, il rapporto tra luterani e cattolici si sta trasformando «dal conflitto alla comunione».
Proprio in un mondo «in cui la religione e la fede sono regolarmente raffigurate e percepite come responsabili dei conflitti, è una testimonianza straordinaria che le Chiese luterana e cattolica abbiano continuato a camminare verso una comunione profonda che ci rende liberi di servire Dio e il mondo».
È nato così il progetto di una guida liturgica comune nell’ambito del 500° anniversario della Riforma nel 2017, con lo scopo di consentire a tutte le chiese del mondo di rivedere i 500 anni della Riforma.
La guida rifletterà la struttura in triplice forma di: confessione di peccato per le ferite inflitte reciprocamente; gioia per le intuizioni e le dimensioni della Riforma; speranza per l’unità.

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