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Antimateria: fantasia e realtà.

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Tutti hanno sentito parlare almeno una volta di antimateria. Infatti il dualismo tra materia e antimateria ha sempre affascinato tutti, non solo scienziati ma anche gente comune. Non a caso se ne parla in moltissimi film di fantascienza, per esempio Star Trek, dove il motore della nave spaziale “Enterprise” funziona grazie all’energia sprigionata dall’annichilazione di particelle di materia con particelle di antimateria, precisamente deuterio e antideuterio. Ma, cosa più importante, la conoscenza dell’antimateria ha permesso lo sviluppo di tecnologie, come la PET (tomografia a emissione di positroni) in campo medico, che rappresenta un incredibile strumento di indagine diagnostica, e non ci sono dubbi che nel futuro permetterà lo sviluppo di altre importanti ed utili tecnologie.

Ma che cos’è l’antimateria? Per la prima volta fu ipotizzata da Paul Dirac alla fine degli anni ’20. Egli, studiando con successo il comportamento di particelle subatomiche ad energie relativistiche, notò che la sua teoria prevedeva, per ogni particella carica, l’esistenza di una particella di massa uguale ma di carica opposta: la sua antiparticella. Dirac aveva ragione e nel 1932 fu rivelata sperimentalmente l’esistenza dell’antiparticella dell’elettrone, chiamata positrone. Questo fu solo il primo passo per l’identificazione di molte antiparticelle, come per esempio quelle di antideuterio e di antielio. Inoltre, si scoprì che, quando una particella entra in contatto con la sua antiparticella, le due si annichiliscono, convertendo tutta la loro massa in energia sotto forma di raggi gamma.

Queste numerose scoperte portarono gli scienziati a porsi una domanda: se per ogni particella esiste un’antiparticella – e dunque all’inizio dell’universo particelle e antiparticelle erano in eguale quantità – dov’è tutta l’antimateria? All’inizio pensarono al sistema solare, e conclusero che non era possibile trovarla all’interno di esso perché interagendo con la materia dovrebbe produrre raggi gamma in più, che in realtà non ci sono. Allora si guardò oltre: è possibile che la metà di stelle e galassie che osserviamo da millenni siano costituite da antimateria? E’ possibile che esistano  antistelle, o addirittura antigalassie? La risposta è si, infatti l’antimateria a parte per la carica opposta è identica alla materia, e pertanto interagisce in modo uguale con il resto dell’universo, sia per quanto riguarda la gravitazione, sia per quanto riguarda i fenomeni luminosi. Allora furono avviati esperimenti, in corso anche oggi, come l’AMS (a cui l’Italia partecipa), per scovare particelle di antimateria tra le numerose particelle che “gironzolano” per l’universo, dal momento che per constatare l’esistenza di un’antistella basterebbe trovare un nucleo pesante di una qualche antiparticella; purtroppo, per ora, nulla ancora è stato trovato. La vana ricerca ha portato gli scienziati a pensare che tutto quello che vediamo nell’universo è composto di materia, e che quindi ad un certo punto della storia dell’universo ci fu una grande “annichilazione” alla quale è sopravvissuta solo la materia. Questa annichilazione deve aver prodotto un incredibile quantità di radiazione, che in effetti osserviamo nella radiazione cosmica.

Sono state ideate teorie per spiegare la prevalenza della materia sull’antimateria, come ad esempio quella della violazione della simmetria CPT, ovvero una teoria che prevede che in alcune condizioni materia e antimateria non si comportino allo stesso modo, e questo avrebbe comportato la prevalenza di una sull’altra (da notare il fatto che i nomi materia e antimateria sono puramente convenzionali, e che chiamiamo materia, ovviamente, quella di cui noi siamo composti).

Comunque sia, la questione dell’antimateria rimane qualcosa di misterioso, perché è fuori dalla nostra esperienza quotidiana. Ed è per questo che è un quasi secolo ormai che affascina tutti, dagli scienziati ai creatori di film di fantascienza. E affascina pure me, a tal punto che ogni tanto mi sorprendo a chiedermi, stupidamente, cosa accadrebbe se fossi fatto di antimateria (stupidamente perché se così fosse neanche me ne accorgerei), o a fantasticare pensando a come possa essere costruito un motore che funziona ad antimateria come quello dell’Enterprise.

