Presentazione del tema della IV Edizione di Festa di Scienza e di Filosofia

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di Pierluigi Mingarelli

Il tema della IV edizione di Festa di Scienza e di Filosofia – Virtute e Canoscenza sarà: Umano, Sensibile, Ignoto. Ancora una volta un tema molto ampio che abbraccia e riassume problematiche antiche, moderne e attuali riguardanti la conoscenza dell’uomo e in particolar modo la scienza.
Esso si riferisce alla conoscenza razionale, quale prerogativa principale dell’essere umano rispetto ai viventi e definisce aspetti e articolazioni della conoscenza.
Umano è il percorso attraverso il quale, in pochi secoli, è profondamente cambiata la visione scientifica del mondo e la concezione stessa della vita. Attraverso la scienza sono stati superati pregiudizi, sono stati conquistati migliori livelli di vita e sono state acquisite capacità più elevate di diffusione e di acquisizione della conoscenza e dell’informazione.
Umano è il continuo ricercare di oggi, nei laboratori e nei grandiosi apparati e nelle missioni astronautiche, di prove scientifiche che convalidino o falsifichino ipotesi e anche teorie concernenti la vita dell’uomo, al funzionamento del corpo umano, all’infinitamente piccolo e all’infinitamente grande.
È umana la meraviglia che spinge l’uomo a conoscere, la meraviglia come scintilla primaria della conoscenza appartiene al grande scienziato e all’uomo comune, perché entrambi sono di fronte alla complessità della vita e dell’Universo, in tutte le sue forme dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande.
Umano è il rovello del filosofo.
Sensibile è la realtà che si percepisce e s’indaga e si conosce, o si può percepire o si può indagare o si può conoscere, attraverso i sensi, il sensibile inteso come cose, oggetti e mondo percepiti e conosciuti, ” … il grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi …”come ha affermato Galileo Galilei nel Saggiatore, interpretato con il linguaggio della Matematica in cui è scritto. La qualità, la forma e la bellezza fisica appartenenti alle cose sensibili sono diverse dalla bellezza spirituale, morale, estetica, sensibile è ciò che, in quanto percepito e conosciuto per mezzo dei sensi, si distingue dall’intelligibile, ma da esso è reso teoria scientifica.
Ignoto è il futuro, che possiamo solo prevedere, prima di arrivarci, con gli strumenti del pensiero e della cultura.
Ignoto è il non conosciuto o il non ancora completamente conosciuto.
L’uomo è, da sempre, fortemente attratto dall’ignoto, nelle piccole e nelle grandi cose, nella sete di scienza come nella curiosità del bambino.
Ignoto è il destino dell’uomo, ignoto è l’infinito, tutto ciò che noi non conosciamo e non sappiamo spiegare. Interrogandosi sull’ignoto e formulando ipotesi scientifiche che sembravano non razionali l’uomo ha scoperto e sta scoprendo il codice della vita, ha scoperto e sta scoprendo i costituenti elementari della materia e ha ipotizzato addirittura l’esistenza dell’antimateria e dell’antienergia.
Negli elementi fondanti di alcune religioni l’ignoto è definito mistero e verso di esso si rivolge la fede.
L’indagine sull’ignoto genera spesso dubbio, che a sua volta riproduce curiosità e ricerca.
A mano a mano che l’uomo ha conosciuto e conosce la realtà, sé stesso e il mondo attorno a sé, di fronte al non ancora conosciuto e a ciò che pensa di non poter mai conoscere, in ogni tempo e in ogni parte del mondo, ha avvertito e avverte, la necessità di avere e dare risposte alla domanda sul “senso” delle cose e della sua stessa esistenza; è umano il suo continuo interrogarsi sulla “verità delle cose”, a partire dall’esperienza e dagli accadimenti della sua vita.
La ricerca della conoscenza è la reazione dell’uomo contro il proprio destino volto alla fine della vita, una competizione contro l’ignoto, una forma di ribellione con l’uso della ragione che ha permesso e permette all’umanità di trionfare sulle forze delle tenebre, sui pregiudizi e sulla superstizione.
Nelle differenti culture affermatesi e avvicendatesi nella storia si trovano alcuni interrogativi di fondo che caratterizzano, sia da punto di vista individuale che collettivo, l’esistenza umana e che trovano espressione nella letteratura, nell’arte, nelle religioni: chi sono? da dove vengo e dove vado? perché la presenza del male? che cosa ci sarà dopo questa vita?
Umano, sensibile, ignoto descrivono la necessità e l’amore per la conoscenza che hanno caratterizzato la storia e la vicenda umana di migliaia di millenni, tratteggiano l’inquietudine della mente umana e l’insaziabile curiosità di ricercare le cause dei fenomeni e di non accontentarsi dell’autorità di un mondo di carta e caratterizzano, oggi in modo peculiare, la nostra modernità.
… In queste mie tenebre non posso dar quiete all’inquieto mio cervello …“, così Galileo Galilei scriveva, vecchio e quasi cieco, prigioniero nella sua casa di Arcetri dopo l’abiura.

Festa di Scienza e di Filosofia – Virtute e Canoscenza sarà, di nuovo, occasione di confronto sui temi di maggiore attualità e rilevanza scientifica e filosofica, in un periodo caratterizzato da grande indecisione e incertezza e, soprattutto, per le giovani generazioni, ma anche da convulso cambiamento che riguarda ambiti fondamentali per la conoscenza umana, lo sviluppo economico e la convivenza sociale.

