Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia IL TEMA DEL “PENTIMENTO” IN LUTERO E AGOSTINO

IL TEMA DEL “PENTIMENTO” IN LUTERO E AGOSTINO

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Il pentimento è il primo passo del percorso catartico di un individuo: la presa di coscienza di un errore implica in sé un cambiamento. Ma questa consapevolezza necessaria è anche sufficiente a raggiungere il superamento della colpa? La Chiesa cattolica ha fondato la sua dottrina sulla redenzione dei peccati, la bontà di Dio non sta nel creare un uomo in-peccabile, ma libero di scegliere tra il bene e il male, così come nel perdonarlo. L’istituzione ecclesiastica ha in passato mal interpretato quello che era il messaggio di redenzione delle Sacre Scritture, promuovendo la vendita delle indulgenze e sminuendo così il vero significato del pentimento. Il fenomeno innescò la reazione dei fedeli che, sommata alla corruzione del tempo, portò all’opposizione sia teologica che politica incarnata dagli ideali di Martin Lutero (1483-1546). Nelle sue 95 tesi il tema del pentimento non è inteso come sacramento, bensì come piena trasformazione dell’individuo nella sua integrità spirituale, morale, civile. La grazia di Dio risulta quindi determinante rispetto alle opere pie. Lutero arrivò ad affermare che le opere, le azioni, i meriti personali sono inessenziali per raggiungere la redenzione dei peccati: la mancanza di fede in Dio, o di coscienza personale del proprio limite, non può essere sostituita dall’attivismo con cui si vuole dimostrare a tutti i costi d’essere santi, buoni e perfetti; quindi di aver preso coscienza dell’errore. Ecco perché, secondo Lutero, le indulgenze, così come i pellegrinaggi, i digiuni, i voti di santità e povertà non servono a giustificare. Per salvarsi occorrono due cose: la volontà di Dio e la fede dell’uomo. L’uomo si giustifica per fede e per grazia. Può compiere delle “buone azioni”, ma a titolo personale, e non perché obbligato da qualche legge o consuetudine. La seconda conseguenza del ragionamento di Lutero è che se le opere non servono a niente, in quanto basta la fede nella grazia di Dio ai fini della salvezza, allora per conoscere la grazia è sufficiente la lettura diretta della Bibbia (da lui tutta tradotta in tedesco). I sacramenti, la tradizione della Chiesa, il magistero non hanno un valore salvifico, ma solo simbolico (i sacramenti) , orientativo (la tradizione) , pratico (il magistero). Non c’è nulla che possa avere un potere vincolante per la coscienza del credente. Il credente è solo davanti a Dio, incerto sul suo destino. Se si salverà è perché alla salvezza era predestinato. E’ quindi, secondo Lutero, necessario compiere una sola opera: la conversione esistenziale, il totale cambiamento di mentalità.
Ancor prima di Lutero, fu Sant’Agostino ad anteporre il rapporto uomo-Dio all’intermediazione delle istituzioni ecclesiastiche. Egli giunge a una concezione dell’uomo come essere totalmente dipendente da Dio: la salvezza dell’ uomo dipende dalla grazia concessa da Dio. Ciò che Sant’Agostino condivide con Lutero è il compito del fedele di cambiare interiormente per giungere alla piena consapevolezza e redenzione del peccato: “in interiore homine habitat veritas” (da La vera religione di Sant’Agostino). Nell’opera “La città di Dio”, il vescovo spiega come l’uomo possa rinascere spiritualmente decidendo di vivere secondo la “carne”, quindi nel vizio, nel peccato, rompendo il proprio rapporto con Dio, o secondo lo “spirito”, quindi nel bene, mantenendo saldo il rapporto con Dio. Un ruolo determinante lo riveste la libertà, ovvero il potere di usare bene del libero arbitrio.
Dal punto di vista religioso, e quindi anche morale, il pentimento, oltre ad essere necessario, è anche sufficiente? Da esso, e soltanto da esso, scaturisce un cambiamento interiore dell’individuo? Quanto le opere sono determinanti in un processo di “conversione”?