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MEMORIA ED EMOZIONI

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La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni, ovvero quella
funzione psichica o mentale volta alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di
ricordi, di informazioni apprese attraverso un’esperienza o per via sensoriale.
Le strutture maggiormente responsabili nei processi mnestici sono l’ippocampo e
l’amigdala, due strutture sottocorticali nel lobo temporale. L’ippocampo sembra
giocare un ruolo primario nella funzione della memoria a breve termine, in quanto
raggruppa informazioni processate da altre aree celebrali e in seguito le sintetizza in
un’unica configurazione di stimoli sensoriali esterni. L’amigdala, invece, permette il
controllo dell’informazione e l’attribuzione a essa di un particolare significato
affettivo e/o emotivo. La letteratura scientifica descrive tre fasi principali dei
processi di elaborazione mnestica:

1. Fase di codifica si riferisce al modo in cui l’informazione viene inserita in →
un contesto di informazioni precedenti. Tale nuova informazione viene
trasformata in un codice che la memoria riconosce. Il processo di codifica
viene influenzato da diversi fattori, tra cui sia le caratteristiche dello stimolo
che fattori emotivo-cognitivi-motivazionali del soggetto;
2. Fase di ritenzione in questa fase il ricordo viene consolidato e stabilizzato →
in una condizione stabile e a lungo termine;
3. Fase di recupero consiste nel recuperare l’informazione e il ricordo dalla →
memoria a lungo termine alla memoria di lavoro affinché venga utilizzata.

Cosa ci porta, allora, a provare certe emozioni quando ricordiamo un determinato
evento o una determinata persona?
Dal punto di vista psicologico la memoria è influenzata da elementi affettivi (come
emozione e motivazione), oltre che da elementi riguardanti il tipo di informazione
da ricordare. Questa funzione psichica si delinea dunque come un processo legato a
molti fattori, sia cognitivi che emotivi, e come un processo prevalentemente attivo.
Il processo mnestico si presenta, dunque, come un percorso dinamico di
ricostruzione e connessione, piuttosto che come un semplice “immagazzinamento”
di dati in uno spazio mentale statico.
Il nesso tra ricordi ed emozioni è fortissimo ed esse lasciano segni indelebili nel
cervello. Anche quando i ricordi scompaiono, le emozioni ad essi legate rimangono.
Noi associamo i ricordi alle emozioni provate durante quel preciso momento, alla
relazione che si aveva con la persona ricordata e alle esperienze con essa condivise.
Capita che tra amici si inizi a parlare e a ricordare momenti dell’infanzia e molto
spesso qualcuno ricorda più di altri; il fatto di non ricordare non significa essere
meno intelligenti ma, probabilmente, indica solo che quel preciso avvenimento non
ha suscitato nessuna particolare emozione.
Il non ricordare un determinato elemento può essere attribuito, inoltre, a un
avvenimento traumatico, che ha segnato nel profondo l’individuo; Sigmund Freud
connesse la dimenticanza ai meccanismi di difesa, come la repressione e la
rimozione, evidenziando il processo di allontanamento dai ricordi “minacciosi”, i
quali tendono a rimanere inconsci (difficilmente recuperabili).

Questo meccanismo di difesa potrebbe essere una sorta di negazionismo, ovvero
quell’atteggiamento storico-politico che nega con ogni evidenza un fatto storico
particolarmente cruento avvenuto nel passato (per esempio un genocidio), in
quanto l’individuo, volontariamente o non, nega un certo avvenimento traumatico
del suo passato.
Ricordi ed emozioni sono quindi strettamente legati e i sentimenti tengono in vita
quello che la memoria perde inevitabilmente con il passare degli anni. Ma essi non
sono l’unico mezzo per ricordare; infatti foto, video, oggetti apparentemente
insignificanti per gli altri, e anche i sensi possono ricordarci un determinato
momento del nostro passato o una determinata perdona. Molti magari non hanno
nessun ricordo della propria infanzia, ma chissà come mai, ricordano il profumo o
magari la voce della nonna.
È vero che i ricordi interessano il nostro passato, ma è attraverso il presente che noi
li manteniamo vivi in noi e nella nostra mente.

Mazza Rossella