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LA STORIA DELL’ATOMISMO

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Per ogni oggetto che si vuole studiare ci sono sempre due facce appartenenti alla stessa medaglia: quella macroscopica e quella microscopica.

Per la prima parte abbiamo tutti noi uno strumento molto efficace: la vista! Ma per la seconda? Solo negli ultimi anni del 1800 e agli inizi del 1900, grazie all’invenzione di macchine apposite, si è iniziato a capire di più la struttura e il funzionamento microscopico dell’intero che ci circonda ma che non riusciamo a vedere con i nostri occhi.

La luce, chiave del funzionamento del nostro sistema solare, è costituita di fotoni, le particelle intuite da Einstein. Le cose che vediamo sono fatte di atomi. Ogni atomo è un nucleo con intorno elettroni e all’intero di ogni nucleo ci sono altre particelle chiamate neutroni e protoni. Queste ultime due sono fatte di particelle ancora più piccole, che il fisico americano Murray ha battezzato “quarks”. Tutte le cose che tocchiamo quindi sono fatte di elettroni e di questi quarks. La forza che tiene incollati questi ultimi è generata da particelle che i fisici chiamano “gluoni”, cioè “colloni”. Elettroni, quarks, fotoni e gluoni sono i componenti di tutto ciò che si muove nello spazio attorno a noi.

Tuttavia fin dall’antichità si parla della possibile esistenza di queste particelle! L’idea di atomismo è nata nella Grecia ionica probabilmente intorno alla fine del VII secolo a.C. Essa ha avuto come sostenitore principale Democrito. L’atomismo nei termini posti da Democrito riprende il concetto di “arché” del VII secolo a.C. dei naturalisti milesii (Talete, Anassimandro, Anassimene) e lo traduce con “atomos” nel senso pluralistico di atomoi. Egli è un grande naturalista, attento osservatore di tutti gli aspetti del vivente, e pone a base della sua concezione una “natura” che è pura “materia”.

L’atomismo conosce una profonda eclissi nel secolo successivo, in coincidenza con l’imporsi dell’idealismo platonico, trovando un relativo rilancio solo nel IV secolo con Epicuro.

Allo stesso tempo gli elementi della concezione atomistica, nella testimonianza aristotelica, non sono più i quattro di Empedocle, ma due: il “pieno” e il “vuoto”, l’essere e il non-essere. Ciò che noi percepiamo per mezzo dei sensi non è reale, bensì è reale la struttura che lo genera, essa è formata da atomi vaganti nel vuoto, ed è perciò da questi che si originano le sensazioni che noi percepiamo. Il fatto più importante da considerare è che Aristotele non si è preoccupato, come molti dopo di lui, di dirimere le contraddizioni dell’atomismo, ma le ha evidenziate per sottolineare il fatto che la teoria atomistica era insostenibile.

In seguito arriva Epicuro, che impara a conoscere Democrito e lascia da parte Platone.

«Per ciascun forma vi è un numero infinito di atomi simili, tuttavia quanto alle differenze di figure, gli atomi non sono infiniti ma solo illimitati …. Gli atomi si muovono incessantemente ed eternamente. Alcuni rimbalzano a lunga distanza l’uno dall’altro, altri invece trattengono il rimbalzo quando si trovano compresi in aggregato o quando sono contenuti da altri atomi tra loro intrecciati. Ciò avviene a causa della natura del vuoto che separa ciascun atomo dall’altro»

 

L’Atomismo si diffuse nel mondo latino e specialmente a Roma grazie soprattutto al “De rerum natura” di Lucrezio. Alla fine del I secolo a.C. la potenza romana è già enorme, ma il suo livello culturale è piuttosto basso, ad eccezione della tecnologie costruttive e di qualche esempio di buona poesia. È difficile trovarvi quindi un atomismo puro, lo si trova quasi sempre mescolato allo scetticismo, allo stoicismo, all’aristotelismo o al platonismo della Nuova Accademia.

Poi il pensiero atomistico ritorna e si consolida con Gassendi, ma i suoi atomi cessano di essere gli elementi-base di una materia eterna diventando creazioni di Dio e suoi strumenti.

La fisica del Novecento conferma la validità dell’atomismo come tesi filosofica fondamentale per ogni studio sul mondo materiale. Il pensiero materialistico deve fare i conti con la costituzione atomica della materia attraverso i suoi sottocostituenti, che a poco a poco vengono alla luce sempre più numerosi. Dopo la storica scoperta dell’elettrone, che ha aperto la strada maestra, è stata la volta del protone, scoperto da Rutherford nel 1919, e poi del neutrone, scoperto da Chadwick nel 1932. L’esistenza del neutrino fu avanzata da Pauli nel 1931. Nell’interpretazione quantistica, al dualismo atomi-vuoto, si sostituisce il dualismo coscienza-onda: i fenomeni sono fatti di atomi, organizzati in un insieme coordinato e finalizzato, che si formano quando la coscienza osserva un’onda di energia vibrante-infinite probabilità.

La coscienza trasforma l’onda in atomi, ovvero fa “collassare” un atomo ondulatorio in un atomo corpuscolare di cui rileva o la posizione o la velocità: delle infinite possibilità con le quali l’onda di energia può manifestarsi in atomi e fenomeni, la coscienza ne realizza una e una sola.

Letizia Santinelli