L’edizione 2014 di Festa di Scienza e di Filosofia – Virtute e Canoscenza manterrà ed esalterà la caratteristica di essere un appuntamento per studiare il presente e guardare al futuro con l’ottimismo del sapere.
Si rafforzerà il carattere dell’incontro, della festa fra scienziati, filosofi, pubblico e, soprattutto, giovani, insieme a quello rigoroso della ricerca e del confronto scientifico e filosofico.

Ancora una volta quattro eminenti personalità hanno dato, come referenti scientifici e culturali, Festa di Scienza e  Filosofia:
Edoardo Boncinelli, fisico e genetista;
Giulio Giorello, filosofo, matematico ed epistemologo;
Silvano Tagliagambe filosofo;
Roberto Battiston, fisico.

L’edizione 2014 sarà così strutturata:
1. l’articolazione degli ambiti culturali a cui fanno riferimento le conferenze in quattro grandi aree scientifiche e filosofiche:
Scienza e Fede
Cervello e Mente
Semplice e Complesso
Il Tempo

2. La specificità delle conferenze dedicate alle scuole.

3. L’ampliamento delle occasioni di confronto fra la cultura scientifica e filosofica di altre parti del mondo con quelle italiane.

4. La partecipazione di scienziati diretti protagonisti delle acquisizioni più recenti della scienza moderna in molteplici campi.

5. La possibilità di individuare veri e propri percorsi che attraversano le diverse aree: le conferenze di scienziati, di filosofi, le conferenze in medicina, le conferenze dedicate alla Fisica, quelle dedicate alla Biologia, alla Matematica, alla comunicazione scientifica, i dibattiti e i confronti a più voci, fra religiosi e laici, fra scienziati italiani e stranieri.

L’Etna infuocato e il cielo stellato

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Un’immagine tanto ricercata quanto rara. Quella notte il coraggio e la speranza di un giovane fotografo paesaggista di Cefalà Diana sono state premiate dalla natura. L’aria si è liberata della coltre di fumo che avvolgeva il vulcano in eruzione, il gelo della notte ha mostrato il suo cielo stellato e la tecnica ha ripreso il tutto in un’unica, incredibile, immagine. La foto di Giuseppe Vella è diventata Apod il 3 marzo, e lui racconta a Media Inaf com’è andata

Articolo di , pubblicato il 05/03/2021

Il gelo di una nottata invernale, limpida e stellata, e una montagna infuocata. Due espressioni naturalistiche contrastanti, eppure conviventi in un’unica, perfetta, rappresentazione. Era la notte fra il 16 e il 17 febbraio, il termometro segnava sei gradi sotto lo zero ai piedi del vulcano – nei pressi del rifugio Citelli, comune di Sant’Alfio – e l’Etna si accendeva della lava incandescente che lo cospargeva lungo tutte le pendici. Giuseppe Vella era sul posto – non per caso, ma dopo aver percorso i 300 km che separano il vulcano dal suo piccolo paesino in provincia di Palermo, Cefalà Diana. Da giorni era in cerca di quella vista mozzafiato, che pure quella sera tardava ad arrivare a causa delle polveri che il vulcano continuava ad emettere. Improvvisamente, però, nella notte giusta l’aria si pulisce e la natura premia la speranza e la dedizione. La foto viene scelta dalla Nasa come Apod – Astronomy picture of the day – il 3 marzo.

«Il freddo era agghiacciante e l’adrenalina tanta, ma ammetto di essere stato un po’ preso dall’amarezza e dallo sconforto – all’inizio vedevo solo fumo. Poi, però, l’Etna si è mostrato in tutto il suo fascino», racconta a Media Inaf Vella, geometra classe ’87 estremamente legato alla sua terra e al suo paese d’origine, e appassionato di foto di paesaggi naturali e notturni. «Assistere a una tale bellezza dal vivo, sentire i boati, percepire tutta la forza che ha da esprimere la natura e, al contempo, comprendere quanto siamo piccoli di fronte ad essa, ha un gusto davvero unico».

La foto è stata realizzata fra mezzanotte e l’una del mattino, con lo stesso posizionamento e la stessa attrezzatura, ma in due tempi: prima uno scatto più lungo in termini di tempo d’integrazione ma con una bassa sensibilità del sensore della fotocamera (in fotografia, gli Iso), poi uno scatto con un livello di Iso più elevato e tempo d’integrazione breve per il cielo, per evitare di vedere le stelle strisciate a causa del loro moto in cielo. I due fotogrammi, infine, sono stati uniti in post-produzione tramite maschere di livello.

«La vera difficoltà nella fase di postproduzione della foto – a cui ho lavorato tanto – è stata la riduzione del rumore che essa conteneva. Come ogni paesaggista, sono fissato sulla pulizia e sulla nitidezza del file» continua Vella. «Com’è nata l’idea di proporla come Apod? È stata una cosa del tutto casuale. Avevo postato la foto in un gruppo Facebook di fotografia, noto che ha successo e poi, un ragazzo, mi propone di inviarla alla Nasa. Nemmeno sapevo cosa fosse una Apod, prima di quel momento. Quindi indago un po’ su come fare per proporla e finalmente trovo i giusti canali. L’evolversi della candidatura è stato velocissimo: un paio d’ore dopo l’invio vengo contattato per dare alcune informazioni e spiegazioni sulla foto, e l’indomani sapevo già che la mia foto sarebbe stata pubblicata dalla Nasa il 3 marzo».

 

Per saperne di più:

 

Presentazione del libro di Nicola Armaroli: Emergenza Energia. Non abbiamo più tempo

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Martedì 2 marzo 2021 per la rubrica #Libri&Pensieri. Presentazioni e riflessioni, sarà presentato un libro che porrà all’attenzione generale un problema di fondamentale importanza: l’approssimarsi della crisi energia-clima, fra le più la più grandi della storia dell’umanità.
Nicola Armaroli, Dirigente di Ricerca Istituto ISOF-CNR, Istituto di Sintesi Organica e Fotoreattività del CNR, direttore della rivista SAPERE, dialogando con Piero Bianucci, scrittore, giornalista scientifico, editorialista de La Stampa, presenterà il suo ultimo libro: Emergenza Energia. Non abbiamo più tempo, Dedalo Editore.

Secondo l’autore, la transizione energetica è diventata ormai una necessità inderogabile per preservare la biosfera e la stessa continuazione della civiltà moderna. Non sarà una passeggiata, ma possiamo farcela, se iniziamo a correre. Ora. La crisi energetico-ambientale è l’emergenza delle emergenze: se non la risolviamo in fretta, soccomberemo. Questa crisi non sarà momentanea come una pandemia, sarà la crisi finale di una civiltà che si definisce moderna, ma che si ostina a basarsi su un motore vecchio, inefficiente e dannoso per tutti.

L’energia è il motore di tutto, è quella cosa senza la quale non possiamo fare nulla. Tutti noi consumiamo continuamente energia, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, anche quando non ce ne accorgiamo. La scienza ha già dimostrato che la crisi climatico-ambientale è causata da due fattori: un sistema energetico decotto da cambiare con urgenza e un sistema economico basato sul falso presupposto che la Terra sia un deposito inesauribile di risorse e una discarica di rifiuti senza limiti. La valanga dell’emergenza energia rischia di travolgere in modo irreversibile la nostra vita. Il tempo è scaduto: prendiamone atto e mettiamoci a correre lungo la strada di una lunga e difficile transizione.

La presentazione sarà visibile, a partire dalle ore 21.15, sui canali Youtube Facebook di Festa di Scienza e di Filosofia-Virtute e Canoscenza e sul canale Facebook del Laboratorio di Scienze Sperimentali di Foligno, utilizzando il link:

YouTube: https://youtu.be/R8iMYThwofg
Facebook: https://www.facebook.com/265040773586432/posts/3725492244207917/

Dinosauri, fu un asteroide: lo conferma l’iridio

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Il ritrovamento di uno strato di iridio all’interno del cratere di Chicxulub, in Messico, offre la prova pressoché definitiva che fu l’impatto con un corpo extraterrestre avvenuto alla fine del Cretaceo a sterminare il 75 per cento delle forme di vita sulla Terra, dinosauri in testa. Lo studio, pubblicato su Science Advances, mette in luce dettagli cronologici inediti e sorprendentemente precisi

Articolo di , pubblicato il 26/02/2021

Non abbiamo fatto in tempo a dar notizia d’uno studio secondo il quale fu un frammento di cometa, all’origine dell’estinzione dei dinosauri, ed ecco che ne viene pubblicato un altro che ci riporta alle origini indicando, invece, proprio un asteroide come probabile colpevole dell’impatto. Cometa o asteroide che fosse, comunque quella dell’impatto di un grande corpo celeste – anziché una serie di eruzioni vulcaniche, o qualche altra calamità globale tutta terrestre – è stata l’ipotesi più accreditata sin dagli anni ’80, quando gli scienziati trovarono, ovunque nel mondo, tracce di polvere extraterrestre – più precisamente, un picco nella concentrazione di iridio – nello stesso strato geologico in cui venivano ritrovati i fossili di dinosauri. Questo strato – datato a 66 milioni di anni fa – è talmente importante da rappresentare non solo il confine temporale tra due periodi, il Cretaceo e il Paleocene, ma anche tra due ere geologiche: il Mesozoico e il Cenozoico, ovvero l’era che arriva fino ai giorni nostri.

La scoperta di questo strato uniforme di polvere proveniente da un corpo extraterrestre ha fornito agli scienziati un’immagine apocalittica di quel periodo, la cui atmosfera fu caratterizzata da un pulviscolo fitto che impedì al calore solare di arrivare sulla Terra per scaldarla e per nutrire la vita tramite la fotosintesi. L’impatto fu, insomma, l’inizio di un inverno planetario che uccise la maggior parte delle specie viventi. La polvere si stese poi nuovamente come un lenzuolo su tutta la Terra.

Negli anni ’90, la relazione tra estinzione del Cretaceo e impatto cosmico venne ulteriormente confermata dalla scoperta del cratere di Chicxulub, nella penisola messicana dello Yucatan, in Messico, datato anch’esso alla fine del Cretaceo. Stando al nuovo studio ora pubblicato su Science Advances, abbiamo finalmente l’anello mancante: quella stessa polvere di asteroide rinvenuta in più parti del mondo – la cui impronta chimica è ben conosciuta – è stata trovata all’interno del cratere di Chicxulub, nella precisa posizione geologica che segna il momento dell’estinzione.

«Il cerchio è ora finalmente completo”, dice Steven Goderis della Vrije Universiteit Brussel, primo autore dell’articolo pubblicato il 24 febbraio su Science Advances. Lo studio è l’ultimo arrivato nell’ambito di una missione internazionale più ampia denominata International Ocean Discovery Program 2016 e condotta, insieme ad altri istituti, dall’Università del Texas con una futuristica lift boat, nave oceanografica curiosamente chiamata Myrtle, ovvero ‘mirto’.

Con l’imbarcazione sollevata su tre pilastri, a mo’ di piattaforma petrolifera, sono state effettuate trivellazioni per un totale di circa 900 metri di nucleo roccioso dal fondo oceanico. La ricerca di questa missione ha contribuito a colmare le lacune sull’impatto, sulle immediate conseguenze e sul recupero della vita, che, come dimostra uno degli studi pubblicati in questa stessa missione, sembra essere stato rapidissimo.

L’inequivocabile segno chimico rivelatore è, appunto, l’iridio: elemento raro nella crosta terrestre ma presente in significativa quantità in alcuni tipi di asteroidi. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno trovato un picco di iridio nel carotaggio effettuato in mare: picco compatibile con quello trovato nel resto del mondo e analizzato da laboratori in Austria, Belgio, Giappone e Stati Uniti.

Nel cratere, lo strato di sedimenti depositato subito dopo l’impatto è talmente spesso che se ne possono leggere e interpretare intervalli anche con una risoluzione di pochi anni, tanto che gli scienziati sono stati in grado di datare con precisione quando la polvere si è depositata: nei vent’anni dopo l’impatto. E questo sembra proprio essere l’intervallo di tempo massimo in cui la polvere rimase in sospensione nell’atmosfera prima di scendere al suolo e permettere alla luce solare di raggiungere nuovamente il pianeta. Un dato temporale inedito e cruciale per capire quanto possa essere breve il lasso di tempo che separa una vita rigogliosa e pacifica da un’estinzione di massa – estinzione che dev’essere stata segnata da dolorose fasi di fame di tutti gli esseri viventi prima di completarsi.

«Il livello di coincidenza è ormai tale che, geologicamente parlando, non può presentarsi senza una relazione di causalità», sottolinea Sean Gulick della UT Jackson School of Geosciences, fra i coautori dello studio. «Si pone così fine a qualunque dubbio circa il fatto che l’anomalia dell’iridio possa non essere correlata al cratere Chicxulub».

Le più alte concentrazioni di iridio sono state trovate all’interno di una sezione di 5 centimetri del carotaggio effettuato su quello che un tempo fu il bordo apicale del cratere: un punto di alta quota che si è formato in un contesto di caos totale, quando le rocce incandescenti sono prima rimbalzate e poi collassate per la forza dell’impatto. Quest’estate Gulick e colleghi hanno in programma di tornare nel cratere per iniziare a rilevare i siti al suo centro, dove contano di pianificare una futura impresa di perforazione per recuperare altro materiale asteroidale.

LICENZA PER IL RIUTILIZZO DEL TESTO:

Articolo pubblicato su media.inaf.it, nelle sezioni Astronomia e Geologia

 

MEDIA INAF

Direttore responsabile: Marco Malaspina
Ufficio comunicazione INAF
Viale del Parco Mellini 84 – 00136 – Roma
Registrazione n. 8150 dell’11.12.2010 presso il Tribunale di Bologna
ISSN 2724-2641

 

 

Data Valley: l’Inaf sceglie il Tecnopolo di Bologna

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Sottoscritto un protocollo d’intesa tra Regione Emilia-Romagna e Istituto nazionale di astrofisica. Un’opportunità anche per le aziende regionali di inserirsi nelle filiere di sviluppo globale legate alla ricerca aerospaziale. Bonaccini: «Si rafforza un hub al servizio del territorio e del Sistema Italia per vincere la sfida dell’innovazione tecnologica. Potremo attrarre qui scienziati da ogni Paese»

, il 23/02/2021

Un patto per il futuro che rafforza la Data Valley. La Regione Emilia-Romagna e l’Istituto nazionale di astrofisica uniscono le forze per fare attività di ricerca e di pianificazione e implementazione di infrastrutture logistiche per il calcolo scientifico ad alte prestazioni e dei big data nell’ambito dell’astrofisica e delle scienze spaziali.

È quanto prevede l’intesa sottoscritta tra Regione e Inaf, che prevede l’insediamento graduale, nell’arco dei prossimi 3-4 anni, delle attività di calcolo dell’Istituto nazionale di astrofisica nel Tecnopolo di Bologna, dove si troverà il cuore dei processi di analisi scientifica dei dati prodotti per l’astrofisica dalle infrastrutture operative entro la fine del decennio, cui l’Italia partecipa attraverso l’Inaf.

«Un altro importante traguardo per la Data Valley dell’Emilia-Romagna, piattaforma della scienza e per la ricerca al servizio del nostro territorio ma che pone l’Italia a livello delle aree più avanzate a livello mondiale», afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini. «Qui arriverà un centro nel quale si focalizzeranno le eccellenze scientifiche di livello internazionale nel segmento dell’astrofisica computazionale e dei big data, che renderà la nostra regione ancor più un polo di attrazione per scienziati da ogni Paese, un vero e proprio hub di circolazione delle conoscenze».

«Questo insediamento», aggiunge Bonaccini,  «in combinazione con l’interazione virtuosa col mondo industriale che si è già venuta a generare attorno alle sedi regionali dell’Inaf, permetterà anche la creazione di una catena del valore utile alle nostre aziende per inserirsi nelle più avanzate filiere di sviluppo legate alle sfide tecnologiche globali collegate alla ricerca astrofisica contemporanea».