 

F. Ferroni sul bosone di Higgs

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di Fernando Ferroni

La scoperta del bosone di Higgs corona più di quaranta anni di ricerche e sancisce il trionfo del tanto amato ma anche un po’ odiato Modello Standard delle interazioni elettrodeboli. Una storia che si sviluppa per così tanto tempo non può non essere accompagnata da episodi degni di essere ricordati e raccontati. La lunga attesa di Peter Higgs, la favola della Particella di Dio, la falsa scoperta del LEP, lo psicodramma del buco nero e il vero dramma a LHC e infine il trionfo. Ma anche il messaggio per la società che viene da una programmazione metodica, da una collaborazione senza barriere e dal merito delle centinaia di giovani che della scoperta sono stati protagonisti. Veramente una bella storia.

Tema della seconda settimana: “Materia o antimateria…questo è il problema!”

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Questa settimana vi chiediamo di cimentarvi nella seconda delle quattro tematiche che verranno trattate nella Festa di Scienza e Filosofia. La tematica della settimana è la fisica.

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Tutta la materia che ci circonda, dai nostri corpi fino ai più remoti pianeti, è costituita da atomi. Ma è sempre stato così o c’è anche qualche cosa di diverso?

Le leggi matematiche con cui i fisici descrivono la struttura dell’atomo prevedono che, oltre alla materia ordinaria, esista anche un’altra forma di materia: la cosiddetta antimateria.

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Cerca di fornire un contributo originale, magari analizzando l’argomento da un punto di vista non ordinario! Scrivi un testo di almeno 20 righe e pubblicalo nel blog attraverso questo indirizzo. Hai tempo fino al 30 aprile, ma non aspettare l’ultimo giorno.

Prima lo pubblichi e più punti potrà farti ottenere il tuo articolo. Una volta inviato verrà valutato e pubblicato entro poche ore. Guarda lo screencast per capire come pubblicare il tuo articolo. In bocca al lupo!

Gli zeri umanistico-matematici

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Come tutti sanno lo “zero” significa nullo o niente e molte volte viene confuso con la lettera O. E’ a forma di uovo con la differenza che al suo interno non cresce un pulcino, ma molti scienziati e matematici del ventunesimo secolo non hanno ancora scoperto tutti i misteri che racchiude.

Eppure è un numero che ha affascinato cantanti come Renato Fiacchini che ha sempre raccontato di aver scelto il nome d’arte di Renato Zero perché lo zero è il nulla o la perfezione ed anche «per ripicca contro il mondo, perché questo numero non esiste, ma è alla base di tutto e poi è rotondo e quindi non ha inizio e non ha fine, come la luna, il sole, l’embrione, l’infinito». Ci sono anche gli Zero Assoluto il cui nome si ispira all’energia termica nulla, quella di atomi perfettamente immobili: pensare di scendere al di sotto dello zero assoluto non ha senso, perché una volta raggiunta l’immobilità, gli atomi non possono fermarsi ulteriormente. Nell’ultimo romanzo di Roberto Saviano, lo ZeroZeroZero compone un prefisso di una chiamata che ha priorità assoluta; è la storia della cocaina, nel momento storico della sua massima affermazione, che ci riguarda tutti. Lo storico gruppo parigino Bmpt, fondato nel 1966 dai giovani artisti, Daniel Buren, Olivier Mosset, Daniel Parmentier e Niele Toroni, fece la prima apparizione pubblica nel 1967 alla Biennale di Parigi, in quella che fu la loro manifestazione di intenti, ovvero scomporre la pittura ai suoi elementi basici: tela, cornice, supporto, piano e superficie per un ritorno al ‘grado zero’ della pittura. Insomma ritroviamo gli “zeri” negli ambiti più disparati. A proposito, 0 è un numero pari o dispari?

Nei periodi delle targhe alterne, per combattere lo smog in città, l’automobilista che ha sulla targa come ultima cifra lo 0, in un giorno in cui è permessa soltanto la circolazione dei veicoli con targa dispari, potrà evitare la multa chiedendo al vigile urbano di spiegargli se 0 è pari o dispari? Per ovviare a questo problema basta riprendere la definizione riportata su tutti i libri scolastici: l’insieme dei numeri pari si ottiene moltiplicando per due i numeri naturali (quindi si passa da 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6… a 0, 2, 4, 6, 8, 10…); l’insieme dei numeri dispari viene, invece, definito come l’insieme complementare dei numeri pari: 1, 3, 5, 7, 9, 11…

“Zero” è l’unico numero reale né positivo, né negativo; svolge diverse funzioni nelle operazioni aritmetiche. Se si addiziona un numero qualsiasi allo zero il risultato sarà sempre un numero, lo stesso che si è addizionato ad esso. Se si sottrae, il risultato sarà uguale. Moltiplicando invece un numero per zero, il risultato sarà zero, in ogni caso. Il problema arriva quando si deve dividere un numero per zero: il risultato sarà così infinitamente grande da generare uno strano segno, in definitiva due zeri attaccati, chiamato “infinito”. Possiamo arrivare dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo mettendo un semplice segno davanti all’infinito. Se lo zero è al numeratore, dividendolo per un numero qualsiasi il risultato sarà zero, sempre zero.

Comunque, una cosa è certa: nella quotidianità è preferibile essere il numero uno piuttosto che essere uno zero. O forse no…

Zero, che mistero!

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A mio parere il concetto di zero è uno dei più grandi misteri della storia dell’umanità. Questo, oltre ad essere in matematica il numero che precede l’uno, rappresenta in tutti i campi del sapere il niente, il “nulla assoluto”.  Si è sempre cercato di definirlo, di comprenderlo meglio: è semplice convenzione o è un’entità pura? E’ proprio quando si cerca di comprenderlo come entità pura che inevitabilmente si cade in contraddizione. Come si può definire qualcosa che, appunto, non esiste? Già il fatto di pensarlo sarebbe una negazione al concetto di nulla. Ciò che invece possiamo fare con relativa facilità è cercare di descriverlo considerandolo come numero convenzionale, analizzandolo a partire dalla sua storia.

Il primo zero fu introdotto intorno al 300 a.C. dai Babilonesi, che lo disegnavano con due cunei inclinati, ma che tuttavia non aveva una vera e propria funzione. I primi veri studi furono fatti in realtà dal matematico indiano Brahmasphuta Siddhanta nel 628. Infatti sono proprio gli indiani che inventarono (o scoprirono, anche questo è un argomento abbastanza controverso) il numero zero, ma anche il sistema di numerazione posizionale, che trasmetterono anche agli arabi. Nel nostro continente il numero zero, e anche il relativo sistema di numerazione, approdò solamente nel 1202 grazie al mercante Leonardo Pisano (detto Fibonacci) che pubblicò il suo famoso Liber Abaci.

Ma a cosa serve quindi lo zero? Innanzitutto è fondamentale nel nostro sistema di numerazione poiché,  affiancato ad un numero o messo tra due numeri, forma altri numeri (appunto sistema di numerazione posizionale). Però questo numero è utilizzato in tutte le scienze: basta pensare a quanto spesso è utilizzato nei sistemi di riferimento. In questi è usato convenzionalmente come punto di partenza;  come ad esempio il meridiano “0” nei sistemi di coordinate geografiche, o il livello del mare per calcolare l’altezza dei rilievi montuosi, ma anche nelle coordinate celesti e così via. Inoltre in termodinamica lo “zero assoluto” rappresenta l’irragiungibile temperatura di 0 °K. Poi in geometria analitica è l’inizio degli assi, ed in informatica è uno dei due bit. In matematica è il limite tra i numeri negativi e quelli positivi. Insomma, il numero zero è importantissimo nella nostra cultura, sia antica che moderna.

E voi che ne pensate? Anche per voi lo zero  è così importante? E quanto ha senso, in ambito filosofico, parlare di zero come entità?

Michail Lifts apre con il concerto di benvenuto

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di Marco Scolastra

Direttore artistico, Amici della Musica di Foligno

Un giovane grande talento per l’apertura della III edizione di “Festa di Scienza e Filosofia. Virtute e canoscenza”.

Mercoledì 1° maggio alle ore 21.00 presso l’Auditorium San Domenico di Foligno ascolteremo il recital del pianista Michail Lifits, vincitore del 57° Concorso Internazionale Pianistico “Ferruccio Busoni” 2009. Già paragonato al leggendario Wilhelm Kempff ed elogiato per il suo tocco illuminato e maturo, cosi come per la bellezza mozzafiato del suo suono, ha catturato sempre di più il pubblico fin dal suo debutto all’età di 13 anni con il Concerto n. 2 di Rachmaninov.

Michail Lifits è nato nel 1982 a Tashkent in Uzbekistan. Ha studiato con Karl-Hein Kaemmerling e Bernd Goetzke all’Università della Musica e del Teatro di Hannover e con Boris Petrushansky all’Accademia Pianistica di Imola “Incontri col Maestro”.

Il programma del concerto prevede, nella prima parte, due importanti pagine di Wolfgang Amadeus Mozart – la Fantasia in re minore K 397 e le Variazioni su un Minuetto di Duport K 573 – e le virtuosistiche Variazioni sopra un tema di Corelli op. 42 di Sergej Rachmaninov. La seconda parte del concerto è interamente dedicata a uno dei capolavori pianistici di Robert Schumann, Kreisleriana op. 16, un ciclo di otto fantasie ispirate a uno scritto di E. T. A. Hoffmann.

La presentazione del concerto è a cura di Valentina Lo Surdo, musicologa, conduttrice radiofonica (Rai Radio3) e televisiva.

Il concerto – realizzato il collaborazione con The Keyboard Charitable Trust e con il Laboratorio di Scienze Sperimentali di Foligno – fa parte della Stagione Concertistica 2013 degli Amici della Musica di Foligno.

Info prevendita biglietti: www.amicimusicafoligno.it

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Curriculum

Michail Lifits, già paragonato al leggendario Wilhelm Kempff ed elogiato per il suo tocco illuminato e maturo, cosi come per la bellezza mozzafiato del suo suono, ha catturato sempre di più il pubblico fin dal suo debutto a 13 anni con il Concerto n. 2 di Rachmaninov.

Vincitore del 57° Concorso Internazionale Pianistico “Ferruccio Busoni” (2009), Michail Lifits ha collezionato altri premi in concorsi internazionali in Italia e USA: Treviso (2004), Monza (2006) e Hilton Head (2009).

Gli impegni solistici lo hanno portato alla Carnegie Hall (Weill Recital Hall) e al Lincoln Center a New York, all’Auditorium del Louvre a Parigi, al Teatro della Pergola a Firenze, al NCPA a Pechino, alla Tonhalle di Zurigo, alla Sala Verdi a Milano, al Teatro Olimpico a Roma, alla Herkulessaal a Monaco e alla Philharmonie a Berlino. È ospite dei maggiori festival internazionali in Europa, Stati Uniti ed Asia: Auvers-sur-Oise, Annecy Festival, Kissinger Sommer, Rheingau Music Festival, Klavierfestival Ruhr, Braunschweig Classix, Festspiele Mecklenburg-Vorpommern e Chopin Festival a Duzhniki Zdroj. Come solista con Orchestra ha suonato con: Hilton Head Symphony, Florence Symphony Orchestra, Thüringer Philharmonie Gotha, Orchestra Sinfonica del Friuli Venezia Giulia, Orchestra del Teatro Verdi di Trieste e Orchestra Sinfonica.

Nel 2011 ha debuttato con la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin (DSO). Dello stesso anno è il debutto alla Wigmore Hall a Londra nella serie “Keyboard Trust Prize Winners Series” che presenta i nuovi migliori talenti di questa Fondazione Internazionale. La critica ha definito la sua interpretazione “as Perfection itself”.

È in commercio il suo primo CD DECCA dedicato interamente a Wolfgang Amadeus Mozart.

Michail Lifits è nato nel 1982 a Tashkent (Uzbekistan). Ha studiato con Karl-Hein Kaemmerling e Bernd Goetzke all’Università della Musica e del Teatro di Hannover e con Boris Petrushansky all’Accademia Pianistica di Imola “Incontri col Maestro”.

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Scienza e Democrazia

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Scienza e Democrazia

di Gilberto Corbellini e John Harris

Nei dibattiti culturali sui rapporti tra scienza e società circolano alcuni luoghi comuni.

Una parte dei sociologi pensa che la scienza sia una modalità di produzione della conoscenza per nulla speciale, e che gli scienziati dovrebbero negoziare, o che già negozino, con la società e i poteri politici ed economici gli obiettivi della ricerca e dell’innovazione. Vi è poi chi pensa che la scienza sia neutrale rispetto ai valori diffusi in una società, e chi ritiene gli scienziati e la scienza potenziali fonti di rischi per la dignità o la libertà delle persone. Le due conferenze discuteranno questi temi affrontando anche il ruolo svolto dalla scienza nello sviluppo del pensiero liberale e democratico e il debito della società nei riguardi della scienza, quale strumento per il miglioramento morale e civico.

