Home Ambasciatori della Festa di Scienza e Filosofia Una forbice sempre più aperta aumenta il divario tra ricchi e poveri

Una forbice sempre più aperta aumenta il divario tra ricchi e poveri

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Il “Credit Suisse Research Institute”, ovvero il laboratorio di idee interno di “Credit Suisse” , costituito successivamente alla crisi finanziaria del 2008 con l’obiettivo di studiare gli sviluppi economici a lungo termine, ha pubblicato nel 2017 il “Global Report”, uno studio sulla ricchezza globale a partire dall’inizio della crisi finanziaria e relativo ai successivi dieci anni. L’articolo che riporta gli studi effettuati porta un titolo interessante già al primo impatto: ”La ricchezza è aumentata del 27 per cento. Nei 12 mesi fino alla metà del 2017 la ricchezza mondiale è cresciuta più velocemente rispetto agli ultimi anni”. Infatti dalla metà del 2016 alla metà del 2017 la ricchezza mondiale complessiva è aumentata di 16,7 mila miliardi di dollari, fino a raggiungere i 280 mila miliardi di dollari.

Questo aumento deriva principalmente dai guadagni realizzati su vasta scala nei mercati azionari, ma anche dai guadagni in campo non finanziario che si sono notevolmente ripresi dall’inizio della crisi. Inoltre la crescita della ricchezza ha superato la crescita della popolazione, di conseguenza il patrimonio medio pro capite è cresciuto del 4,9 per cento, fino a raggiungere un nuovo massimo storico di 56.540 dollari.

Ma chi ha contribuito a quest’aumento di ricchezza mondiale? Al primo posto si trovano gli USA che sono riusciti a contribuire con 8,5 mila miliardi di dollari, ovvero con una quota che equivale alla metà dell’incremento totale mondiale degli ultimi dodici mesi. Al secondo posto troviamo la Cina, che ha contribuito con 1,7 mila miliardi di dollari. Infine l’Europa o la cosiddetta “Eurozona”, che comprende Germania, Francia, Italia e Spagna, ha fatto aumentare del 6,4 per cento la ricchezza mondiale e i paesi che la costituiscono sono riusciti ad entrare nella top ten delle nazioni più influenti dell’ultimo anno.

Risulta però interessante capire come, in realtà, sia distribuita la ricchezza mondiale. Infatti l’86 per cento della ricchezza globale è in mano a meno del 10 per cento della popolazione mondiale. Nella fascia media della piramide, India e Africa sono sottorappresentate, mentre spicca l’elevata ricchezza della Cina. All’interno della base della piramide, rientra il 70 per cento della popolazione, a cui è “riservato” il 2,7 per cento della ricchezza mondiale. Basandosi su questi dati, il quotidiano “la.Repubblica” afferma che, con quasi 77mila dollari si entra nel 10% dei detentori della ricchezza globale e che chi riesce a salire a 770mila dollari entra nel ristretto club dell’1%. Come possiamo ben intuire quindi tanto è in mano a pochissimi. Inoltre, l’1 per cento più ricco aveva il 42,5% del patrimonio globale nel 2008, ed è ora salito al 50,1% con 140mila miliardi di dollari.

Dopo aver esaminato il panorama mondiale, sarà bene soffermarsi sul nostro paese, l’Italia, per avere una prova più vicina a noi di quanto questo fenomeno sia esteso. Infatti l’Italia non è esclusa dall’inuguale ripartizione della ricchezza e secondo il quotidiano “Il Sole24Ore”, nel 2016 la ricchezza dell’1% più abbiente degli italiani (in possesso oggi del 25% della ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte superiore alla ricchezza complessiva del 30% più povero dei nostri connazionali. Come rilevato da una recente indagine di Demopolis per Oxfam Italia, sono proprio il reddito e la ricchezza a rappresentare i fattori che comportano le maggiori disuguaglianze tra i cittadini italiani.

Il “Sole” si sofferma inoltre sullo svantaggio delle donne riguardo alla possibilità di entrare in possesso di ricchezza. Infatti esse trovano prevalentemente lavoro in settori con salari più bassi e si fanno carico della gran parte del lavoro domestico e di cura, che non viene retribuito. Di questo passo ci vorranno 170 anni perché una donna raggiunga gli stessi livelli retributivi di un uomo. Appare dunque palese la disuguaglianza tra cittadini di cui si parlava all’inizio.

Come si può fare per migliorare la situazione e invertire queste tendenze a livello nazionale? In proposito l’Open Working Group (OWG) ha proposto un obiettivo focalizzato proprio sull’ineguaglianza, che si articola in tre potenziali metodi perché si possa realizzare. Il primo target mira ad accelerare l’aumento del reddito della popolazione delle fasce più basse (pari al 40% della popolazione totale), superando la crescita media nazionale; il secondo punta all’inclusione sociale ed economica di tutti i cittadini senza discriminazioni di razza, etnia o status economico; il terzo, infine, si propone di garantire pari opportunità e di ridurre le ineguaglianze di risultato partendo dall’eliminazione delle discriminazioni attraverso politiche e azioni adatte allo scopo.

Caterina Palmeri