«La ricerca astrofisica farà passi da gigante nel prossimo futuro, grazie a una nuova serie di infrastrutture osservative e missioni spaziali che andranno a generare una mole di dati per la cui analisi sarà necessario sviluppare metodi e tecnologie computazionali innovative», ribadisce Marco Tavani, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica. «Siamo quindi molto fiduciosi che le potenzialità di calcolo che si vanno a sviluppare presso il Tecnopolo consentiranno alla ricerca astrofisica italiane di conservare il proprio livello di eccellenza globale».

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Presentazione del libro di G. Vallortigara e M. Parente: Lettere dalla fine del mondo. Dialogo tra uno scrittore che voleva essere uno scienziato e uno scienziato che voleva essere uno scrittore

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Martedì 23 febbraio, alle ore 21.15, sarà presentato il libro: Lettere dalla fine del mondo. Dialogo tra uno scrittore che voleva essere uno scienziato e uno scienziato che voleva essere uno scrittore, scritto in forma di epistolario, da Giorgio Vallortigara, neuroscienziato professore ordinario presso l’Università Degli Studi di Trento e da Massimiliano Parente, scrittore italiano provvisoriamente vivente, come si auto definisce, per i tipi della casa editrice La nave di Teseo.

Il libro ha come filo conduttore una riflessione: possiamo liberarci delle nostre convinzioni sul senso dell’esistenza, visto che sono state ormai del tutto archiviate dalle scoperte scientifiche, per dare vita a un nuovo Illuminismo? O meglio, cosa possiamo dire ancora – attraverso il punto di vista della letteratura e della scienza, che in queste pagine viene come sublimato – sulla nostra natura, sull’identità e la memoria, sulle grandi domande esistenziali, e persino sul sesso, sull’arte, sulla possibilità di scrivere?

L’irriverente, disincantato e lo stile di Massimiliano Parente – che non ha paura di essere preso sul serio né di non esserlo – si uniscono ora allo sguardo limpido e pacato del neuroscienziato Giorgio Vallortigara. Il risultato è un epistolario squisito, un dialogo pieno di ironia e di sottigliezze, capace di sollevare domande significative e al tempo stesso di lanciare, con divertita premeditazione, inedite provocazioni al lettore. Dalla critica al nichilismo all’impostura della datazione “dopo Cristo”, dal senso di credere in un dio alla consapevolezza scientifica del nulla cui tutto l’universo è destinato, dal sovrannaturale all’arte della verosimiglianza, dal sofisticato dualismo mente-cervello al libero arbitrio: queste lettere sembrano arrivare al termine delle cose, alla fine del mondo, per poi tornare indietro e dire a noi qualcosa del nostro tempo e del nostro futuro.

Daranno vita alla presentazione gli autori insieme con Giulia Bignami, giovanissima chimica, scrittrice e lettrice ombra. La presentazione sarà visibile sui canali Youtube e Facebook di Festa di Scienza e di Filosofia e sul canale Facebook del Laboratorio di Scienze Sperimentali, utilizzando i link:

YouTube: https://youtu.be/GMmOABlqfgU

Facebook: https://www.facebook.com/265040773586432/posts/3707129082710900/

Perseverance è su Marte. Com’è avvenuto l’ammartaggio e cosa succede ora

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L’astrofisica Patrizia Caraveo ci racconta lo straordinario viaggio di Perseverance e perchè ci sono stati 7 minuti di terrore

L’avventura di Perseverance alla ricerca delle prove dell’esistenza di qualche forma di vita di Marte è iniziata il 18 febbraio alle 21.55 (ora italiana) quando la sonda (o chi per lei) ha mandato questo Tweet.

Notate le parole, poche ma molto ben scelte.
Prima la notizia rassicurante
I’m safe on Mars.  (sono arrivata sana e salva sua Marte)
poi, essendo una sonda saggia, con un nome importante, ha aggiunto
Perseverance will get you anywhere  (la perseveranza vi porterà ovunque)

In effetti, l’ammartaggio era avvenuto 11,5 minuti prima dal momento che Marte si trova a oltre 205 milioni di km dalla Terra (e le trasmissioni viaggiano a 300.000 km al secondo).

Il nome scelto dagli studenti

Perseverance, il cui nome è stato scelto attraverso un concorso aperto a tutti gli studenti delle scuole americane, è l’ultima a finire il suo viaggio del gruppo di 3 missioni partite a luglio 2020 per sfruttare l’avvicinamento Marte Terra che avviene ogni 26 mesi. Grossomodo tre mesi prima del momento di minore distanza (che si chiama opposizione, quando Sole-Terra e Marte sono perfettamente allineati) si apre la finestra di lancio che dura circa due settimane. Partendo al momento giusto si può seguire la traiettoria più favorevole e più corta possibile.

Anche se Marte è il nostro vicino planetario, il viaggio non è mai uno scherzo perché, anche nelle migliori condizioni, dura un po’ più di sei mesi. Le sonde seguono una traiettoria balistica che le deve portare in prossimità della loro meta. A quel punto, in un preciso momento, devono accendere il motore per utilizzarlo come freno perché devono rallentare alquanto per farsi catturare dalla gravità di Marte.  A questo punto le sonde possono mettersi in orbita (come hanno fatto la scorsa settimane le sonde Al Amal-Speranza– degli Emirati arabi e Tianwen-1-domande celesti– dell’agenzia spaziale cinese), oppure iniziare la manovra di ammartaggio che dura sette minuti che gli esperti chiamano, appunto, sette minuti di terrore.