Odifreddi a Festa di Scienza e Filosofia

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Numeri, punti, segmenti e linee. Il codice genetico dell’opera d’arte (e della bellezza)

di Marica Remoli 
 

Ars sine Scientia nihil est. L’arte senza la Scienza è nulla. Parola di Jean Mignot, uno dei tanti architetti che contribuirono alla progettazione del Duomo di Milano nel XIV secolo. La celebre frase, enunciata durante un dibattito tra i tecnici nel lontano 1399, però, non rivelava nulla di nuovo. Che la produzione artistica sia legata a doppio filo con le regole della scienza e, nello specifico, della matematica, è noto sin dai tempi dei Greci. Ma la misteriosa e sconcertante perfezione di alcune opere architettoniche dell’antichità lascia aperto uno spiraglio alla possibilità che persino le civiltà dell’epoca pre-Ellenica avessero una certa familiarità con le leggi matematiche alla base della bellezza estetica. Così, ancora ai giorni nostri, resta aperta la partita dei presunti miti esoterico-numeroligici incarnati da architetture come la piramide di Cheope nella piana di Giza o i megaliti di Stonehenge.

SeuratIl legame tra matematica e arte è uno dei campi d’analisi privilegiati di Piergiorgio Odifreddi che ha dedicato parte della carriera di divulgatore scientifico all’osservazione di opere d’arte, in particolar modo pitture, con un sguardo scientifico.

Questo è il tema della conferenza, intitolata proprio “Matematica e arte” che Odifreddi terrà in occasione della III Festa di Scienza e FilosofiaVirtute e Canoscenza che si svolgerà a Foligno dal 2 al 5 maggio prossimi. Per chi non lo conoscesse, Odifreddi è docente all’Università degli Studi di Torino dal 1983, dove svolge anche attività di ricerca principalmente nell’ambito della teoria della calcolabilità, che studia potenzialità e limitazioni dei computer. Ma è stato anche visiting professor nei maggiori atenei di tutto il mondo, da New York a Pechino, mentre, da circa 15 anni, si è dedicato all’attività divulgativa iniziando a collaborare con testate giornalistiche nazionali, come La Stampa, L’espresso, La Repubblica – con la quale collabora tuttora – per pubblicare, in seguito, anche numerosi saggi e raccolte di articoli. Per approfondire la conoscenza con questo personaggio di spicco della comunità scientifica italiana contemporanea, è possibile visitare il suo sito web ufficiale www.piergiorgioodifreddi.it.

Ambroise VollardIntanto, questo articolo vuole offrire ai lettori e futuri partecipanti alla Festa di Scienza e Filosofia alcune informazioni di partenza per non presentarsi impreparati all’appuntamento con Piergiorgio Odifreddi. Prima di addentrarsi nella scoperta della relazione che intercorre tra matematica e scienza, bisogna però dissolvere dalla mente qualunque resistenza filosofica neo Positivista, corrente di pensiero che traccia una netta dicotomia tra discipline scientifiche e discipline umanistiche e che configurava l’arte in posizione assolutamente subalterna rispetto alla scienza. Sebbene attualmente il punto di vista neopositivista dei primi del Novecento è considerato sostanzialmente superato, nell’immaginario collettivo sembra persistere una qualche reticenza verso una visione unitaria della cultura come madre sia della conoscenza scientifica che umanistica. E pensare che già Galileo, nella sua opera Il Saggiatore, sosteneva che la natura è scritta nella lingua della matematica e, quindi, sono le leggi della scienza a governare il mondo e le attività dell’uomo.

