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Salviamo l’Amazzonia

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Egregio Signor Presidente, ho sentito molto parlare di Lei: devo dire che è un personaggio decisamente in controtendenza con i valori in cui credo.

Negli ultimi giorni mi sono impegnato nel cercare il più possibile informazioni su di Lei e su cosa pensasse: già La conoscevo, ma ora ho un quadro più generale.
Oggi non sono qui per parlare di politica, bensì dell’ambiente.

Bene, come sa già (o forse no?), Lei ha il più grande patrimonio naturale nelle sue mani: l’Amazzonia. Per l’intero mondo è fondamentale, non a caso è chiamato “il polmone verde”, fornisce a noi un grosso quantitativo di ossigeno ed è la casa di milioni di specie animali e vegetali. Da quando è in carica non ha granché tutelato quest’area, famosa la recente serie di incendi dell’agosto 2019 di cui Lei è stato accusato pubblicamente dai media e anche da personaggi del calibro di Emmanuel Macron. L’Amazzonia “abita” nel Suo Paese, però questo non Le dà diritto di sradicare tutti gli alberi per coltivarci e allevarci: il Suo obiettivo è di maggiorare la produzione agricola e di allevamento, tuttavia c’è una cosa che va prima dell’economia, la nostra salute.

Per non parlare anche degli Indios, il cui diritto di appartenenza alla terra è garantito dall’articolo 231 della costituzione e nonostante ciò è costantemente minacciato dallo sfruttamento forestale, agro-pastorale e minerario.

Costanti sono anche i Suoi scontri con le organizzazioni ambientaliste non governative, come il WWF, essendo a detta Sua un ostacolo allo sviluppo produttivo del territorio e alla modernizzazione.

Inoltre, Lei ha annunciato di voler autorizzare l’estrazione di materie prime nella foresta amazzonica, ricca di oro, argento, ferro, rame e di miniere di tantalio, sostanza utile alla produzione di smartphone. I metodi con cui Lei estrae i metalli dal sottosuolo, però, sono altamente inquinanti poiché vengono usate sostanze come il cianuro e il mercurio. Nelle miniere a cielo aperto vengono addirittura utilizzati esplosivi per sbriciolare le rocce e le zone circostanti divengono aride e le falde acquifere vengono inquinate, mettendo così in pericolo la biodiversità. Tali estrazioni, per altro, a causa dell’impatto sul mercato della pandemia da Covid19, si stanno addirittura moltiplicando.

Nel 2020, la produzione di petrolio e gas naturale ha superato la soglia dei 4 milioni di barili al giorno. Sempre nell’agosto 2019, periodo degli incendi, sono stati contaminati oltre 2.250 chilometri di litorale del nord-est del Brasile, a causa del petrolio.

Anche il Rio delle Amazzoni è fortemente sfruttato: vi si contano più di quattrocento dighe che alimentano le centrali idroelettriche. Inoltre, ci sono tanti progetti in cantiere che implicano un aumento della deforestazione.

Per non parlare delle attività illegali che esportano, all’insaputa dell’IBAMA (Istituto Brasiliano Ambientale), migliaia di carichi di legname: nell’ultimo anno sono stati stimati circa 54.000 m3 di legno. Devo dire che dall’insediamento di Joe Biden alla presidenza statunitense, Lei è migliorato rispetto alla questione ambientale, promettendo di continuare la vostra partnership a favore dello sviluppo sostenibile e della protezione dell’ambiente. In aggiunta ha presentato i nuovi obiettivi nazionali e  dato la sua parola a mantenere l’accordo di Parigi, diversamente da quanto detto alle Sue elezioni per la presidenza del 2019.

Certo, non tutti la possono pensare come me, ad esempio i Suoi sostenitori. Gli esponenti della finanza e del mondo agrario, i cosiddetti fazendeiros, sono stati determinanti al momento delle Sue elezioni. Ognuno lotta per il proprio interesse, non lo metto in dubbio, però si deve capire che i fazendeiros non possono sradicare migliaia di ettari di terra per piantare e allevare.

Non ammonisco solo loro, complici sono anche l’Europa e gli Stati Uniti (per citare i due più grandi clienti), che importano dal Brasile grandi quantità di caffè e di carne, famosa la bresaola di zebù (da non confondere con la bresaola della Valtellina) che troviamo nei supermercati. Viviamo nell’era del consumismo, Stati Uniti in primis, nella quale tutti chiediamo più alimenti a scapito della Terra. E magari potrebbero essere proprio i governi dei suddetti “clienti” a tassarsi un minimo per ognuno, così da risarcire i mancati guadagni cui le imprese brasiliane andrebbero incontro rinunciando allo sfruttamento.

Spero infatti che Lei e i Suoi clienti vi accorgiate che l’Amazzonia è una risorsa del mondo, preziosa a tutti, la quale va tutelata e non distrutta come sta accadendo ormai da tempo. Stop ai land grabber, fazendeiros, taglialegna e minatori illegali: recano danni al suolo fortemente sfruttato.

In conclusione, mi auguro che Lei rivisiti le Sue idee non-ambientaliste e si sposti verso un orientamento Verde, per la salute delle generazioni future.

ELISON LICI
3c I.T.E. F. Scarpellini (Foligno)