I 7 minuti di terrore che impediscono di aiutare la sonda

Tutto deve essere programmato con la massima precisione perché il centro di controllo non potrà fare nulla per aiutare la sonda in caso di pericolo. La distanza impedisce interventi in diretta. E’ la sonda stessa che deve togliersi dai pasticci, se fosse necessario. Durante la diretta, quando abbiamo assistito alle varie fasi, in effetti tutto era già avvenuto perché i 7 minuti di terrore sono più brevi del tempo di transito dei segnali.

Perseverance ha ripetuto la manovra che già stata fatta nel 2012 per fare ammartare la sonda Curiosity.  Prima l’entrata nell’atmosfera che, pur molto rarefatta, surriscalda la sonda che viaggia ancora molto veloce. Superata la prova del fuoco si apre il grande paracadute, si stacca lo scudo termico, che non serve più, poi la sonda si libera del paracadute per l’ultima frenata con i motori. La sonda ha la visuale del terreno che comincia a scandagliare con il radar per misurare la distanza e per controllare che sia proprio nel posto prescelto per il touch down. Nel caso di Perseverance è stato scelto il Cratere Jezero, che, sulla base delle analisi fatte dalle sonde in orbita, contiene terreni argillosi a testimonianza dell’antica presenza di un lago dove, miliardi di anni fa, potrebbe essersi sviluppata qualche forma di vita, la cui firma fossile potrebbe essere rimasta intrappolata nell’argilla.

Come avviene l’ammartaggio

A qualche decina di metri del suolo, mentre i motori sono in piena azione, Perseverance, che ha le dimensioni di un piccolo SUV, si stacca dal blocco motore e viene calata con la gru spaziale formata da fili d’acciaio che la tengono sospesa in modo tale che il getto dei motori non smuova troppo il terreno. Una volta al suolo, i fili vengono recisi e il motore si allontana per schiantarsi lontano dalla sonda che può cominciare a guardarsi intorno a fare foto e a mandare tweet rassicuranti mentre al centro di controllo tutti esultano, mantenendo però mascherine e distanza di sicurezza. Niente abbracci, questa volta, ma molti volti soddisfatti di una squadra che conta anche parecchie donne a riprova della continua attenzione della NASA alla parità di genere, come si vede in questo video

Perseverance ha un look simile a quello di Curiosity, ma ha ovviamente molte migliorie e molti nuovi strumenti pensati per permettere la ricerca di resti fossili di qualche forma di vita primitiva.

Il suo braccio robotico è un piccolo ma avanzatissimo laboratorio. Tuttavia, nessuno strumento remoto può eguagliare le capacità di analisi approfondite in un laboratorio terrestre, quindi Perseverance è anche il primo passo in una serie di tre missioni pensate per riportare a Terra campioni marziani. Il braccio robotico di Perseverance estrarrà cilindretti di  materiale potenzialmente interessante da diversi siti che verranno via via visitati nel suo percorso di esplorazione

Percorso previsto per Perseverance

I campioni verranno sigillati in contenitori che verranno deposti in una capsula che poi aspetterà la prossima missione pianificata in collaborazione tra NASA ed ESA per andarla a recuperare per portarla in orbita marziana dove ci sarà una terza sonda pronta a prendere in consegna i preziosi campioni per riportarli a Terra. Ci vorranno diversi anni (anche tenendo conto che le finestre di lancio si aprono ogni 26 mesi), ma l’importante è cominciare.

Sotto la pancia della sonda è attaccato il contenitore che protegge il primo elicottero  che cercherà di volare nella tenue atmosfera marziana (che ha densità inferiore ad un centesimo di quella terrestre). E’ stato chiamato Ingenuity, che significa ingegnosità non ingenuità, perché ci è voluto molta ingegnosità per progettarlo.

Tuttavia, bisognerà aspettare qualche settimana per il volo inaugurale, adesso la sonda deve fare tutti i test degli strumenti.

Tra maggio e giugno e previsto il tentativo cinese di infrangere il monopolio NASA sulle sabbie di Marte. Infatti, dopo il primo (ed unico) atterraggio morbido dei sovietici nel 1971, solo la NASA è riuscita a fare ammartare le sue sonde. Intendiamoci, non tutti i tentativi sono stati coronati da successo, ma dal 2004 non ha più sbagliato un colpo. La sonda Tianwen-1, ora felicemente in orbita di dividerà e un lander, completo di un piccolo rover, tenterà la manovra per andarsi a posare  nella regione di Utopia Planitizia, non lontano da dove è ammartato Viking 2.

Se tutto andrà bene, la Cina festeggerà il centenario della fondazione del partito comunista su Marte.


Pubblicato su startupitalia.eu, il 19 febbraio 2021, nella sezione Science Tech

 

L’intelligenza artificiale diventa quantistica

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COMUNICATO STAMPA 22/2021

Programmata una rete di neuroni artificiali su un computer quantistico, che supera la velocità di apprendimento di quella della NASA. Lo studio coordinato dall’Istituto di fotonica e
nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifn) è in copertina sulla rivista Advanced Quantum Technologies

Un team di ricercatori italiani coordinati da Enrico Prati dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifn) di Milano ha sviluppato un nuovo modello di intelligenza artificiale su un computer quantistico. Il risultato, ottenuto in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca programmando il computer D-Wave 2000 da 2.048 bit quantistici (qubit), è stato pubblicato sulla rivista Advanced Quantum Technologies come storia di copertina.