Se si considera la matematica come la disciplina più astratta della scienza, si potrebbe, quindi, dire che l’arte è il suo corrispettivo rispetto alla cultura umanistica. Partendo da questo paradigma, si può andare a verificare se, quando e come matematica e arte si incontrano e fondono insieme. Si prenda come campo d’analisi la pittura. L’idea di partenza è che la matematica interviene nell’arte in tre modi diversi: come struttura dell’opera, come linguaggio espressivo dell’opera, come oggetto dell’opera.

l'arrotinoNon si può parlare di struttura della composizione artistica senza citarne l’aspetto più importante e, tutt’oggi, avvolto in un alone di mistero: il concetto di proporzione. Come dicevamo, a livello storico vi sono diverse questioni aperte riguardo quali e se effettivamente siano esistiti prima dei greci, popoli che conoscessero la sezione aurea e che effettivamente la utilizzassero nelle loro opere. La sezione aurea (o Divina proporzione) indica il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. Lo stesso rapporto esiste anche tra la lunghezza minore e la loro differenza. Il rapporto aureo, sia per le sue proprietà geometriche e matematiche, che per la frequente riproposizione in svariati contesti naturali e culturali apparentemente non collegati tra loro, hanno impressionato nei secoli la mente dell’uomo, che è arrivato a cogliervi col tempo un ideale di bellezza e armonia, spingendosi a ricercarlo e, in alcuni casi, a ricrearlo nell’ambiente antropico quale canone di bellezza. Testimonianza ne è, forse, la storia del nome che in epoche più recenti ha assunto gli appellativi di aureo o divino, proprio a dimostrazione del fascino esercitato.

Flagiellazione di Cristo - Piero della FrancescaQuesto rapporto geometrico è alla base di molte composizioni artistiche pittoriche, dalla celeberrima “Gioconda” di Leonardo Da Vinci fino alla “Flagellazione di Cristo” di Piero Della Francesca, dove il portico delimitato dalle colonne in stile corinzio appare come un quadrato perfettamente proporzionato rispetto alle dimensioni del perimetro rettangolare del supporto pittorico, restituendo una sensazione di equilibrio tra tutti gli elementi che costituiscono il dipinto. Restando nel campo delle proporzioni e delle simmetrie, si può verificare che molte composizioni sono realizzate sulla base di strutture geometriche. Nel caso del dipinto “Leda atomica” del surrealista Salvador Dalì, opera che reinterpreta il mito di Leda e il cigno, la composizione è costruita sulla base di una struttura composta da una stella di Pitagora inscritta in un pentagono regolare, a sua volta contenuto in un cerchio. Oppure, si pensi alla “Assunzione di Maria” del Correggio, affresco realizzato sulla cupola del Duomo di Parma, la cui composizione è contenuta in un ottagono, mentre la scena della Madonna che ascende in cielo si sviluppa attorno a una spirale.

leda atomicaLo studio della prospettiva in epoca Rinascimentale ad opera di Filippo Brunelleschi diede agli artisti un ulteriore strumento per progettare le proprie composizioni pittoriche. Per prospettiva si intende un insieme procedimenti geometrico-matematici che consentono di costruire la percezione di tridimensionalità di una figura dello spazio proiettata su un piano. La matematica si dimostra, quindi, strumento essenziale per la progettazione di opere come “Lo sposalizio della Vergine” di Raffaello, l’affresco nella cappella sistina del Perugino che rappresenta “La consegna delle chiavi a San Pietro”, o ancora gli affreschi della “Camera degli sposi” nel palazzo Ducale di Mantova, ad opera di Andrea Mantegna.

Ben più lapalissiano è il legame tra produzione artistica e matematica, quando quest’ultima si manifesta sotto forma di linguaggio espressivo. Per andare subito al nocciolo della questione, basta menzionare la tecnica pittorica del Puntinismo, dove non esistono campiture di colore, ma il colore è applicato a piccoli punti. E il punto, ovviamente, è un concetto della geometria. Esempi di tale tecnica si trovano nelle opere di Georges Seurat, tra cui  “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte” di Georges Seurat, o nella poetica di Paul Signac di cui si potrebbe menzionare “Le Grand Canal”, raffigurazione del tipico paesaggio veneziano. Proseguendo l’analisi secondo questi criteri, si potrebbe arrivare a prendere in considerazione le correnti artistiche del Cubismo o del Futurismo, dove le raffigurazioni vengono spesso realizzate e dipinte attraverso elementi geometrici come linee, segmenti, poligoni, come nel “Ritratto di Ambroise Vollard” di Pablo Picasso, nel “Ritratto del Duce” di Gerardo Dottori (attualmente in esposizione ai Musei San Domenico di Forlì nella mostra “Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre”), ne “L’olivier près de l’Estaque” di Georges Braque, ne “L’arrotino” di Malevich e persino nella “Notte stellata” di Van Gogh dove  stelle vorticose ricalcano spirali.

