Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia LA QUESTIONE DELLE INDULGENZE: INCIPIT DI UNA RIFORMA

LA QUESTIONE DELLE INDULGENZE: INCIPIT DI UNA RIFORMA

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Martin Lutero (1483-1546) fu un monaco tedesco, passato alla storia per essere stato il promotore, nella prima metà del XVI secolo, di un importante movimento religioso e culturale: la Riforma protestante o luterana. Le cause della Riforma sono da ricercare nella crisi che da tempo affliggeva l’ambiente cristiano, prevalentemente le sue istituzioni ecclesiastiche, le quali erano sprofondate nella corruzione, nella mondanità e nelle accuse di simonia, nepotismo e di vendita delle indulgenze. In particolar modo, la questione delle indulgenze fu la scintilla che fece esplodere il movimento protestante in Germania. La pratica delle indulgenze era in uso già da parecchi secoli e rappresentava una sorta di condono delle pene che il credente avrebbe dovuto scontare nel Purgatorio, concesso dall’autorità ecclesiastica in cambio del pagamento di una somma di denaro. A mano a mano che la pratica delle indulgenze si diffuse, numerose Chiese, opere d’arte e di carità vennero pagate e mantenute grazie al denaro offerto e la Chiesa si trovò a beneficiarne notevolmente. Dunque, è facile comprendere come l’intento iniziale di venire “incontro” alle esigenze del peccatore pentito iniziasse a diventare un vero e proprio commercio. Contro questa pratica di potere del clero intervenne Lutero, il quale, in seguito alla lettura dell’Epistola di san Paolo ai Romani, dov’era scritto “il giusto vivrà per fede”, giunge ad affermare che l’unica via di salvezza eterna è rappresentata dalla fede, dono gratuito di Dio. Le opere, le azioni, i meriti personali non sono sufficienti per salvarsi. Inoltre, secondo Lutero, non c’era più alcun bisogno della mediazione della Chiesa per accedere alla grazia divina, in quanto ogni credente è in grado di cogliere la verità contenuta nelle Sacre Scritture direttamente, senza bisogno dell’interpretazione del sacerdote. A tal proposito, nel 1515, papa Leone X concesse un’indulgenza speciale allo scopo di raccogliere fondi per la costruzione della nuova basilica di San Pietro a Roma. La vendita di tali benevolenze fu affidata al monaco domenicano, Johann Tetzel, il quale agiva su commissione dell’arcivescovo Alberto di Magonza nominato commissario dallo stesso Leone X. Tetzel durante la sua propaganda era solito pronunciare tale rima: “ Quando cade il soldin nella cassetta, l’anima sale in cielo benedetta”. Tale situazione fornì a Lutero il pretesto per un’aperta presa di posizione: nel 1517 scrisse una serie di affermazioni teologiche, “Le Novantacinque tesi luterane” (Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum), e ne inviò una copia all’arcivescovo di Magonza. Le Tesi, oltre a negare la validità delle indulgenze per la propria e l’altrui salvezza, sfidano gli insegnamenti religiosi canonici del tempo, affrontando temi circa la natura della penitenza e l’autorità del papa e quindi l’esigenza di un ritorno alla natura originaria della Chiesa apostolica. L’opera fu affissa alla porta della Chiesa del castello di Wittenberg in vista di una pubblica assemblea in cui Lutero avrebbe difeso e provato le proprie affermazioni e, sebbene inizialmente siano state fatte circolare solo in ambiente universitario, l’opinione pubblica ne venne rapidamente a conoscenza.
Molteplici sono le tesi che trattano il tema delle indulgenze, tra le quali:
– tesi 21, “Sbagliano, perciò, quei predicatori che affermano che per opera delle indulgenze papali l’uomo è liberato da ogni pena e salvato.”;
– tesi 27 “Esprimono un concetto umano quelli che dicono: “Appena un soldino ha tintinnato nella cassa, un’anima se ne vola via”;
– tesi 32 “Saranno dannati eternamente coloro che pensano di essere stati salvati grazie alle lettere confessionali, e così pure coloro che glielo fanno credere.”
– tesi 35 “Predicano una dottrina non cristiana quelli che insegnano, che per la remissione dei peccati non sia necessario il pentimento, ma sia sufficiente redimere anime o acquisire atti di indulgenza”
(fonte: Le 95 tesi sulle indulgenze, pdf)
La critica alle indulgenze, portata avanti da Lutero, non riguardò soltanto l’ambito religioso ma anche quello politico: i principi tedeschi condividevano il pensiero del monaco agostiniano, poiché non tolleravano dover vedere tale flusso di denaro andare nelle casse del pontefice di Roma. Essi erano quindi sostenitori della Riforma protestante, in quanto miravano a consolidare il proprio potere e ad ottenere maggior libertà verso l’imperatore. Lutero, dopo aver rifiutato l’invito del papa a ritrattare le proprie tesi, giudicate eretiche, fu bandito dall’Impero dall’imperatore Carlo V, ma ricevette la protezione del principe Federico I di Sassonia e proprio in uno dei suoi castelli procedette alla traduzione delle Bibbia in tedesco in modo tale che ogni fedele potesse instaurare un contatto diretto con la Parola di Dio.
La Riforma, portata avanti da Lutero, la quale ha il suo fulcro principalmente nella vendita delle indulgenze, produsse la frattura della cristianità in diverse comunità, gruppi o sette. Lutero consegnò ai principi la Chiesa da lui riformata. Nacque così la “Chiesa di Stato”, che è l’antitesi di quella a cui la Riforma avrebbe dovuto condurre.
Qui un’immagine (effetto domino), che fa riferimento alle conseguenze inattese della Riforma luterana: