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L’Etna infuocato e il cielo stellato

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Un’immagine tanto ricercata quanto rara. Quella notte il coraggio e la speranza di un giovane fotografo paesaggista di Cefalà Diana sono state premiate dalla natura. L’aria si è liberata della coltre di fumo che avvolgeva il vulcano in eruzione, il gelo della notte ha mostrato il suo cielo stellato e la tecnica ha ripreso il tutto in un’unica, incredibile, immagine. La foto di Giuseppe Vella è diventata Apod il 3 marzo, e lui racconta a Media Inaf com’è andata

Articolo di , pubblicato il 05/03/2021

Il gelo di una nottata invernale, limpida e stellata, e una montagna infuocata. Due espressioni naturalistiche contrastanti, eppure conviventi in un’unica, perfetta, rappresentazione. Era la notte fra il 16 e il 17 febbraio, il termometro segnava sei gradi sotto lo zero ai piedi del vulcano – nei pressi del rifugio Citelli, comune di Sant’Alfio – e l’Etna si accendeva della lava incandescente che lo cospargeva lungo tutte le pendici. Giuseppe Vella era sul posto – non per caso, ma dopo aver percorso i 300 km che separano il vulcano dal suo piccolo paesino in provincia di Palermo, Cefalà Diana. Da giorni era in cerca di quella vista mozzafiato, che pure quella sera tardava ad arrivare a causa delle polveri che il vulcano continuava ad emettere. Improvvisamente, però, nella notte giusta l’aria si pulisce e la natura premia la speranza e la dedizione. La foto viene scelta dalla Nasa come Apod – Astronomy picture of the day – il 3 marzo.

«Il freddo era agghiacciante e l’adrenalina tanta, ma ammetto di essere stato un po’ preso dall’amarezza e dallo sconforto – all’inizio vedevo solo fumo. Poi, però, l’Etna si è mostrato in tutto il suo fascino», racconta a Media Inaf Vella, geometra classe ’87 estremamente legato alla sua terra e al suo paese d’origine, e appassionato di foto di paesaggi naturali e notturni. «Assistere a una tale bellezza dal vivo, sentire i boati, percepire tutta la forza che ha da esprimere la natura e, al contempo, comprendere quanto siamo piccoli di fronte ad essa, ha un gusto davvero unico».

La foto è stata realizzata fra mezzanotte e l’una del mattino, con lo stesso posizionamento e la stessa attrezzatura, ma in due tempi: prima uno scatto più lungo in termini di tempo d’integrazione ma con una bassa sensibilità del sensore della fotocamera (in fotografia, gli Iso), poi uno scatto con un livello di Iso più elevato e tempo d’integrazione breve per il cielo, per evitare di vedere le stelle strisciate a causa del loro moto in cielo. I due fotogrammi, infine, sono stati uniti in post-produzione tramite maschere di livello.

«La vera difficoltà nella fase di postproduzione della foto – a cui ho lavorato tanto – è stata la riduzione del rumore che essa conteneva. Come ogni paesaggista, sono fissato sulla pulizia e sulla nitidezza del file» continua Vella. «Com’è nata l’idea di proporla come Apod? È stata una cosa del tutto casuale. Avevo postato la foto in un gruppo Facebook di fotografia, noto che ha successo e poi, un ragazzo, mi propone di inviarla alla Nasa. Nemmeno sapevo cosa fosse una Apod, prima di quel momento. Quindi indago un po’ su come fare per proporla e finalmente trovo i giusti canali. L’evolversi della candidatura è stato velocissimo: un paio d’ore dopo l’invio vengo contattato per dare alcune informazioni e spiegazioni sulla foto, e l’indomani sapevo già che la mia foto sarebbe stata pubblicata dalla Nasa il 3 marzo».

 

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