leda atomica2Ugualmente diretto e intuitivo il ruolo della matematica nell’arte quando questa è l’oggetto della rappresentazione: numeri e forme geometriche piane, poliedriche o frattali campeggiano nelle tele di numerosi artisti, dominate dalle leggi simmetriche e proporzionali per creare composizioni astratte talvolta minimal, talvolta articolate di grande fascino e mistero. Tra i pionieri di questo linguaggio, Vassily Kandinsky,  i cui cerchi concentrici sono una dichiarazione d’amore aperta alla matematica. Risultati diversi ma intenti comuni per artisti come Mondrian, Paul Klee, Jasper Johns, fino ad arrivare ai richiami matematici espliciti – concettuali, non formali – alla serie di tele squarciate di Lucio Fontana denominate “Concetto spaziale”.

La relazione tra scienza e arte non è sempre direttamente individuabile e, talvolta, è possibile che tale legame non sussista affatto. Tuttavia, si può affermare che in moltissimi casi, nel corso dei secoli e nel presente, la matematica si pone alla base della produzione artistica, costituendone la condizione essenziale per il suo risultato. Si potrebbero indagare anche i legami effettivi tra la scienza e altre forme d’espressione artistica, quali la musica, la letteratura, il cinema, fino ad arrivare alla moda. Spunti da segnare sul bloc notes. Potrebbero essere utili per avviare un dibattito ulteriore con Piergiorgio Odifreddi alla Festa di Scienza e Filosofia.

Foligno e Napoli insieme grazie alla Scienza

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di Marica Remoli

Ieri era il tempo delle relazioni. Oggi è il tempo delle reti. Questa la direzione verso cui si sta muovendo la Festa di Scienza e Filosofia, con i suoi soggetti organizzatori e promotori, tutti consapevoli che per superare l’impasse della civiltà contemporanea è sempre più necessario creare sinergie. È con queste premesse che la Festa di Scienza e Filosofia ha voluto mettersi in rete quest’anno con la Città della Scienza di Napoli, parzialmente distrutta da un rogo, presumibilmente di natura dolosa, il 4 marzo scorso. Fare sistema con chi da anni si spende per la divulgazione culturale, proprio come gli organizzatori della Festa: il Laboratorio di Scienze Sperimentali di Foligno e l’associazione Oicos Riflessioni. Una comunione che va di pari passo con l’unità di intenti che contraddistingue queste due importanti realtà italiane della divulgazione scientifica, e che comprende anche sentimenti di solidarietà e stima  verso la Città della Scienza  e la Fondazione IDIS che, nonostante il duro colpo dello scorso marzo, hanno ripreso la loro attività già pochi giorni dopo l’incendio.

È sotto il segno di una proficua sinergia, dunque, che si inaugura la III edizione di Festa di Scienza e Filosofia – Virtute e Canoscenza giovedì 2 maggio. Alla Cerimonia di Apertura sarà infatti, presente il giornalista e divulgatore scientifico Pietro Greco, uno dei soci fondatori del centro della scienza di Napoli e attuale membro del CdA della Città della Scienza. Greco porterà una testimonianza significativa di un’attività di divulgazione scientifica portata avanti con successo, coinvolgendo ampi settori della cittadinanza ed un numero considerevole di visitatori. Ma i dati, da soli, non bastano a descrivere il miracolo che si è compiuto nel quartiere napoletano di Bagnoli, realizzando la Città della Scienza. Ecco, dunque, che si rende necessario ricordare perché questo centro è nato. Nei primi anni Novanta, mentre la grande crisi industriale stava consumando il tessuto produttivo di Napoli e, in particolar modo, le imprese e i lavoratori dell’area di Bagnoli, Vittorio Silvestrini – il futuro fondatore – pone le basi per una riconversione dell’area industriale in decadenza in un polo scientifico hi-tech capace non solo di riqualificare lo storico quartiere operaio, ma anche di rimarginare l’emorragia di posti di lavoro. Nel 1996, da un accordo di programma sottoscritto fra Ministero del Bilancio, Regione Campania, Provincia di Napoli e Comune di Napoli e la Fondazione IDIS, nasce il primo nucleo della Città della Scienza., che verrà poi ampliato e arricchito negli anni. In circa 20 anni, dalle ceneri di una zona industriale allo sfacelo, si è costruito un museo scientifico interattivo, un incubatore di imprese e un centro di formazione. Questa iniziativa di promozione e divulgazione della scienza, dunque, ha permesso di arginare  un drammatico fenomeno economico-sociale, innescando, allo stesso tempo, un meccanismo di continua rigenerazione e innovazione imprenditoriale, grazie all’attività di formazione e di sviluppo di idee d’impresa. A dispetto di quei detrattori che dubitano delle ricadute economiche che la cultura è pienamente in grado di produrre.