“Alla NASA avevano già sperimentato il trasferimento su un computer quantistico di un modello di intelligenza artificiale chiamato macchina di Boltzmann, ispirato a quello adottato tra gli altri da Netflix per raccomandare i film”, spiega Prati. “In quel caso però i risultati erano limitati dall’aver impiegato un solo qubit per rappresentare ciascun neurone artificiale, dal momento che le connessioni da ogni qubit verso quelli limitrofi sul chip sono poche per motivi di spazio. Nel nostro caso, invece, abbiamo fatto ricorso a una tecnica chiamta embedding per raggruppare più qubit perché si comportino come un unico oggetto, chiamato qubit virtuale. Il qubit virtuale eredita le connessioni di tutti i qubits che lo compongono, tranne che quelle tra i suoi costituenti, e quindi la connettività del nostro cervello quantistico è più elevata, da cui un apprendimento più rapido”.

Il metodo di apprendimento ha introdotto anche un’operazione preliminare durante l’apprendimento che si potrebbe paragonare a un’inversione dello scorrere del tempo nel computer quantistico, chiamata reverse annealing. “In precedenza, si lasciava che il sistema durante l’apprendimento ricercasse le soluzioni da imparare iniziando da uno stato di partenza generico. In questa ricerca invece il sistema è semantico, cioè parte da una soluzione nota: lo si porta mediante reverse annealing a un migliore stato di partenza, come se si riavvolgesse il nastro del tempo per qualche microsecondo, e poi si procede con la ricerca, che a sua volta dura alcuni microsecondi”, prosegue il coordinatore della ricerca.

Le ricadute dell’intelligenza artificiale quantistica spaziano su molti ambiti di applicazione, dalla salute all’aerospazio, dall’ottimizzazione dei processi industriali alla sicurezza, dal riconoscimento di immagini alla quantum finance. “I computer quantistici sono il fenomeno emergente che darà nuova linfa e potenza computazionale all’intelligenza artificiale. Stanno muovendo i primi passi con il crescere dei processori basati su qubitsma una volta che saranno giunti a maturità risulteranno molto più veloci”, conclude Prati, “per questo l’interesse delle industrie sta crescendo in modo esponenziale”.

Roma, 16 febbraio 2021


In allegato: immagine copertina Advanced Quantum Technologies

 La scheda

 Chi: Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr (Cnr-Ifn) – Milano; Dipartimento di Fisica dell’Università Miano Bicocca.

Che cosa: implementazione di un algoritmo di intelligenza artificiale quantistica sul computer quantistico D-Wave DOIhttps://doi.org/10.1002/qute.202000133

Presentazione del libro di A. Mira e A. Massarenti: La pandemia dei dati. Ecco il vaccino

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Antonietta Mira, professore di statistica presso l’Università della Svizzera italiana e l’Università degli Studi dell’Insubria e Armando Massarenti, filosofo e giornalista, firma storica del supplemento culturale Domenica del Sole-24 Ore, presenteranno il loro libro: La pandemia dei dati. Ecco il vaccino, edito da Mondadori per la collana Università, dialogando con una personalità molto autorevole della scienza mondiale, il prof. Giorgio Parisi, Presidente dell’Accademia dei Lincei, fisico di fama internazionale.

La pandemia dei dati è terribilmente infettiva, forse letale. Ha inondato le nostre vite in occasione dell’emergenza Covid-19 con tabelle, grafici, proiezioni statistiche, ma già da tempo, senza che quasi ce ne accorgessimo, viviamo immersi nei dati. Come riuscire a stare a galla? Come salvarci da questa invasione di numeri? E come ritrovare proprio attraverso i numeri il senso dell’orientamento? Questo libro vi fornirà il vaccino contro la pandemia dei dati. E, una volta vaccinati, sarete in grado di vincere le altre sfide del digitale grazie ad anticorpi che vi faranno sentire al sicuro.

Anticorpi culturali, naturalmente, il cui ingrediente fondamentale è il pensiero critico, una scatola degli attrezzi che comprende i concetti di base del ragionamento probabilistico. Il libro, evitando il più possibile tecnicismi, fornisce questi strumenti di navigazione, e si rivolge al lettore cui sta a cuore il bene più prezioso per i cittadini del nostro tempo: la capacità di pensare con la propria testa.

La presentazione sarà visibile sui canali Youtube e Facebook di Festa di Scienza e di Filosofia-Virtute e Canoscenza e sul canale Facebook del Laboratorio di Scienze Sperimentali di Foligno.

La presentazione sarà visibile utilizzando i link:

YouTube: https://youtu.be/GgwrOasc1oE

Facebook: https://www.facebook.com/265040773586432/posts/3695661890524286/

Pandemie e impatto socioeconomico: il giusto compromesso

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COMUNICATO STAMPA 19/2021

Uno studio congiunto dell’Istituto di analisi dei sistemi ed informatica del Cnr e dell’Università di Milano-Bicocca ha mostrato come ottimizzare, mediante l’uso di modelli matematici, le misure di contenimento di una pandemia bilanciando costi sanitari ed economici. Il lavoro pubblicato su Annual Reviews in Control

Ricercatori dell’Istituto di analisi dei sistemi ed informatica “A. Ruberti” del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iasi) e dell’Università di Milano-Bicocca hanno sviluppato una tecnica per ottimizzare le politiche di restrizione e riapertura in modo da ridurre al minimo sia le perdite umane legate alla diffusione del virus sia l’impatto socioeconomico delle misure restrittive.

