Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia TRA RICCHI E POVERI : U N ABISSO IN CONTINUA CRESCITA

TRA RICCHI E POVERI : U N ABISSO IN CONTINUA CRESCITA

1124
0
SHARE

Uno dei problemi che tocca maggiormente il nostro mondo è la distribuzione della ricchezza. Il problema principale è che cresce sempre di più il divario tra ricchi e poveri e la classe media invece si impoverisce; in Italia emerge che l’1% più ricco del Paese possiede il 25% della ricchezza nazionale. La disuguaglianza in Italia è aumentata drasticamente nei primi anni novanta e da allora è rimasta a un livello elevato. E’ stato l’aumento dei redditi da lavoro autonomo a contribuire in maniera importante all’ampliamento della disuguaglianza. Il lavoro autonomo è la forma di lavoro proprio senza vincolo di subordinazione nei confronti di un committente; parliamo quindi di liberi professionisti e dei lavoratori autonomi e imprenditoriali.

In Italia la riduzione delle disuguaglianze è prevista dalla Costituzione che, nell’articolo 3, si pone l’obiettivo di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Ma come si deve intervenire per eliminare questo problema?

Mancano politiche efficaci volte a ridurre il divario tra ricchi e poveri, manca il coraggio politico di applicare un prelievo patrimoniale sui redditi più alti o un sistema di tassazione più progressivo in cui l’imposta dovrebbe aumentare in misura più che proporzionale rispetto all’imponibile; si tratta quindi di aumentare ulteriormente la tassazione nei confronti dei ricchi.

Per uscire dalla povertà, c’è la necessità che lo Stato attui politiche tese a garantire un salario minimo dignitoso e a ridurre le differenze della retribuzione tra uomini e donne. L’aumento della disoccupazione, che è uno dei fattori dal quale dipende l’aumento della povertà, oltre che dalla crisi economica degli ultimi anni, deriva anche dalla politica monetaria restrittiva che l’Italia ha adottato per rientrare nella moneta unica, che ha determinato peraltro anche una notevole rigidità salariale; non bisogna dimenticare inoltre che una politica sociale basata sul sussidio e sul sostegno economico dei disoccupati ha un costo sociale enorme ed è uno dei fattori che può alimentare la disoccupazione a lungo periodo. È pertanto opportuno che lo Stato metta in atto una politica occupazionale volta in primo luogo a combattere tutte le principali cause della disoccupazione.

Un elemento di cui tener conto, per diminuire questo divario, è senza dubbio il capitale umano; infatti in questi anni il nostro Paese ha investito poco in ricerca, istruzione e formazione, così da inceppare, oltre che la possibilità di un rilancio economico che non può prescindere dalla qualità e competitività dell’offerta, anche  l’ascensore sociale. Basti pensare a quei corsi di laurea scientifici che in Italia non trovano sbocchi adeguati di lavoro e di retribuzione; per questa ragione molti nuovi “talenti” vanno all’estero e il nostro Paese li perde. Forse bisogna proprio ripartire da qui!

Giorgia  Alunno