Pietro Greco ci parlerà di tutto ciò. Di come sia indispensabile, ora più che mai, mettersi in rete per promuovere saperi e innovazione tra la società, unica speranza per un rilancio a tutti i livelli della società contemporanea. Una missione che è proprio alla base della Festa di Scienza e Filosofia e dell’attività dei soggetti promotori. Tra qualche anno, con la realizzazione del Parco delle Scienze e delle Arti nell’area ex Zuccherificio di Foligno, anche la città di Foligno rafforzerà il suo ruolo per  lo sviluppo socio-economico della comunità. A dimostrazione del fatto che la Festa di Scienza e Filosofia non è un evento indipendente che trascende dalle dinamiche sociali, politiche ed economiche del Paese, ma è una delle tante iniziative che compongono uno disegno molto più vasto e articolato: creare le condizioni per costruire, insieme, un futuro migliore.

 

Il comune percorso di ri-costruzione, la Città della Scienza di Napoli e di costruzione, Parco delle Scienze e delle Arti di Foligno, rappresenta quindi, oltre ad un momento di solidarietà anche la condivisione di questa prospettiva.

Vi aspettiamo, quindi, giovedì 2 maggio alle 17.00 per la Cerimonia di Apertura della Festa, presso la Sala Rossa di Palazzo Trinci. Oltre a Pietro Greco, interverranno anche la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, il Sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, il Sindaco di Foligno, Nando Mismetti.

L’importanza dello zero!

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Lo zero è in termini matematici e non, simbolo del nulla, simbolo di qualcosa che non è tangibile. Per questo la sua introduzione nel sistema matematico e negli altri settori ha visto una progressione lenta, infatti per capire il significato e l’applicazione di questo valore c’è bisogno di una mentalità abbastanza evoluta. Nonostante i primi ad utilizzare questo numero furono i Sumeri circa 3 mila anni fa: faceva parte della scrittura cuneiforme e lo indicavano con due incavi inclinati che rappresentava l’assenza del numero; anche le popolazioni cinesi e maya avevano intuito il significato dello zero come del nulla, ma non erano riusciti ad applicarlo nei loro calcoli.

Solo grazie alla cultura Hindu si è riusciti ad avere un primo sviluppo dello zero in senso moderno, ma il “padre” di questo numero è l’arabo Muhammad ibn Musa al Khwarizmi che lo introdusse tra i numeri che anche noi utilizziamo e che, appunto, chiamiamo “arabi”. In Italia, e in tutto l’Occidente, il primo ad introdurlo fu il matematico Leonardo Fibonacci, nel 1202. Lo zero è molto importante nella storia della matematica perchè ha permesso l’introduzione di numeri negativi, che prima non erano minimamente concepiti, e inoltre ha permesso il passaggio dall’aritmetica all’algebra. Infatti nelle popolazioni più antiche i conti avvenivano con degli strumenti fisici quali pietre o altri oggetti che permettevano di “quantificare” e rappresentare i numeri che  venivano utilizzati, ma lo zero non ha forma e non può essere rappresentato, per questo ha sconvolto l’intero modo di pensare, e di concepire una materia apparentemente semplice come poteva essere la matematica.

Grazie all’introduzione di questo numero, per esempio,  è possibile spiegare perchè la sottrazione di due numeri uguali sia pari a zero, o perchè non è possibile trovare una soluzione se lo zero si trova al denominatore in un rapporto, inoltre è possibile annullare operazioni moltiplicando un valore per zero, infine lo zero rappresenta un elemento neutro nella sottrazione e nella addizione: se a un valore viene sommato zero o sottratto zero, si avrà per risultato il valore di partenza. Tutti calcoli che affascinano e spiegano l’importanza di questo numero senza il quale non sarebbe possibile spiegare molti aspetti  della vita quotidiana, appartenenti anche al campo della scienza, dell’economia e della fisica.