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Coronavirus: chi è asintomatico non è malato. Ma è vero? Facciamo chiarezza

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In questi giorni si legge ogni sorta di corbelleria sul fatto che le persone infettate da SARS-CoV-2 e asintomatiche sarebbero sane, e non malate. Roberto Burioni spiega come stanno davvero le cose.

Asintomatico significa senza sintomi, il che in numerose condizioni cliniche non significa per niente non essere malati. I tumori, anche i più mortali, nelle fasi iniziali non danno sintomi, lo stesso vale per l’AIDS per molti anni. Queste persone, pur essendo asintomatiche, se si sottopongono a esami clinici possono scoprire di essere gravemente malate, cosa importante da sapere perché se non si cureranno andranno incontro a una morte certa (o quasi), e il fatto di non avere sintomi è parte del problema. Lo stesso vale per il diabete, per l’ipertensione arteriosa, per il glaucoma (la pressione eccessiva dei liquidi all’interno degli occhi): chi è malato non ha spesso nessun sintomo, ma se non cura la malattia andrà incontro a guai notevoli. Per questo i controlli sono indispensabili.

Cosa succede nel caso di COVID-19

Molte persone infettate dal coronavirus non hanno effettivamente sintomi, ma questo non vuole dire che siano sane. È oramai chiaro che in un numero non indifferente di queste persone, nonostante la completa mancanza di sintomi, i danni ci sono e non sono da poco. Citando Eric Topol, uno dei medici più autorevoli del pianeta ha dichiarato: «Una porzione molto grande di persone, sebbene colpite da un’infezione silente e senza sintomi, internamente stanno subendo colpi all’interno del loro corpo di cui neanche sono a conoscenza».

Qualcuno penserà che sia terrorismo, ma le cose stanno esattamente così e chi vi racconta qualcosa di diverso non vi dice la verità, che io ritengo debba essere sempre detta, in modo da informarvi correttamente. Chi è diffidente, o anche solo desidera approfondire può leggere l’articolo citato qui sotto, ma vi anticipo che la realtà OGGETTIVA è che molte infezioni asintomatiche sono effettivamente senza sintomi, ma non senza danni per l’organismo. Ovvio, qui parliamo di danni a breve termine, che magari guariranno completamente o daranno conseguenze a lungo termine. Ma è bene precisare che le conseguenze a lungo termine di quest’infezione le sapremo solo ed esclusivamente a lungo termine, per cui è inutile parlarne.

L’aspetto più importante

Chi è asintomatico, vogliate chiamarlo malato o no, può essere indubbiamente in grado di contagiare gli altri. Su questo non solo non c’è più alcun dubbio, ma è certo che una percentuale altissima di infezioni è provocata da persone asintomatiche. A questo punto, se questi asintomatici siano sani o meno diventa una discussione secondaria: questi asintomatici possono essere contagiosi e questo è il vero problema, visto il ruolo che possono avere nella diffusione della malattia, che non merita di essere commentata tanto è evidente.

Ora qualcuno potrebbe giustamente chiedere: ma su 1.000 infettati, quanti sono quelli che vanno incontro a conseguenze gravi, ovvero si ammalano sul serio e finiscono in ospedale? Permettetemi di rispondere che questo dato è ininfluente. Nel momento in cui i reparti ospedalieri e le terapie infettive stanno riempiendosi a ritmo vertiginoso di malati la percentuale di quanti finiscono in ospedale o in terapia intensiva è irrilevante. I numeri assoluti generati dalla grande contagiosità di questo virus sono in grado di mettere in crisi gravissima il nostro sistema sanitario, pregiudicando non solo la possibilità di offrire cure adeguate a tutti gli ammalati di COVID-19, ma anche la possibilità di curare molte altre malattie.

Per questo è meglio smetterla di giocare con le parole, diffondendo pericolose bugie che portano i cittadini a comportamenti scriteriati pericolosi per loro stessi e per la salute di tutta la comunità. Sta circolando un virus molto pericoloso, dobbiamo fare di tutto per diminuirne la trasmissione. Punto e basta.

Articolo di Roberto Burioni, pubblicato l’8 novembre 2020, su www.medicalfacts.it