“L’approccio si basa sulla formulazione di un modello matematico compartimentale di tipo SIRD (Susceptible, Infectious, Recovered e Deceased, cioè suscettibili, infetti, guariti e morti), che fornisce un soddisfacente compromesso tra accuratezza e semplicità nella rappresentazione della dinamica epidemica ed è in grado di spiegare le caratteristiche di base di una pandemia, in particolare nelle sue fasi iniziali”, spiega Alessandro Borri del Cnr-Iasi. “Le decisioni ottimali sono prese in termini di tempistica ed entità (persone sottoposte alle misure) ottimali di chiusura e riapertura, tenendo conto di un vincolo sul numero massimo di pazienti, al fine di prevenire il collasso del sistema sanitario. La tecnica è applicata in uno scenario di simulazione realistico basato sui dati dell’evoluzione di Covid-19 in Italia”.

L’analisi, pubblicata sulla rivista Annual Reviews in Control, “conferma la necessità, in situazioni come quella provocata dal nuovo coronavirus, di attuare tempestivamente misure rigorose, ponendo in isolamento la maggioranza della popolazione all’inizio dell’epidemia, limitando così la perdita di vite umane. In particolare, considerando l’intervallo di possibilità tra due scenari epidemici estremi (Figura 1), si calcola che un lockdown di entità inferiore all’85% della popolazione non impedisce la diffusione del contagio”, concludono gli scienziati coinvolti nello studio. “Inoltre, la tempistica e l’entità della riapertura possono essere modulate in base alla crescente consapevolezza del rischio di trasmissione del virus, e mediante l’attuazione di alcune misure precauzionali (mascherina, distanziamento sociale, ecc.), che abbassano il tasso di infettività relativa nel corso della pandemia”.

Roma, 9 febbraio 2021

Figura 1: Numero di individui deceduti per COVID-19 (viola) e colpiti economicamente dalle restrizioni (rosso) negli scenari epidemici migliore (bassa infettività e letalità) e peggiore (alta infettività e letalità) utilizzando diverse strategie di lockdown e riapertura.

 

La scheda

 Chi: Istituto di analisi dei sistemi ed informatica “A. Ruberti” (Cnr-Iasi) e Università di Milano-Bicocca

Che cosa: A. Borri, P. Palumbo, F. Papa, C. Possieri, “Optimal design of lock-down and reopening policies for early-stage epidemics through SIR-D models”, Annual Reviews in Control, https://doi.org/10.1016/j.arcontrol.2020.12.002. (http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1367578820300791)

Presentazione del libro di Guido Chiesura: Charles Darwin. Diario di bordo del Beagle 1831-1836

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Torna anche quest’anno la tradizionale celebrazione dell’anniversario della nascita, 12 febbraio 1809, di Charles Robert Darwin; il padre scientifico della teoria dell’evoluzione delle specie animali e vegetali per selezione naturale. La teoria ha cambiato totalmente la biologia e anche molti aspetti del pensiero filosofico mondiale. La teoria di Darwin individua nella selezione naturale la causa della variabilità dei caratteri ereditari e della loro diversificazione e moltiplicazione per discendenza da un antenato comune.

La tradizione del Darwin day è nata inizialmente in Inghilterra e negli Stati Uniti immediatamente dopo la morte di Darwin stesso nel 1882 e continua tutt’oggi in tutto il mondo. Gli appuntamenti, organizzati di norma nell’intero mese di febbraio, sono divenuti occasione per difendere e valorizzare l’impresa scientifica attraverso i valori del razionalismo e della laicità.

Negli scorsi anni il Laboratorio di Scienze Sperimentali ha organizzato, in occasione del Darwin day, alcune iniziative in collaborazione con il Comune di Trevi; anche in questo periodo sarà messo a disposizione un contributo alla celebrazione dell’anniversario della nascita del grande naturalista. Sarà un contributo on line, molto originale, inserito nella rubrica collegata a Festa di Scienza e di Filosofia-Virtute e Canoscenza: LIBRI&PENSIERI; consisterà, quindi, nella presentazione di un libro e precisamente: Charles Darwin. Diario di bordo del viaggio del Beagle 1831-1836, prima versione in lingua italiana, curata dal geologo dott. Guido Chiesura.

Darwin pubblicò la sua teoria sull’evoluzione delle specie nel libro: L’origine delle specie per selezione naturale, il suo lavoro più noto, nel 1859. Raccolse molti dei dati su cui basò la sua teoria durante un viaggio, dal 1831 al 1836, intorno al mondo sulla nave HMS Beagle, un brigantino, poi ristrutturato e utilizzato come unità da ricognizione.

Di quel viaggio Darwin tenne un diario di bordo che fu descritto nel libro Charles Darwin’s Beagle Diary curato nella prima edizione da sua nipote Nora Barlow. Martedì 9 febbraio 2021, alle ore 21.15 l’autore, dott. Guidi Chiesura, presenterà il suo libro, pubblicato da Robin edizioni per la collana La Biblioteca del vascello, dialogando con il Massimiliano Barchi, Professore ordinario di Geologia strutturale presso l’Università degli Studi di Perugia.

La presentazione sarà visibile utilizzando i link:

YouTube: https://youtu.be/cydhRoYJTH0

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