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Fake News ed immigrazione

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Nell’era dei mass media, della rete e dei social, dove all’esperienza empirica si è sostituita quella virtuale, è molto facile cadere nella trappola delle fake news.

In questo marasma incontrollato di notizie chiunque può dire la sua, il che non è da ritenersi una calamità, se non fosse che l’informazione debba, poi, essere verificata. Nel tentativo di produrre questo stesso testo, un ragazzo della mia età si trova a brancolare nel buio, leggendo qua e là informazioni di fronte alle quali emerge sempre il dubbio sulla loro attendibilità.

Da un articolo del “Sole 24 Ore” del 29/11/2019 di Antonino Vaccaro sull’accoglienza da parte dei Paese UE nei confronti degli immigrati, emerge che tra 500 persone intervistate di età compresa tra i 27-70 anni, europee ed extraeuropee, managers di multinazionali o aziende pubbliche europee, vi sia la convinzione che il Paese che vanta il più alto numero di respingimenti sia l’Italia.

L’ultimo rapporto Eurostat del luglio 2019 afferma, invece, che nel 2018 metà dei respingimenti li vanta la Spagna, il 15% la Francia, 11% la Polonia, il 3% l’Inghilterra e l’Italia è solo l’ottavo Paese nell’ordine con 1,7%.
La disinformazione non deriva necessariamente e solo dalla tanta controversa “rete” ma anche da discutibili posizioni di capi di Stato dell’EU che criticano pubblicamente la politica migratoria dell’Italia pur essendo il loro Paese in cima alla lista dei respingimenti.
Quest’articolo mette in luce quanto l’opinione pubblica sia la destinataria di un bombardamento di condizionamenti per cui è sempre più difficile un lavoro di analisi di tutte le informazioni al fine di verificarne l’attendibilità e la veridicità.

Di fronte a queste difficoltà di analisi, la massa tende ad accettare passivamente tutto ciò che gli arriva dai mezzi di comunicazione.
L’immigrazione è un tema che oggi scatena le più fantasiose paure e ci rivela quanto alla velocità di circolazione delle notizie non corrisponda un’adeguata verifica di esse. Attraverso un semplice approfondimento si scopre quanto il fenomeno migratorio non solo non sia arginabile nel breve-medio periodo con manovre politiche e sociali isteriche, ma che al contrario sia una risorsa da benedire per il vantaggio economico e morale dell’umanità intera.

Già i primi filosofi si erano posti il problema di superare l’opinione soggettiva e fallace che viene da una falsa rappresentazione della realtà (doxa) con la ricerca della verità (aletheia) sollecitata dalla ragione (logos).
La rivoluzione della filosofia nel mondo antico significò proprio questo: liberarsi dal mito e dall’ignoranza ed inseguire attraverso un pensiero strutturato una verità il più possibile oggettiva.
Il paradosso di oggi è che, nonostante un progresso scientifico e tecnologico sorprendenti, ci avviamo nuovamente verso un’esaltazione del mito che viene dall’ignoranza e dalla paura dell’ignoto.